Mi sono innamorata del SUP, ed è stato un colpo di fulmine. La prima volta che sono salita su una tavola, era una di quelle gonfiabili di grandezza matrimoniale, come dico io ironicamente; ed ero talmente concentrata a restare in equilibrio per non cadere che mi tremavano le gambe!… e alla fine ovviamente, sono caduta. La mia seconda volta, sempre con la stessa tavola, mi sentivo più a mio agio, ho anche iniziato a piegare le gambe e a spostare il busto un po’ in avanti per essere più aereodinamica e meno ciocco di legno e così mi sono fatta 3 Km di pagaiata in un ora senza fermarmi mai… è stato esaltante! La terza volta mi hanno dato una tavola più stretta e più performante, una di quelle rigide e dopo i primi minuti nei quali ho preso confidenza con lei, ho iniziato a pagaiare spingendo più che potevo nei limiti delle mie capacità di super principiante e così ho percorso 4 km in un’ora e 10 minuti. Roba da dilettanti, direte voi professionisti!.. verissimo. Ma le prime volte nelle quali ti cimenti in qualcosa di nuovo sono sempre un’epifania, anche se quello che fai è ridicolo agli occhi di un esperto. Al di là del mio personale bisogno di alzare sempre un poco di più l’asticella, e sfidare i miei limiti, ho compreso in profondità la bellezza di questo sport e soprattutto la capacità che esso fornisce di cambiare la prospettiva con la quale si osserva l’acqua. Stare in piedi su una tavola (da qui il suo nome: Stand Up Paddle) ti da la possibilità di ammirare il panorama che ti circonda, il fondale che si nasconde sotto lo specchio d’acqua nel quale ti trovi, che sia il lago, il mare o un fiume non fa nessuna differenza, e di vedere i bellissimi riflessi e i giochi di luce che si creano sulla superficie non ha eguali; cosa più difficile da fare se stai praticando altri sport acquatici più impegnativi. Puoi scegliere di rilassarti pagaiando o di concentrarti sulla prestazione atletica, ma questo dipende solo da te, non dal SUP. Adesso vediamo l’azione specifica che la pratica di questo sport salutare e di poche pretese riveste sulla muscolatura e più propriamente sui benefici che il corpo ne trae su tutto l’asse psicologico, emotivo e fisico.

tavole

Vorrei iniziare ponendo l’attenzione su un fatto fondamentale e cioè che, ogni pensiero è intimamente e istantaneamente correlato con un’emozione, ed ogni emozione ha un riverbero fisico; cioè uno specifico punto del corpo nel quale essa si sedimenta. Questo implica che l’asse mente-emozioni-corpo è un tutto correlato in forma sistemica e che, ogni qualvolta si agisce sul corpo, automaticamente si sta lavorando sulle emozioni e sui pensieri e: udite, udite, sull’inconscio! Il corpo umano è la massima espressione dell’inconscio. Va da sé che, un’azione positiva, morbida e costante su tutta la muscolatura, tonifica il nostro mondo emotivo rilasciando le tensioni che queste ultime hanno creato sull’organismo, cambiando la natura dei nostri pensieri ossessivi, reiteranti, morbosi, o più semplicemente sulle nostre preoccupazioni quotidiane, sulle nostre ansie o sulle forme depressive e maniacali. A questo punto voi potreste obiettare: ma davvero il SUP è in grado di fare tutto questo? La mia risposta è: assolutamente sì e adesso scenderemo nel dettaglio per capire come ciò sia possibile.

