La micoterapia, sta guadagnando sempre più popolarità nel mondo della medicina naturale. Tra i numerosi funghi medicinali di cui vi ho parlato nel mio libro e nei precedenti articoli, il Chaga (Inonotus Obliquus) spicca come una straordinaria fonte di benefici per la salute, con particolare attenzione alle sue proprietà terapeutiche e anti-tumorali.
Il Chaga trova la sua dimora preferita nelle foreste boreali di regioni caratterizzate da inverni rigidi e climi freddi, quali la Siberia, il nord della Russia, il Canada, l’Alaska, la Scandinavia e in alcune parti del nord degli Stati Uniti. Questi habitat particolari forniscono le condizioni ottimali per lo sviluppo di questo fungo, dove il freddo intenso sembra essere un catalizzatore per le sue proprietà uniche. Il Chaga si presenta con un aspetto unico e inconfondibile. Generalmente cresce sulla corteccia degli alberi ospiti, principalmente sulle betulle, formando escrescenze massicce e carbonizzate che possono assomigliare letteralmente a del carbone o a pezzi di legno carbonizzato. Esternamente, appare quindi come una massa nera dura e rugosa, ma all’interno rivela un colore bruno dorato, che è la parte utilizzata per scopi medicinali. Il Chaga cresce sul suo albero ospite per diversi anni, sfruttandolo per ottenere nutrienti essenziali. Mentre il fungo si sviluppa, il suo ospite può mostrare segni di decadimento ma generalmente questo accade perché l’albero è già molto adulto. Quando il fungo raggiunge la maturità, può essere raccolto per scopi terapeutici. Questo specifico processo di crescita è un esempio di simbiosi, dove il fungo beneficia dall’albero senza causare danni significativi e prendendo ciò che gli serve per convertirlo in sostanze che poi aiuteranno la salute umana. Per sopravvivere negli ambienti ostili in cui cresce, il Chaga ha sviluppato meccanismi di adattamento notevoli. La sua resistenza al freddo estremo, alle radiazioni ultraviolette e ad altri stress ambientali lo rende un organismo unico in grado di prosperare in condizioni difficili. Questi adattamenti contribuiscono ad accrescere le proprietà benefiche che il Chaga offre quando viene utilizzato per scopi medicinali. Le popolazioni indigene delle regioni in cui il Chaga è endemico hanno utilizzato questo fungo per secoli per fini terapeutici. Le antiche pratiche della medicina tradizionale siberiana e degli sciamani delle popolazioni inuit hanno incorporato il Chaga come uno dei primi rimedi nella cura di molte malattie, attribuendogli proprietà straordinarie. Nelle regioni siberiane, il Chaga è stato utilizzato da secoli dai popoli autoctoni come rimedio naturale per migliorare la salute generale e la resistenza fisica alle basse temperature e al clima ostile. Le popolazioni siberiane lo hanno incorporato nelle loro bevande, creando infusi o tè. Come quasi tutti gli altri funghi medicinali conosciuti, anche il Chaga non sfugge al principale target che i suoi principi attivi vanno a riequilibrare: il sistema immunitario. Gli sciamani delle popolazioni indigene, tra cui gli inuit, attribuivano al Chaga proprietà curative e consideravano questo fungo come un dono della natura. Era spesso usato nei rituali sciamanici per le sue capacità di migliorare la connessione spirituale e favorire la guarigione fisica e mentale. Il Chaga occupava quindi un ruolo centrale nelle pratiche di guarigione di queste comunità, la quale vedeva la malattia come un problema spirituale e solo dopo un problema fisico. Nella medicina tradizionale russa, il Chaga si è guadagnato la reputazione di tonico e adattogeno in grado di migliorare lo stato generale e soprattutto come valido sostegno terapeutico da assumere per periodi prolungati senza grandi controindicazioni. Era spesso utilizzato per aumentare la resistenza dell’organismo e alleviare una varietà di disturbi. La sua popolarità in queste comunità ha contribuito alla sua diffusione come rimedio naturale in tutto l’est Europa. Le popolazioni indigene usavano il Chaga in modi diversi. Uno dei metodi più comuni era quello di preparare decotti o infusi. Il fungo veniva bollito a lungo per estrarre i principi attivi, creando una bevanda che veniva consumata giornalmente. Oggi, l’eredità culturale del Chaga nelle pratiche delle popolazioni indigene si fonde con la micoterapia moderna. Questo fungo è diventato una risorsa studiata scientificamente per le sue potenti e vaste applicazioni mediche. Mentre la tradizione etnica continua a valorizzarlo come parte della cultura, la comunità scientifica esplora ulteriormente le sue proprietà terapeutiche, soprattutto per la lotta al cancro.
