In questo articolo riporto e spiego, il contenuto di un altro articolo ben scritto e che ritengo professionalmente molto valido, per far comprendere meccanismi che passano inosservati a gran parte delle persone e spesso, purtroppo, anche agli addetti ai lavori. Mi preme innanzitutto sottolineare che in qualunque patologia virale, soprattutto quelle ad RNA come il Covid-19, la risposta individuale del malato (RIM) che viene insegnata al primo anno di Naturopatia e di Omeopatia, ci spiega che il terreno della persona, e quindi tutto il suo sistema immunitario e le sue diatesi attive, generano la risposta che l’individuo innesca nei confronti di una noxa patogena. Prima tra tutte e assolutamente da non sottovalutare è quella che comprende tutto lo stato del mondo emotivo e quindi ormonale del soggetto che si trasduce in risposta metabolica intra ed extra cellulare. In soldoni questo vuol dire che; l’asse psico-neuro-endocrino-immunologico forma la totalità di un essere umano e come tale gestisce tutto lo stato di omeostasi del paziente e in seguito anche la stessa capacità di ripresa di quest’ultimo, e per finire, ma non certo per ultimo, anche il grado di diffusione che egli può incarnare come possibile portatore di cariche virali e batteriche. Per fare un esempio banale ma calzante, ci sono persone che raramente nell’arco della loro vita prendono l’influenza e se lo fanno quasi mai sviluppano febbre alta o sintomi particolarmente eclatanti. Molti di loro hanno attiva una diatesi Luesinica, per questo motivo invece di manifestare un innalzamento della temperatura hanno magari, nel corso della loro vita, innumerevoli episodi di herpes simplex, ogni volta che il loro sistema immunitario va in deficit oppure, nelle donne, in prossimità o in concomitanza col ciclo. All’opposto abbiamo individui con diatesi psorica o tubercolinica i quali sono più soggetti alle patologie virali per i sintomi eclatanti, con manifestazioni di febbre molto alta ed eruzioni cutanee, le quali sono una forma di drenaggio emuntoriale (diatesi psorica), oppure presentano sintomi a carico delle vie respiratorie con produzione di espettorato abbondante, fluido quasi acquoso e con tendenza a lasciare strascichi sull’apparato polmonare anche dopo che la forma virale è scomparsa (diatesi tubercolinica). Ovviamente questi sono solo cenni, esempi molto generali, solo per far comprendere come si comporta l’organismo umano di fronte ad una noxa patogena e di come quest’ultimo adotti escamotage differenti in base a chi è il malato(R.I.M) e non in base ad un protocollo di massa, il quale è totalmente inadeguato e spessissimo anche fallimentare dal punto di vista della cura.
Ci tengo a ricordare che ho precedentemente pubblicato un altro articolo con dei consigli adatti per alzare le difese immunitarie con l’uso di piante e funghi medicinali, i quali sono entrambi validi strumenti atti ad innalzare la reattività dell’individuo di fronte a svariati tipi di aggressioni patogene. Mi pare chiaro che questi consigli sono utili anche per l’infezione da Covid-19, considerato che, un virus che attacca un organismo molto reattivo e dall’ottima forma fisica avrà necessariamente un potere distruttivo minore rispetto a quello che potrebbe avere colpendo un individuo già immuno-depresso o poco vitale. Mi piace ricordare anche il concetto di vitalità. Esso è molto importante ed è alla base del concetto di omeostasi. Essere vitali vuol dire avere una grande quantità di energia biodisponibile alla vita, che si trasduce in una capacità di mantenere un tono vitale stabile, sempre uguale a se stesso per un lungo periodo di tempo senza crolli e senza alterazioni nella capacità di affrontare gli stressor esistenziali. Il concetto di vitalità è alla base di quello di omeostasi che è il seguente: cioè la capacità di un corpo, dopo essere stato perturbato da una noxa patogena di natura endogena o esogena, di ritornare allo stato iniziale. Quindi un corpo che ha energia è un corpo fluido, e viceversa. La fluidità è alla base della vitalità. Non a caso un corpo rigido in conseguenza ad un urto si rompe, un corpo fluido urtando si flette e poi torna alla forma originaria. Vi lascio qui di seguito il link dell’articolo per una visione più completa delle sostanze vegetali da assumere:
Coronavirus: i rimedi naturali per alzare le difese immunitarie e ridurre la possibilità di contagio
Passiamo adesso all’articolo comparso su “Generiamo salute“, curato dalla casa omeopatica CE.M.O.N. nel quale si affronta da vicino la sopra menzionata R.I.M. del paziente in merito alla risposta al tampone per COVID-19. Vi riporto l’articolo integralmente per una maggiore fruibilità dello stesso. Il sottotitolo dell’articolo è già di per sé molto esplicativo: “Il numero di volte in cui il materiale genetico del tampone deve essere amplificato (CT) potrebbe essere fondamentale”. “
Non tutti i positivi sono uguali
Il numero di volte in cui il materiale genetico del tampone deve essere amplificato (CT) potrebbe essere fondamentale

Non tutti i positivi sono uguali. Man mano che passa il tempo, i dati a disposizione degli scienziati per capire come funzioni il coronavirus aumentano. E pian piano si fa luce sui suoi meccanismi di trasmissione. Fin qui, l’umanità si è fatta cogliere alla sprovvista, ma da ora in poi le cose potrebbero cambiare. Uno dei grattacapi che i medici si sono trovati davanti fin qui, ad esempio, è stato quello dei super-diffusori. Alcuni individui, cioè, sembrano trasmettere il virus molto più di altri. Mentre alcune persone convivono per settimane con infetti senza contagiarsi, capita che un singolo evento a cui abbia partecipato un solo positivo infatti ne crei moltissimi altri. Com’è possibile?