Iniziamo dallo strato più profondo per arrivare poi alla periferia. Il corpo umano è composto dal 99% di acqua come numero di molecole, e per il 65-70% di acqua come volume. L’acqua all’interno del corpo si comporta differentemente dall’acqua di lago, di fiume, di mare o di quella che scorre fuori dal nostro rubinetto. Tanto per darvi un’idea, se vi venisse in mente di strappare un elettrone da una molecola d’acqua, sareste costretti ad impiegare 12,6 elettronvolt di potenza i quali corrispondono a 145 mila gradi! Sì, avete capito bene, se volesse strappare un elettrone ad una molecola d’acqua in natura vi occorrerebbe una potenza mostruosa. Fortunatamente i meccanismi che concorrono a fare in modo che questo elettrone in una molecola d’acqua all’interno del corpo umano, sia facilmente libero per dare vita a tutta una serie di reazioni chimiche, sono molto meno dispendiosi in termini di energia. Vi basti considerare che la temperatura media di un essere umano si aggira dai 36 gradi per arrivare all’incirca ad un massimo di 41 gradi in caso di febbre. Semplicemente sfiorando un argomento fisico importantissimo come questo, vi metto al corrente che nel corpo, il responsabile di questa facilità di cessione di elettroni da parte dell’acqua è il vuoto quantico. Continuando solo a sfiorare l’argomento, posso dirvi che il vuoto quantico si comporta come un ponte, mettendo in correlazione quantistica le particelle che emergono dal mondo sub-atomico con quelle che lavorano all’interno del corpo umano. Questo è possibile perché il vuoto quantico permea ogni cosa e ogni essere vivente. E’ possibile infatti isolare un corpo da campi elettrostatici attraverso una gabbia di Faraday, ma è impossibile isolare lo stesso corpo dal vuoto quantico. Quest’ultimo è un oggetto che vive di perenne oscillazione, lo fa dalla notte dei tempi e continuerà a farlo per l’eternità. Il vuoto quantico per sua natura non appartiene al mondo della fisica newtoniana al quale tutti siamo abituati e dove siamo sottoposti a forze che interagiscono tra di loro e su noi esseri umani, con una precisione che può essere calcolata. Il vuoto quantico è un oggetto che proviene da una dimensione a-causale, a-temporale, a-spaziale; il che vuol dire prima della causa dei fenomeni osservabili nella realtà quotidiana, prima del tempo e prima dello spazio. La natura del vuoto quantico è dinamica: esso oscilla di continuo e grazie a questa sua naturale e perpetua oscillazione, fornisce energia al corpo per dare vita a tutte le reazioni fisiologiche che lo rendono esattamente quello che è, a costi energetici infinitesimali, costi quasi pari allo zero.

Sempre grazie all’esistenza del vuoto quantico, le molecole d’acqua che compongono il corpo umano entrano in uno stato che viene chiamato risonanza di fase con i fotoni che fuoriescono dal vuoto quantico. Letteralmente le molecole dell’organismo catturano i fotoni all’interno dei domini di coerenza dell’acqua che sono presenti nel corpo, per dare così inizio, a tutti i cicli biochimici che si conoscono. Successivamente, tutte le molecole che compongono i domini di coerenza dell’acqua all’interno del corpo, entrano in uno stato di risonanza di fase con le molecole d’acqua presenti nel mondo macroscopico; cioè con quelle di lago, di fiume o di mare. Attraverso questo meccanismo di risonanza fisica, l’intero asse corpo-emozioni-mente, beneficia di una stabilizzazione di molti processi interni all’organismo grazie all’effetto che l’acqua esterna ha su quella interna all’organismo; ricreando meccanismi di omeostasi e quindi di rinnovata energia, salute e fluidità in tutto il corpo umano. In soldoni vuol dire che: attraverso lo stato di risonanza che l’acqua esterna produce su ogni singola molecola di acqua che forma il nostro corpo (il 99% del corpo ricordo è fatto di acqua), si ottiene un effetto di sinergia tra le molecole esterne e quelle interne all’ organismo, così da ricreare meccanismi di salute e di rigenerazione fisica a più livelli. E’ questo il vero motivo dell’effetto benefico che uno sport acquatico rilassante come il SUP, riesce ad avere sulla fisiologia umana. La risonanza di fase che sta alla base di tutti gli altri meccanismi che prenderemo in esame a breve è quella che da l’innesco alle successive reazioni chimiche ed ormonali all’interno dell’organismo. Se qualcuno fosse interessato a saperne di più su questo argomento e sul ruolo del vuoto quantico nel corpo umano, e di come esso sia responsabile della nostra salute, può acquistare il mio ultimo libro edito da Amazon: “Logge cinesi, vuoto quantico e funghi. Per un approccio olistico all’individuo. Un ponte tra scienza e metafisica“.

Una volta innescata la risonanza di fase tra l’acqua esterna e quella interna al corpo, iniziano ad attivarsi e poi ad aumentare in maniera considerevole i livelli di serotonina, ossitocina e dopamina; ovvero i tre neurotrasmettitori fondamentali per il benessere psicologico, emotivo e fisiologico. Diamo una rapida occhiata al ruolo che questi tre neuropeptidi occupano nella fisiologia umana. Partiamo con la dopamina; essa svolge numerose funzioni, sia a livello del sistema nervoso centrale, sia a livello del sistema nervoso periferico.
Per quanto concerne il sistema nervoso centrale, la dopamina è un neurotrasmettitore che partecipa a:

  • Il controllo del movimento
  • Il meccanismo di secrezione dell’ormone prolattina
  • Il controllo delle capacità di memoria
  • I meccanismi di ricompensa e piacere
  • Il controllo delle capacità di attenzione
  • Il controllo di alcuni aspetti del comportamento e di alcune funzioni cognitive
  • Il meccanismo del sonno
  • Il controllo dell’umore
  • I meccanismi alla base dell’apprendimento