La composizione chimica del Chaga è estremamente complessa e comprende una vasta gamma di composti bioattivi che contribuiscono alle sue proprietà terapeutiche. Esaminiamo in maniera più specifica i suoi composti e i principi attivi chiave del Chaga:
I polisaccaridi sono uno degli elementi principali contenuti in questo fungo. Essi sono macromolecole formate da catene di zuccheri e sono noti per le loro proprietà immunomodulanti. Nel Chaga, i polisaccaridi hanno dimostrato di stimolare il sistema immunitario, migliorando la risposta alle infezioni e aiutando a regolare le risposte infiammatorie.
Il Chaga contiene betulina e acido betulinico, sostanze presenti in quantità significative. Questi composti sono noti per le loro proprietà antitumorali, anti-infiammatorie e antivirali. In particolare, la betulina ha mostrato attività citotossica contro le cellule tumorali e può interferire in maniera significativa con il processo di formazione di masse cancerose. Nello specifico la betulina è un triterpene pentaciclico che si trova comunemente nella corteccia di betulla. Nel contesto del Chaga, la betulina è presente in concentrazioni significative, poiché il fungo cresce sugli alberi di betulla e assorbe questo composto dal suo ospite. L’acido betulinico è la forma ossidata della betulina. È una sostanza naturale presente in alcune piante, compresa la betulla, ma è anche ottenuta attraverso processi di estrazione da fonti naturali come il nostro fungo. Sia la betulina che l’acido betulinico hanno dimostrato la capacità di indurre l’apoptosi nelle cellule tumorali. L’apoptosi è un processo di morte cellulare programmata che svolge un ruolo cruciale nel mantenimento dell’omeostasi cellulare. La capacità di indurre l’apoptosi nelle cellule tumorali è un meccanismo importante per contrastare la crescita e la proliferazione delle cellule cancerose. Gli studi suggeriscono che la betulina e l’acido betulinico possono inibire la proliferazione delle cellule tumorali attraverso diversi meccanismi, tra cui l’arresto del ciclo cellulare e la regolazione di alcune proteine coinvolte nella crescita cellulare. L’angiogenesi è il processo attraverso il quale i tumori sviluppano nuovi vasi sanguigni per alimentare la loro crescita. La betulina e l’acido betulinico possono interferire con questo processo, riducendo la fornitura di sangue ai tumori e limitandone così lo sviluppo. Finora si è anche visto che, la betulina interagisce con le membrane cellulari cancerose, alterando la loro integrità e portando alla perdita di parecchie delle loro funzioni, così da impedire al tumore di diffondersi. L’acido betulinico può influenzare diverse vie di segnalazione cellulari coinvolte nella crescita e nella sopravvivenza cellulare, inclusa la via di segnalazione del fattore di crescita epidermico (EGF). Entrambi i composti possono esercitare effetti antinfiammatori, il che è significativo perché l’infiammazione cronica è associata allo sviluppo e alla progressione dei tumori.
