Ho già parlato molte volte del SUP e di quanto questo sport sia utile a tutti quanti per ottenere una prestazione e una tonificazione muscolare completa. Sia i principianti come me, che gli sportivi professionisti di altre discipline, possono trarre giovamenti incredibili da questa pratica che se portata avanti con costanza, anche solo per 40 minuti al giorno, apporta benefici a tutto l’asse mente, corpo, emozioni. Non è mai troppo tardi per iniziare, anche dopo i cinquant’anni è possibile farlo senza rischi per il corpo e anche se siete appassionati di altri sport, il SUP vi dona una completezza fisica che altre discipline non sono in grado di fare; nemmeno il nuoto. Se ancora non avete letto nulla a riguardo vi lascio il link degli articoli precedenti che potete visionare prima di continuare con questo, anche perché oggi voglio scendere in profondità e parlarvi del gesto tecnico e della pagaiata perfetta. Scenderemo quindi ad un livello di pratica più profondo, grazie alle spiegazioni del nostro campione italiano di SUP e canoa polinesiana Giordano Bruno Capparella.
Qui di seguito potete trovare un video realizzato con la collaborazione di Giordano Bruno Capparella, dove ci spiega nei dettagli la pratica del SUP e quello che possiamo fare con essa, sia per divertirci sia per ricavare un’esperienza più profonda. Ci illumina anche sulle differenze che esistono tra i vari tipi di tavole e sulle performance che possiamo raggiungere a seconda delle condizioni ambientali.
Come potete vedere dalla foto di copertina e da quella immediatamente sotto, la posizione corretta per una buona pagaiata non è mai né rigida, né dritta. Le gambe sono piegate in modo da abbassare il baricentro, le braccia sono tese e il busto è sbilanciato in avanti. Una pagaiata ad alto rendimento parte sempre dalle anche, con una torsione del busto che ci permette di protrarci verso il lato della tavola nel quale stiamo pagaiando e di avvicinarci verso il pelo dell’acqua. Se si usano solo i muscoli delle braccia per fare forza e la parte alta del busto, si rischia di eccedere e di farsi male alle spalle infiammando sia il collo che spesso risulta essere troppo teso, nonché le capsule articolari e le cuffie dei rotatori.

Qui di seguito vi lascio i link per accedere alla pagina Facebook di Giordano: GBC100 dove potete vedere due video i quali mostrano benissimo come compiere la pagaiata perfetta e seguirlo nei suoi allenamenti e nelle sue gare con un like.
Ora, per completare l’opera nel migliore dei modi, lascio la parola al nostro campione che vi spiegherà nei minimi dettagli e nel migliore dei modi, l’esecuzione del gesto tecnico e non dimenticatevi che se volete prendere lezioni da lui o semplicemente venire allo Sporting Club Sabazia per affittare una tavola e divertirvi con il SUP, vi basterà entrare nel sito dell’associazione e troverete tutti i riferimenti.
http://www.sportingclubsabazia.it/
“Innanzi tutto credo che sia giusto partire dalle basi. Nel SUP abbiamo una pagaia singola simile a quella della canoa, con una pala che ha una parte anteriore cioè il dorso e una posteriore; il cucchiaio. Quest’ultima si trova sempre dietro di noi quando la immergiamo in acqua, poi abbiamo il bastone e l’oliva che è la parte finale della pagaia stessa la quale funge da impugnatura. La corretta tecnica di pagaiata la riassumerei in un gesto fluido e completo, che coinvolge tutte le parti del corpo in una sequenza che inizia con una posizione di attacco dove si ricerca l’acqua molto avanti rispetto a dove siamo noi sulla tavola, cioè verso la punta della tavola stessa, cercando di mantenere il corpo in estensione e infilando la pagaia come a cercare di catturare l’acqua. Tutto questo senza fare schizzi e senza fare schiuma, nella maniera più silenziosa possibile, senza provocare increspature nel pelo dell’acqua. Il focus dovrebbe essere quello di bloccare la pagaia nell’acqua facendo in modo di far scorrere la tavola invece che muovere la pagaia. Quindi il primo obiettivo da raggiungere e che ci dice che stiamo pagaiando correttamente è quello di non creare troppa confusione con l’acqua; come dicevo prima niente schizzi né schiuma. La pagaiata viene chiamata positiva quando è molto anticipata e termina il suo percorso all’altezza dei piedi. Quando invece la pagaiata supera l’altezza dei piedi non è più molto buona e viene definitiva negativa; questo perché tende a sollevare l’acqua verso l’alto invece di portarla indietro rispetto al nostro asse e alla