Per quanto riguarda invece il sistema nervoso periferico, la dopamina agisce:

  • Come vasodilatatore
  • Come stimolante dell’escrezione del sodio, attraverso le urine
  • Come fattore favorente la motilità intestinale
  • Come fattore che riduce l’attività linfocitaria
  • Come fattore che riduce la secrezione di insulina, da parte delle isole di Langerhans (cellule beta pancreatiche)

Le capacità motorie dell’essere umano quali la correttezza dei movimenti, la rapidità dei movimenti e la fluidità dei gesti motori dipendono dalla dopamina che la substantia nigra rilascia sotto l’azione dei gangli della base. Infatti, se la dopamina rilasciata dalla substantia nigra è inferiore al normale, i movimenti diventano più lenti e scoordinati. Viceversa, se la dopamina è quantitativamente superiore al normale, il corpo umano comincia a eseguire movimenti non necessari, che si trasducono in tic. Quindi, il corretto rilascio di dopamina, da parte della substantia nigra, è fondamentale affinché l’essere umano si muova correttamente, eseguendo gesti coordinati, ben modulati tra di loro e alla giusta velocità.

L’ossitocina è un ormone anch’esso di natura proteica, un peptide composto di nove aminoacidi che agisce prevalentemente sulla mammella e sull’utero. Durante il travaglio ed il parto provoca contrazioni delle fibrocellule muscolari lisce uterine, favorendo l’espulsione del feto. Oltre alle funzioni ormonali, l’ossitocina possiede anche la capacità di regolare i comportamenti sociali, sessuali e materni. Nel maschio, per esempio, interviene nella regolazione del piacere sessuale, influenzando il volume dell’eiaculato e la mobilità degli spermatozoi, favorendo l’instaurarsi di una relazione sentimentale e lo sviluppo dell’istinto parentale. Più che con l’accoppiamento, l’ossitocina sarebbe infatti correlata soprattutto con la formazione di un legame emotivo tra uomo e donna. Alcuni studi ipotizzano che difetti delle vie nervose modulate dall’ossitocina nell’encefalo, siano in qualche modo correlate all’autismo, un comportamento patologico caratterizzato dall’incapacità di instaurare relazioni sociali normali. In fine, mi fa piacere informarvi che l’ossitocina, ad oggi, sembrerebbe essere la maggiore deputata al coinvolgimento e all’equilibrio del livello di omeostasi nell’intero asse psico-emotivo e fisico dell’organismo umano; che si trasduce in salute. Quest’ultima è anche il risultato della capacità di instaurare nella propria vita, dei sani comportamenti sociali e di interazione equilibrata con il prossimo, a prescindere dal rapporto fisico-sessuale, senza il bisogno smodato di avere qualcosa in cambio da tali relazioni, ma solo ed esclusivamente per il piacere di condividere.