Mi sembra doveroso spendere qualche minuto per spiegare in maniera più dettagliata cosa sia La via di segnalazione del fattore di crescita epidermico (EGF). Essa è un complesso sistema di segnalazione cellulare coinvolto nella regolazione di vari processi fisiologici, tra cui la crescita, la proliferazione, la sopravvivenza cellulare e la differenziazione. Questa via di segnalazione è attivata quando il ligando EGF, una proteina chiamata fattore di crescita epidermico, si lega al suo recettore specifico, noto come recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR o ErbB-1). Il processo inizia quando il ligando EGF si lega al suo recettore EGFR sulla superficie della cellula bersaglio. Questo legame causa la formazione di un complesso ligando-recettore. La legatura del ligando induce la dimerizzazione del recettore, il che significa che due recettori EGFR si uniscono formando una struttura attiva. Il complesso ligando-recettore subisce un processo di autofosforilazione, durante il quale i residui di tirosina all’interno del dominio intracellulare del recettore vengono fosforilati. Questa autofosforilazione attiva il recettore EGFR. Una volta attivato, il recettore EGFR funge da punto di ancoraggio per diverse proteine di segnalazione intracellulari, tra cui proteine chinasi. Queste proteine trasmettono il segnale al nucleo cellulare attraverso una serie di vie di segnalazione. Le vie di segnalazione coinvolte includono la via Ras/MAPK (mitogen-activated protein kinase) e la via PI3K/AKT/mTOR. Queste vie di segnalazione sono coinvolte nella regolazione della crescita cellulare, della proliferazione, della sopravvivenza cellulare e della differenziazione. Le vie di segnalazione attivate dalla via EGF culminano in una risposta cellulare specifica. Ad esempio, possono indurre la sintesi di proteine coinvolte nella proliferazione cellulare o regolare il ciclo cellulare. Per evitare una stimolazione continua, la via di segnalazione del fattore di crescita epidermico è soggetta a meccanismi di regolazione negativa. Ciò può includere l’internalizzazione del recettore, la degradazione o la disattivazione delle vie di segnalazione coinvolte. Per evitare una stimolazione continua, la via di segnalazione del fattore di crescita epidermico è soggetta a meccanismi di regolazione negativa. Ciò può includere l’internalizzazione del recettore, la degradazione o la disattivazione delle vie di segnalazione coinvolte. La comprensione dettagliata della via di segnalazione del fattore di crescita epidermico è cruciale perché ha importanti implicazioni nella ricerca di nuove terapie contro il cancro. In alcuni tipi di tumori, la sovra espressione del recettore EGFR è stata associata a prognosi sfavorevoli, rendendo la via EGF un obiettivo di ricerca e sviluppo di farmaci antitumorali.
I triterpeni sono una classe di composti organici che includono la betulina e l’acido betulinico. Questi composti sono ritenuti responsabili di molte delle proprietà anti-tumorali e antiossidanti attribuite al Chaga. Nello specifico i triterpeni sono una classe di composti organici appartenenti alla famiglia dei terpeni, molecole naturali formate dall’unione di unità di isoprene (C5H8). I triterpeni sono costituiti da sei unità di isoprene, il che li rende composti a 30 atomi di carbonio. I triterpeni sono caratterizzati dalla loro struttura a scheletro di ciclopentano e ciclopentene, che si ripete più volte per formare il composto completo. Questa struttura è composta da cinque anelli con un anello centrale formato da cinque atomi di carbonio (ciclopentano) e quattro anelli che circondano il primo e contengono doppi legami (ciclopentene). La struttura complessiva può variare, e la presenza di gruppi funzionali determina la diversità dei triterpeni.
I triterpeni sono ampiamente distribuiti nel regno vegetale e si trovano in molte piante, in tutti i funghi medicinali, nelle alghe e in altri organismi marini. Alcuni esempi di fonti naturali di triterpeni includono:
- Piante Medicinali: Molte piante medicinali contengono triterpeni. Ad esempio per citarne qualcuna possiamo evidenziare; la Boswellia, il Ginseng, la Centella asiatica e la curcuma che sono tutte ricche di triterpeni, ma non sono certo le sole disponibili in natura, con proprietà terapeutiche importantissime.