tavola stessa. In questo ultimo caso non sfruttiamo più il potere propulsivo del gesto, ma lo andiamo a frenare e perdiamo così velocità e fluidità. Ancora più importante è il ritorno in avanti della pagaiata che dovrebbe essere ancora più esplosivo rispetto al movimento di andata dove immergiamo la pagaia in acqua. Quindi, nel momento in cui si estrae la pagaia dall’acqua bisogna farlo con un certo slancio usando tutto il corpo; gambe, busto, braccia e tutta l’estensione che il corpo stesso sprigiona nella fase di ritorno, ricordandoci anche di prendere molta aria. Nella fase di recupero tendiamo anche a torcere la pagaia tagliando l’aria e il vento, cioè mettendo la pagaia non più di piatto ma di taglio, fino a ritornare nella posizione originaria di attacco dove quest’ultima si trova con il cucchiaio nella parte posteriore, pronta ad essere immersa nuovamente nell’acqua. In pratica, nel momento dell’estrazione il cucchiaio della pala tende a ruotarsi verso l’esterno tagliando l’aria fino alla posizione di attacco nella quale è di nuovo proiettata verso la prua della tavola. Ancora più importante è la respirazione: l’aria si butta fuori durante la spinta in acqua e si inspira con energia durante il ritorno in avanti. Il peso del corpo deve rimanere sempre proiettato in avanti, spostando il baricentro e il peso verso l’avampiede e allo stesso tempo, nel momento della spinta dobbiamo cercare di spostare l’intero peso del corpo sulla pagaia, effettuando quindi una torsione. Si entra così in acqua in piena estensione; infilando la pagaia in acqua perpendicolare alla stessa e immergendola in profondità in modo che scompaia sotto il pelo dell’acqua e poi si va in torsione con le spalle e in flessione con il busto appesantendo il più possibile la pagaiata. Negli ultimi istanti prima che la pagaia termini la corsa all’altezza dei piedi, il busto che era precedentemente in torsione è già pronto per tornare in avanti verso la prua, si estrae in maniera esplosiva la pagaia e si da un’ennesima spinta con tutto il bacino in modo da ricevere la propulsione per immergere nuovamente la pagaia in acqua, il più possibile vicino alla prua della tavola. Ci sono quindi due momenti di spinta; uno durante la pagaiata e uno durante il ritorno in avanti. In questo modo la tavola scorre meglio e in maniera più fluida. L’altra cosa molto importante è il cambio che si effettua per passare da un braccio all’altro che deve essere fatto senza guardare la pagaia ma guardando in avanti di fronte a sé. La mano superiore durante il passaggio del cambio lato deve invertirsi e stringere il bastone sotto alla mano inferiore e così la mano superiore scorre lungo il bastone fino a raggiungere l’oliva. A questo punto la pagaia è già in posizione d’attacco pronta per essere immersa nell’altro lato della tavola e il busto e le braccia sono nella nuova posizione che va a formare un A; dove il braccio in alto è leggermente piegato, il bastone della pagaia inclinato verso prua e il braccio inferiore disteso al massimo dell’estensione. Aiutati dalla torsione del busto e delle spalle si va nuovamente a spingere. L’importante è ricordarsi che tutto il movimento della pagaiata è supportato dall’ asse pagaia-spalle, le quali devono essere in parallelo in modo tale che tutto il movimento non venga portato dalle braccia né dalle spalle ma dalla torsione di tutto il busto che poi accompagna il resto degli arti superiori. Così si evita di sovraccaricare il lavoro delle articolazioni del gomito e delle giunture superiori. Ci si deve anche aiutare con il sedere, che durante tutto il movimento di spinta più forte quando la pagaia è in acqua, deve essere tenuto leggermente più basso per fare in modo che il baricentro stesso divenga più vicino alla tavola, facilitando il tutto con le gambe che restano piegate. Quando poi finisce la pagaiata e la mano inferiore si trova vicino alla coscia, la spinta per l’estrazione della pagaia deve essere coordinata con tutto il movimento del corpo, nella sua totalità”.
Ascoltate le parole di Giordano direttamente da questo audio, che molto gentilmente ha registrato per tutti noi, in modo da renderci le sue spiegazioni ancora più chiare.
Potete contattare Giordano Bruno Capparella ai seguenti link:
- https://www.facebook.com/giordano.capparella
- https://www.facebook.com/SportingClubSabazia
- https://www.facebook.com/sporting.sabazia
- https://www.instagram.com/gbc100/

®Letizia Boccabella
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