La serotonina famosa per il suo appellativo di ormone del buonumore, è un neurotrasmettitore sintetizzato nel cervello e in altri tessuti a partire da un amminoacido essenziale chiamato triptofano. Quest’ultimo viene sintetizzato dal corpo solo in conseguenza all’assunzione di proteine di natura animale. La serotonina è coinvolta in numerose e importanti funzioni biologiche, molte delle quali ancora da chiarire; infatti, come tutti i mediatori chimici, agisce interagendo con vari e specifici recettori, espletando un effetto diverso in base alla regione corporea considerata. Possiamo quindi paragonare la serotonina ad una chiave, che per esercitare la propria azione ha bisogno di interagire con specifiche serrature rappresentate dai suoi recettori; l’interazione tra chiavi e serrature consente l’apertura di porte che presiedono al controllo dell’attività cerebrale e dell’intero organismo. Come precursore della melatonina, la serotonina regola i ritmi circadiani, sincronizzando il ciclo sonno-veglia. La serotonina interviene nel controllo dell’appetito e del comportamento alimentare, determinando una precoce comparsa del senso di sazietà, una minore assunzione di carboidrati a favore delle proteine e una riduzione, in genere, della quantità di cibo ingerita. Non a caso, molte persone che lamentano un calo dell’umore, come quelle soggette a stati depressivi, avvertono un bisogno importante di dolci i quali sono ricchi di carboidrati semplici oppure di cioccolato; il quale contiene anche sostanze psicoattive. La serotonina regola la motilità e le secrezioni intestinali, essa provoca la diarrea se presente in eccesso e la stitichezza se presente in difetto. Nel sistema cardiovascolare, la serotonina agisce sulla contrazione delle arterie, contribuendo al controllo della pressione sanguigna; stimola inoltre la contrazione della muscolatura liscia a livello dei bronchi e della vescica. La serotonina stimola l’aggregazione piastrinica e se presente in eccesso crea una tendenza trombofilica. I circuiti serotoninergici sono responsabili anch’essi del comportamento sessuale e delle relazioni sociali. Se ci troviamo di fronte a bassi livelli di serotonina la risposta comportamentale diviene quella caratterizzata da ipersessualità e comportamenti aggressivi antisociali. Non a caso alcune droghe che aumentano il rilascio di serotonina e/o l’attività dei suoi recettori, come l’ecstasy, inducono euforia, senso di aumentata socialità ed autostima. Come abbiamo capito fino ad ora leggendo le funzioni che svolgono questi tre neurotrasmettitori: ossitocina, dopamina e serotonina, abbiamo anche compreso che noi non abbiamo bisogno di droghe, noi ci droghiamo con il SUP! Questo bellissimo sport, praticabile da chiunque e senza pretese agonistiche, per tutti i motivi che abbiamo elencato fino ad ora, sviluppa l’equilibrio della nostra chimica corporea, migliorando notevolmente il tono dell’umore, la socialità, la coordinazione muscolare, l’equilibrio, la fluidità fisica ed emotiva; il che vuol dire la capacità di riprendersi in tempi brevi da eventuali situazioni di picco e stress psicologici. Quest’ultima grande risorsa stimolata dalla pratica del SUP è chiamata resilienza. Per chi fosse interessato ad ulteriori approfondimenti sull’azione di questi tre neurotrasmettitori può consultare l’articolo specifico:

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La resilienza è la più grande qualità adattiva che la mente possiede per poter mantenere uno stato di fluidità psicologico, emotivo e fisico verso gli urti della vita, assorbirli nel minor tempo possibile e poi ritornare alla condizione di equilibrio iniziale. Una mente meditativa è una mente capace di resilienza e la pratica costante del SUP induce, per chi lo sceglie in maniera consapevole, ad uno stato meditativo. Adesso molte persone si sono dedicate alla pratica di alcune posizioni yogiche sulla tavola da SUP, peccato che facendolo hanno mancato il punto essenziale e cioè che, come ho appena detto, la pratica consapevole del SUP è automaticamente yoga e meditazione assieme. Restare in equilibrio su una tavola, entrare in stato di risonanza con l’acqua, riuscire ad affrontare l’increspatura delle onde provocate dal vento che alzandosi a volte fa da muro, senza cadere, cercando di mantenere l’equilibrio è già di per sé meditazione. Se poi si unisce l’intento di entrare in uno stato di consapevolezza silenziosa, con la natura che ci circonda e con l’acqua che fanno da veicolo, possiamo sperimentare uno stato particolare di non-mente, di assenza di pensiero e di ritmo, che diventano una fusione tra dentro e fuori. Abbandonare il frastuono della mente che non ha nulla di ritmico, di armonioso e flessuoso, per entrare nel vero ritmo che è quello della natura, che di per sé è silenziosa, favorisce l’accesso alla mente meditativa, al gap tra un pensiero e l’altro. Una volta entrati in questo stato, vi renderete conto che il vero benessere si trova lì, e lo vorrete ricreare tutte le volte che potrete… eccovi servita una droga sublime, di prima scelta e senza effetti collaterali!