- Corteccia di Betulla: La betulina, un triterpene, è presente nella corteccia della betulla e, di conseguenza, nel fungo Chaga che cresce su betulle.
- Gomma di Boswellia: ottenuta da alcune specie di alberi del genere Boswellia, contiene triterpeni con proprietà anti-infiammatorie.
- Olio di Oliva: L’acido oleanolico è un triterpene che può essere trovato nell’olio di oliva.
- Saponine: Alcune piante producono saponine, che sono triterpeni con proprietà detergenti e schiumogene. Gli esempi includono la liquirizia e l’edera.
La ricerca sulle funzioni svolte nell’organismo dai triterpeni fino ad oggi, hanno dimostrato che questi composti si comportano come: antiinfiammatori, antiossidanti, anti tumorali, anti microbici, adattogeni e per ultimo anche come protettivi del fegato grazie all’azione dell’acido oleanolico.
L’ Inonotus Obliquus contiene steroli e steroidi, che sono componenti bioattivi noti per il loro impatto sulla salute cardiovascolare. Alcuni di questi composti possono contribuire alla regolazione dei livelli di colesterolo, promuovendo la salute del cuore e più in generale di tutto l’apparato cardiovascolare.
La melanina presente in quantità nel fungo, è responsabile del colore scuro del Chaga e contribuisce alle sue proprietà antiossidanti. La melanina è un efficace scavenger dei radicali liberi, così da aiutare a proteggere le cellule dai danni ossidativi.
Il Chaga è ricco di amminoacidi essenziali e non essenziali, nonché di minerali come potassio, manganese, rubidio e cesio. Questi elementi giocano un ruolo chiave nel mantenimento della salute generale del corpo. Vediamo più da vicino il loro impatto sull’organismo. Il potassio è un elettrolita essenziale coinvolto in molte funzioni vitali dell’organismo. Alcune delle sue funzioni chiave includono:
- Equilibrio Idrico: Il potassio è coinvolto nel mantenimento dell’equilibrio idrico cellulare, regolando il flusso di acqua tra le cellule e il fluido extracellulare.
- Trasmissione degli Impulsi Nervosi: Il potassio contribuisce alla trasmissione degli impulsi nervosi, aiutando nella generazione e conduzione degli impulsi elettrici attraverso le cellule nervose.
- Contrazione Muscolare: Il potassio è fondamentale per la contrazione muscolare, compresa quella del cuore. Partecipa anche alla regolazione del tono muscolare.
- Bilancio Acido-Base: Contribuisce al mantenimento dell’equilibrio acido-base nell’organismo, aiutando a neutralizzare gli eccessi di acidi.
- Regolazione della Pressione Sanguigna: Il potassio svolge un ruolo nella regolazione della pressione sanguigna, specialmente contrastando gli effetti del sodio sulle pareti dei vasi sanguigni.
Manganese (Mn): Il manganese è un oligoelemento essenziale coinvolto in diverse funzioni metaboliche. Alcune delle sue funzioni principali includono:
- Antiossidante: Il manganese agisce come cofattore per molte enzimi antiossidanti, contribuendo alla difesa contro lo stress ossidativo e la protezione delle cellule dai danni causati dai radicali liberi.
- Metabolismo Osseo: Il manganese è coinvolto nella formazione e nella manutenzione del tessuto osseo e nella sintesi del collagene, una proteina chiave nei tessuti connettivi.
- Metabolismo degli Aminoacidi: Partecipa al metabolismo degli aminoacidi, contribuendo alla sintesi di proteine e ormoni.
- Regolazione del Glucosio: Il manganese è coinvolto nella regolazione del glucosio e nel metabolismo degli zuccheri.