Non tutti i positivi sono uguali
La risposta potrebbe essere nella carica virale di queste persone. Per capire questo punto, è importante sapere come avviene l’analisi di un tampone naso/oro-faringeo. Come ha spiegato il professor Giorgio Palù, ordinario di microbiologia e virologia dell’Università di Padova, in un’intervista all’emittente privata Tv7, il tampone preleva del materiale genetico dalla faringe. Perché le tracce genetiche del Sars-Cov-2 possano essere individuate, però, è necessario moltiplicare (o meglio, amplificare) milioni di volte il materiale così ottenuto alla ricerca delle tracce dell’agente patogeno. ciò avviene con una particolare tecnica, chiamata Reazione a catena della polimerasi o PCR. Se l’amplificazione viene ripetuta 40 volte senza che vengano trovate tracce, il tampone viene dichiarato negativo.
La reazione a catena della polimerasi
Il numero di volte che quest’operazione viene ripetuta (che chiamiamo CT) ci dice molto sulla quantità di virus che la persona ha all’interno. E quindi, molto probabilmente, anche del suo livello di contagiosità. In coloro che hanno livelli di virus molto alti, i primi frammenti di coronavirus vengono trovati già a partire dalla 10 amplificazione. Costoro sono i candidati perfetti a diventare super-diffusori, oltre a sviluppare con alta probabilità una forma della malattia più grave. Altri, invece, risultano positivi nelle amplificazioni successive, anche la 35°. Queste persone hanno livelli di virus estremamente bassi. Sembra ormai di potere affermare che queste persone hanno sintomi molti più lievi, e hanno scarsissime possibilità di trasmettere il contagio. Per capire le proporzioni del discorso, un test con risultato positivo dopo 12 cicli ha 10 milioni di volte il materiale genetico virale di un campione con un valore CT di 35.
Il CT e l’evolversi della malattia
In uno studio pubblicato di recente su Clinical Infectious Diseases, i ricercatori guidati da Bernard La Scola, un esperto di malattie infettive presso IHU-Méditerranée Infection, hanno esaminato 3.790 campioni positivi con valori CT noti per vedere se contenevano virus vitali. La Scola e i suoi colleghi hanno scoperto che il 70% dei campioni con valori CT di 25 o inferiori avrebbe potuto effettivamente replicarsi, rispetto a meno del 3% dei casi con valori CT superiori a 35. Quindi conoscere questo valore potrebbe potenzialmente essere di grande aiuto per contenere la diffusione dell’epidemia, tenere sotto più stretta osservazione le persone più a rischio ed eventualmente restituire una vita a coloro che stanno bene e hanno una positività bassissima, per quanto ancora esistente.
Cosa mostrano gli studi clinici
Un altro studio di giugno, effettuato dai ricercatori della Weill Cornell Medicine, ha rilevato che tra 678 pazienti ospedalizzati, il 35% di quelli con un valore CT di 25 o inferiore è morto, rispetto al 17,6% con un valore CT da 25 a 30 e il 6,2% con un valore CT superiore a 30. Ad agosto ricercatori brasiliani hanno scoperto che tra 875 pazienti, quelli con un valore CT di 25 o inferiore avevano maggiori probabilità di avere una malattia grave o morire. Non tutto, però è così lineare: circa il 40% delle persone che contraggono SARS-CoV-2, infatti, rimane in buona salute anche se ha una quantità di virus simile a quella dei pazienti che si ammalano seriamente.
Anche questo dato, quindi, va preso con cautela, anche perché lo stesso esame, ripetuto sulla stessa persona, può portare a risultati diversi a seconda del momento, della mano di chi lo analizza, e, in definitiva, del caso. L’importante è continuare nello sforzo di migliorare gli strumenti diagnostici, sperando di far luce al più presto su ogni meccanismo di diffusione”.
In ultima analisi vi ricordo di non sottovalutare lo straordinario potere curativo e di azione potenziante e preventiva sul sistema immunitario, dei funghi medicinali. All’interno del mio blog trovate moltissimi articoi su questo argomento e ancor di più nel mio ultimo libro “Logge cinesi, vuoto quantico e funghi. Per un approccio olistico all’individuo. Un ponte tra scienza e metafisica” edito da amazon in versione ebook e in versione cartacea. Disponibile su richiesta anche presso la vostra libreria di fiducia e nella libreria “Dettagli” di Civitavecchia (Roma).
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Letizia Boccabella




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