Uno stregone dovrebbe sempre vivere in un luogo di potere e scegliere poi un punto esatto dove vivere per fare in modo che sia lo spirito a indirizzarlo verso la sua abitazione e non il caso o le circostanze esterne. Inoltre, il guerriero ha la necessità di imparare a scoprire come trovare dei posti energizzanti dove riposare e anche per questo esiste una tecnica ben precisa; un modo particolare di usare gli occhi che Don Juan illustra a Castaneda nel seguente modo.
“Per trovare il posto più adatto per riposare dovevo solo incrociare gli occhi. (..) Quindi Don Juan mi descrisse quella tecnica, che richiedeva anni di perfezionamento e consisteva nel forzare gradualmente gli occhi a vedere separatamente la stessa immagine. La mancata conversione dell’immagine comportava una doppia percezione del mondo; questa doppia percezione, secondo Don Juan, permetteva di giudicare quei cambiamenti intorno a noi che in genere gli occhi non sono in grado di percepire. (..) Non avevo idea di quale fosse il criterio per trovare un posto adatto. Mi spiegò pazientemente che il fatto di guardare con sguardi brevi permetteva agli occhi di cogliere visioni insolite. Per esempio? chiesi. Non sono vere e proprie visioni spiegò, sono più che altro sensazioni. Se guardi un cespuglio, un albero o una roccia dove ti piacerebbe riposare, i tuoi occhi possono farti sentire se quello è il posto migliore per riposarti o no. (..) Il trucco consiste nel sentire con gli occhi”. (Carlos Castaneda – Viaggio a Ixtlan – pagg. 67,68,69)
Nell’articolo qui sopra potete trovare un piccolo estratto della prefazione del libro che è disponibile in tutte le librerie e in tutti gli store online.
Sentire con gli occhi è qualcosa di molto difficile se non altro perché non rientra nel nostro fare, bensì è una tecnica del non-fare. Ci vuole molta pratica per riuscire in questa nuova fase percettiva e soprattutto va detto che sentire con gli occhi, è qualcosa di estremamente personale. Tanto è vero che lo stesso Castaneda incontrò molte difficoltà nel riuscire in questo compito e Don Juan gli specificò che non poteva assolutamente dirgli cosa doveva percepire; perché era il risultato del vedere del guerriero ed il vedere, come tutto il resto è personale nella vita di un uomo che va a caccia di potere. Gli suggerì però un modo più preciso che era il seguente: “Quando avrai imparato a separare le immagini e a sdoppiarle, devi focalizzare l’attenzione nell’area fra le due immagini. Ogni cambiamento degno di nota avrà luogo in quel punto. Che cambiamenti sono? Questo non è importante. Quello che conta è ciò che senti. Ognuno di noi è diverso. Oggi hai visto un luccichio ma questo non significa niente, perché non vi erano sensazioni. Non posso dirti come si fa a sentire. Devi impararlo da solo“. (Ivi pag.70)
Un guerriero cerca un luogo adatto per riposare e per vivere. Un luogo di potere che non esaurisca la sua energia, bensì la amplifichi; ma come ogni cosa nella vita di un guerriero non può essere una scelta arbitraria né tanto meno una scelta di massa. E’ qualcosa di personale, nella vita di un guerriero tutto è strettamente personale. Quindi al di là del fatto che esistono molti posti magici, molti luoghi di potere su questa terra, ogni stregone deve cercare in solitudine il proprio. Lo stato d’animo che deve assumere un guerriero a caccia di potere è quello dell’imperturbabilità; si deve comportare come se niente lo scuota interiormente perché quando ci si trova in un luogo di potere si rischia di essere logorati e consumati dall’energia di quello stesso luogo. In realtà si possono sviluppare strani e dannosi legami con luoghi del genere se non si è in grado di rimanere distaccati e privi di emozioni contraddittorie e/o dannose. Questi legami si comportano come dei lacci che imbrigliano le persone in quei luoghi anche per tutta la vita e se non sono dei posti che il guerriero ha trovato da solo, vuol dire che quei luoghi sono di qualcun altro e quel potere non è adatto al guerriero. Ciò che non è adatto per il guerriero è automaticamente dannoso per lui; ecco perché la ricerca del luogo di potere è personale, non può certo essere qualcosa che si fa in gruppo.
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Quando il guerriero trova il suo luogo di potere da esso viene rinvigorito. Diventa il suo posto, il suo amato posto e tutto quello che lo circonda è sotto la sua cura, deve prendersi la responsabilità di quel luogo, deve rispettarlo e farlo crescere e in cambio, tutto quello che esiste in quel posto si prenderà cura di lui per sostenere la sua energia in mille modi. Nel nostro luogo di potere ci sentiamo bene, pieni di vitalità e di accresciuta energia e consapevolezza. Don Juan lo spiegò così a Castaneda: “Ogni masso, ogni sasso, ogni cespuglio su questa collina, specialmente in cima, è sotto la tua cura, disse. Ogni verme che vive qui è tuo amico. Li puoi usare e loro ti possono usare. Ma che cosa posso fare con questa collina, Don Juan? Fissane tutti i dettagli nella tua memoria. Questo è il luogo in cui verrai quando sognerai. Questo è il luogo in cui incontrerai i poteri, in cui i segreti un giorno ti verranno rivelati. Tu stai andando a caccia di potere e questo è il tuo posto, il posto in cui accumulerai le tue risorse. Per ora non ne capisci il senso, ma lascia pure che sia incomprensibile per il momento“. (Ivi pag.175)
Don Juan ripeteva sempre che la conoscenza è potere e occorre molto tempo per imbrigliare una quantità di potere sufficiente persino per parlarne. Fino a quando non si ha accumulato abbastanza potere per vedere, tutto quello che si può dire o fare è irrilevante. Bisogna invocare il potere e poi lasciarsi guidare dal potere stesso, ma non è certo qualcosa che si raggiunge in pochi mesi e la presunzione è sempre in agguato, quella presunzione che ci fa credere di aver raggiunto chissà cosa e di aver fatto chissà quali progressi eppure siamo ancora lì a girare in tondo come criceti. Bisogna essere umili, come diceva Don Juan a Castaneda. Se non sai da dove iniziare per cambiare, diventa più umile. Lasciati fare a pezzi, è la cosa migliore che possa accaderti, fino a quando vorrai mettere al primo posto il tuo sé alla ricerca di conferme, energia e attenzioni da parte degli altri, il potere non potrà entrare nella tua vita. Il potere del resto è una faccenda seria e va trattato come tale e un uomo è solo la somma del suo potere personale. Lasciandolo scorrere in noi, esso si manifesterà sempre di più e con maggior frequenza cosicché sarà sempre più semplice e facile agire senza agire, consapevoli che il mistero che questo mondo ci può mostrare è sconfinato e privo di banalità. Del resto anche noi esseri umani lo siamo. Ve lo ripeto siamo magici e la nostra mira deve essere quella di arrivare ad essere felici di essere uno zero assoluto, un vuoto nel quale scorre il potere e non la nostra importanza personale. Prima di allora non potremo dire di star accumulando potere perché la caccia al potere dura realmente una vita intera.
Qui di seguito potete vedere il video di presentazione del libro.
®Letizia Boccabella
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