Il rubidio e il cesio sono metalli alcalini, ma le loro funzioni specifiche nell’organismo umano sono meno conosciute rispetto a elementi come il potassio. Tuttavia, alcuni studi suggeriscono che potrebbero essere coinvolti in alcune funzioni biologiche. Si ritiene che il rubidio possa essere coinvolto nel trasporto di ioni attraverso le membrane cellulari e nel metabolismo energetico, mentre il cesio potrebbe influenzare alcuni processi enzimatici. È importante notare che il rubidio e il cesio possono essere tossici in alte concentrazioni, e la loro assunzione deve essere attentamente regolata. Il rubidio è presente in tracce nell’organismo e la sua funzione specifica non è completamente compresa. Tuttavia, alcuni studi indicano che potrebbe interagire con il sistema nervoso e influire sulla regolazione della pressione sanguigna. Le fonti alimentari di rubidio sono in genere piante, come frutta e verdura. Il cesio nonostante sia presente in tracce in natura, non svolge un ruolo biologico essenziale nell’organismo umano, o almeno così sembrerebbe da ciò che è emerso dallo stato attuale delle ricerche. Ciò significa che non è coinvolto in processi vitali o funzioni metaboliche necessarie per la vita. Può essere assorbito dall’organismo attraverso il tratto gastrointestinale, ma la quantità è generalmente molto bassa. Viene distribuito in vari tessuti, ma principalmente si accumula nei muscoli. Alcuni studi preliminari suggeriscono che il cesio potrebbe avere proprietà antiossidanti, anche se la ricerca in questo campo è ancora limitata. Il meccanismo esatto attraverso il quale il cesio potrebbe esercitare attività antiossidante non è ancora completamente chiaro. Tuttavia, si ipotizza che il cesio potrebbe essere coinvolto nella neutralizzazione dei radicali liberi o potrebbe influire su vie di segnalazione cellulari che regolano lo stress ossidativo.
I polisaccaridi presenti nel Chaga hanno dimostrato di modulare il sistema immunitario, potenziando la risposta immunitaria e favorendo la difesa del corpo contro agenti patogeni. Essi stimolano le cellule del sistema immunitario, migliorando la loro capacità di combattere virus e batteri.
Riassumendo il Chaga offre un’azione antiinfiammatoria e antitumorale, regola il sistema immunitario potenziandone le difese ed è un potente adattogeno, un antiossidante, un protettore cardiovascolare e un protettore del deterioramento causato dai radicali liberi alla cellula, i quali concorrono alla formazione base dello stress ossidativo.
Uno degli aspetti più stupefacenti del Chaga è la sua potenziale capacità di combattere il cancro. Numerose ricerche scientifiche suggeriscono che il Chaga possa agire in diverse fasi dello sviluppo tumorale rallentandone la crescita. L’Inonotus Obliquus sembra essere in grado di indurre l’apoptosi, la morte cellulare programmata nelle cellule tumorali, impedendo la loro proliferazione incontrollata. Oltretutto le sue proprietà antinfiammatorie possono contribuire a ridurre l’infiammazione più generale ed estesa associata a molte forme di cancro.
Il Chaga può essere assunto sotto forma di estratto secco, tè o integratore. Tuttavia, è importante sottolineare che l’auto-trattamento del cancro con il Chaga non dovrebbe sostituire le terapie mediche convenzionali. Bisogna sempre consultare un professionista della salute prima di integrare qualunque terapia nella propria routine, specialmente in presenza di patologie gravi.
In conclusione, il Chaga emerge come un potente alleato nella promozione della salute generale e nella lotta contro il cancro. La sua ricca composizione chimica e le sue molteplici proprietà terapeutiche lo rendono un’opzione interessante per coloro che cercano approcci naturali per migliorare la loro salute. Tuttavia, la ricerca continua è essenziale per comprendere appieno il potenziale del Chaga e le migliori modalità di utilizzo nella pratica clinica. Molte delle possibilità curative di questo fungo ci sono ancora ignote e la potenzialità che la micoterapia può fornire per curare patologie cronico degenerative a base infiammatoria è di gran lunga superiore a parecchi immuno-soppressori che a lungo andare creano effetti collaterali da non sottovalutare, soprattutto a carico dei principali organi emuntori.