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Ho lasciato per ultima la parte muscolare coinvolta nella pratica del SUP; se non altro perché in merito a questo argomento trovate molti altri articoli che ne parlano. C’è però una parte essenziale che non viene menzionata e cioè che, ogni volta che agite sulla muscolatura corporea e sui tendini, state automaticamente agendo sul vostro fegato, tonificandolo e aiutandolo ad espletare le sue innumerevoli funzioni fisiologiche, oltre che sulla milza/pancreas. La Medicina Tradizionale Cinese sa da millenni che il buon funzionamento degli occhi e quindi della vista, dei muscoli e dell’elasticità tendinea, dipendono da un corretto funzionamento del fegato. La pratica del Sup, coinvolgendo la stragrande maggioranza della massa muscolare, non solo sarà di grande aiuto a tutto il vostro organismo, ma attraverso l’utilizzo del cuore, della stimolazione polmonare, delle spalle, dei muscoli del petto, di tutti i muscoli addominali, dei quadricipiti, dei polpacci, dei glutei, del muscolo del gran dorsale, dei muscoli lombari e dei trapezi fino al collo, aumenterà di molto l’irrorazione del sangue aiutando il fegato nelle sue funzioni di disintossicante e di metabolizzante del glucosio. In poche parole i tessuti più sensibili all’ insulina sono proprio i muscoli e il tessuto adiposo. L’insulina che è l’ormone che permette a questi stessi tessuti di usufruire del glucosio e di immagazzinarlo al loro interno, per diventare la riserva di carburante con il quale la cellula funziona in condizioni ottimali, permette anche al fegato di immagazzinare glucosio sotto forma di glicogeno ( cioè tante molecole di glucosio impacchettate tra loro) e di liberarlo sotto forma di carburante per la cellula al momento del bisogno. Il pancreas svolge un ruolo fondamentale nell’omeostasi degli zuccheri. La produzione di glucosio da parte del fegato, infatti, è regolata da due ormoni, l’insulina ed il glucagone, che sono tra di loro antagonisti; là dove la prima dei due, viene prodotta dalle isole di Langerhans del pancreas. Praticando SUP, aiutate tutto il vostro corpo a perdere peso in maniera equilibrata e a ridurre il livello della glicemia, del colesterolo totale e di quello cattivo (LDL) facendovi davvero del bene. Un ultima nota esplicativa per tutte le ragazze ossessionate dalla cellulite: se dopo un allenamento di SUP, notate una ritenzione idrica maggiore del solito, non spaventatevi… è normale! Dopo circa una mezz’ora tutto tornerà nella norma. La causa è da attribuirsi agli alti livelli di aldosterone che vengono rilasciati durante l’allenamento, specialmente se di tipo intenso. L’aldosterone è un ormone steroideo prodotto dalle ghiandole surrenali con lo scopo di regolarizzare i livelli di sodio, di potassio ed il volume dei liquidi extracellulari. Le azioni dell’aldosterone si estendono un po’ a tutte le cellule dell’organismo, dove agisce facilitando l’ingresso del sodio e promuovendo la perdita di potassio, coinvolgendo le ghiandole sudoripare, l’intestino e le ghiandole lacrimali. Ecco spiegata l’eccessiva ritenzione idrica del momento. L’attività fisica maggiormente raccomandata ai diabetici è la camminata, ma da oggi ricordatevi che il SUP non è da meno. Potete praticarlo a tutte le età e senza temere stress eccessivi per il vostro fisico, anzi!….

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Adesso lasciamo la parola ad uno che di SUP se ne intende veramente: Giordano Bruno Capparella, due volte campione italiano di Stand Up Paddle e due volte campione italiano di canoa polinesiana. Proprietario dello Sporting Club Sabazia, sito ad Anguillara Sabazia, bellissima cittadina immersa nella cornice del lago di Bracciano a pochi chilometri a nord di Roma, dove tiene corsi ed insegna questo bellissimo sport assieme ad altre discipline abbastanza nuove in Italia come l’Hydrofoil e il Wasping. Prima di vedere l’intervista con il nostro campione, se lo desiderate potete leggere l’articolo nel quale ci parla della consapevolezza che esiste dietro la pratica di questo sport:

Potete seguire tutte le attività dello Sporting Club Sabazia e il nostro campione Giordano Bruno Capparella ai seguenti link instagram e facebook:

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Per concludere mi piace ricordarvi che l’approccio con il quale praticherete il SUP, sarà la chiave di volta per elevarvi verso stati della mente superiori a quelli che siete abituati a sperimentare. La chiave di accesso per entrare il più rapidamente possibile in uno stato di non-mente è la leggerezza. Leggerezza di sperimentare il distacco dalla frenesia dei soliti processi mentali per godere appieno del silenzio che la natura vi offre. Quando siete leggeri siete distaccati; e il distacco dal nostro ego è la qualità migliore che possiamo sviluppare, ed è sempre grazie al distacco dalle proprie emozioni che possiamo divenire davvero resilienti. Spero di aver suscitato in voi la curiosità di provare il SUP, di darvi la possibilità di sperimentare qualcosa che non avete mai provato, ricordandovi che anche chi pratica questo sport già da molto tempo, oppure a livello agonistico, dovrebbe sapere che la migliore forma di competizione che si possa sperimentare non è quella con gli altri, ma quella con se stessi. Quel bisogno spontaneo che ti porta a migliorare ogni giorno di più, ad essere ogni giorno la versione migliore di te stesso, senza dimenticarti mai di una cosa fondamentale: nel farlo ti devi divertire!

Letizia Boccabella

 

6 risposte a “La fisica del SUP. Tutti i benefici di cui si può godere praticando uno sport adatto ad ogni età. Il SUP dal punto di vista olistico”

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