Qui di seguito vi linko uno dei tanti articoli apparsi su PubMed nel 2023 nei quali si parla delle potenzialità del fungo Chaga nella lotta ai tumori. Nel mentre ho tradotto per voi dall’Inglese l’estratto dell’articolo, il quale funge da breve riassunto.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38046279/
“Il cancro è diventato la seconda causa di morte nel mondo. La gestione della terapia oncologica integrativa è in continua evoluzione per migliorare i risultati del trattamento. Il fungo Chaga (Inonotus obliquus) è un fungo parassita di cui è stato riconosciuto il valore farmaceutico e nutraceutico nella lotta contro il cancro. In particolare, i costituenti triterpenoidi derivati dai funghi Chaga sono stati riconosciuti per la loro attività antitumorale dopo che è stata ripetutamente osservata una distinta citotossicità nelle cellule tumorali trattate in vitro con frazioni lipofile dell’estratto rispetto a quelle acquose. In questo articolo vengono passati in rassegna gli studi che indagano sull’attività antitumorale dei triterpenoidi del fungo Chaga, per determinare quali linee cellulari tumorali si dimostrano più sensibili ad essi, evidenziando al contempo le relazioni struttura-attività coinvolte. L’integrazione di triterpenoidi come coadiuvante nel trattamento del cancro può essere un’opzione valida, dato che l’inotodiolo e il 3-β-22 α-diidrossilanosta-8, 25-diene-24-one hanno dimostrato di possedere un’attività antitumorale simile a quella dei farmaci convenzionali. In questa rassegna sono inclusi anche i progressi nell’affrontare le sfide della biodisponibilità, dato che gli studi includono componenti in vivo“.
È importante notare che al momento, con l’ ultimo aggiornamento a gennaio 2022, la ricerca scientifica sul Chaga e la sua efficacia nella lotta contro il cancro è in corso e in evoluzione continue. Mentre ci sono studi preliminari promettenti, condotti in vitro che continuano ad esaminare gli effetti del Chaga su linee cellulari tumorali specifiche. Questi studi cercano di comprendere il meccanismo attraverso il quale il Chaga può influenzare la crescita e la sopravvivenza delle cellule tumorali. Spesso, si valutano segnali di apoptosi (morte cellulare programmata) e altri marcatori che indicano un’inibizione della crescita tumorale. Alcuni studi preclinici utilizzano modelli animali per esaminare gli effetti del fungo sulla crescita tumorale. Questi studi cercano di fornire dati più complessi e rappresentativi dell’ambiente biologico completo, valutando l’impatto del Chaga sulla formazione di tumori e la risposta immunitaria nell’organismo. Altri protocolli di ricerca coinvolgono saggi clinici preliminari su pazienti umani. Questi studi possono valutare gli effetti del Chaga sulla salute generale delle persone affette da tumori, inclusi eventuali cambiamenti nei marcatori tumorali, riduzione dell’infiammazione generale e miglioramenti nel benessere psicofisico di tutto l’organismo. La variabilità dei risultati nei protocolli di studio è comune e può dipendere da molteplici fattori, tra cui la variabilità nelle composizioni chimiche del Chaga in natura, la qualità degli estratti utilizzati e le differenze individuali nella risposta biologica. La soluzione migliore ad oggi, sarebbe quella dell’integrazione della micoterapia con i protocolli ufficiali, valutando sempre, volta per volta la risposta individuale del paziente in base ai fattori che concorrono alla regressione o al peggioramento della patologia. Bisogna unire le forze per tentare di sconfiggere questo mostro a mille teste che ad oggi, ha ancora la meglio nel 70% dei casi, comprese le recidive entro i cinque anni dalla presunta guarigione. La micoterapia può in questi casi, essere un valido aiuto sia per ridurre gli effetti collaterali di radio e chemio terapia, sia essere introdotti per la loro validità curativa.
®Letizia Boccabella
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