
Avevo già postato l’articolo in inglese proveniente dal team degli omeopati indiani; adesso vi linko nuovamente l’articolo aggiornato e cercherò di tradurlo in sintesi in modo che tutti quelli che non hanno familiarità con questa lingua, possano comprenderlo e seguirne debitamente i consigli:
Le parti che troverete riportate tra virgolette sono la traduzione del testo dall’inglese all’italiano dell’articolo scritto dal Dott. Bathia responsabile della Asha Homeophaty. Il resto sono mie considerazioni o aggiunte o riflessioni.
“Le persone hanno promosso cure e profilassi alternative e l’omeopatia sembra essere la profilassi più promettente e più attivamente diffusa attraverso facebook, whatapp e altri social media. I rimedi omeopatici più comunemente raccomandati sono: Arsenicum album, Gelsemium, Influenzinum, Mercurius solubilis e Argentum nitricum. Il governo Indiano ha annunciato ufficialmente l’Arsenicum album come probabile profilassi per l’infezione da Coronavirus. Il problema con la maggior parte di queste raccomandzioni è che non si basano sui sintomi reali dei pazienti affetti. Fortunatamente, ora abbiamo molti dati epidemiologici, clinici e di laboratorio, disponibili e pubblicati su riviste peer-reviewed, che possono essere utlizzati per trarre conclusioni ragionevoli sul gruppo di rimedi omeopatici i quali funzioneranno in questa infezione. Questo articolo fornirà un’analisi approfondita del set dei sintomi registrati nei pazienti che hanno contratto l’infezione da Coronavirus e li analizzaerà utilizzando i principi dell’Organon di Hahnemann e gli strumenti del repertorio della Materia Medica, per individuare i gruppi dei rimedi più efficaci, in maniera scientifica. Tuttavia, prima di ciò dobbiamo stabilire alcuni fatti e dissipare alcuni miti per ridurre questo insolito stato di ansia globale. Mito: il coronavirus è un’infezione fatale per tutti. Se si osserva il tasso di mortalità delle recenti epidemie e persino la solita influenza, ci si renderà conto che il COVID – 19 non è un’infezione potenzialmente letale per la maggior parte delle persone.
Infezione/Epidemia Tasso di mortalità
Ebola 25%-90%
Influenza Aviaria 50%
SARS 9,6%
Dengue 1%
Coronavirus Cod-19 1%-2%
Influenza H1N1 influenza suina 0,3% – 0,6%
Morbillo 0,2%
Influenza stagionale 0,01%
In Cina il tasso di mortalità per Covid-19 è circa del 2,5%, ma poiché la diagnosi e la consapevolezza stanno migliorando, così come la gestione e la prognosi, la maggior parte delle persone che stanno soccombendo per questa infezione hanno più di 50 anni e hanno qualche co-patologia associata preesistente come l’asma, bronchite cronica, diabete ecc.. Per ragioni che non abbiamo ancora capito il Covid-19 solitamente non colpisce i bambini di età inferiore ai 18 anni, e quelli che hanno contratto l’infezione stanno solo sviluppando una lieve forma simile alla comune influenza. Quindi i genitori dei loro piccoli bambini possono stare tranquilli e diminuire l’ansia.
I sintomi del Coronavirus non sono specifici e la malattia può presentarsi con svariati sintomi o in maniera asintomatica, fino a procurare una grave polmonite e la morte. A partire dal 20 Febbraio 2020 e sulla base di 55924 casi confermati in laboratorio, segni e sintomi tipici includono: febbre 87,9%, tosse secca 67,7%, affaticamento 38,1%, produzione di espettorato 33,4%, respiro corto 18,6%, mal di gola 13,9%, mal di testa 13,6%, mialgia o artralgia 14,8%, brividi 11,4%, nausea e vomito 5,0%, congestione nasale 4,8%, diarrea 3,7%, emottisi 0,9%, congestione congiuntivale 0,8%.
Le persone che hanno contratto il Covid-19 generalmente sviluppano segni e sintomi inclusi quelli respiratori lievi e febbre, in media 5-6 giorni dopo l’infezione (il periodo di incubazione medio oscilla tra i 5-6 giorni e un intervallo che va da 1 a 14 giorni). La maggior parte delle persone infettate dal virus hanno sviluppato una patologia lieve e sono guarite. Circa l’80% dei pazienti confermati da analisi di laboratorio hanno avuto sintomi da lievi a moderati che comprendono anche casi di polmonite e non; poi il 13,8% ha manifestato una patologia più grave con dispnea, frequenza respiratoria di 30/minuto, livello della saturazione dell’ossigenazione del sangue al 93%, il 6,1% hanno mostrato sintomi di importanza critica quali: insufficienza respiratoria, shock settico, e/o disfunzione/insufficienza multipla di vari organi. La maggior parte dei pazienti ha mostrato un coinvolgimento polmonare bilaterale, con lesioni localizzate principalmente a livello periferico e sub-pleurico con distribuzione diffusa. Il modello predominante di anomalia osservato era bilaterale cioè su 64 pazienti (79%), di tipo periferico su 44 pazienti (54%), mal definito su 66 pazienti (81%), opacizzazione del vetro smerigliato 53 pazienti (65%) ( Con il termine opacità a vetro smerigliato si intendono delle consolidazioni senza cancellazione dell’architettura parenchimale, causate da inspessimento della parete degli alveoli e dal loro riempimento di liquido proteinaceo per alveolite. Spiegazione personale aggiunta per dare al lettore una migliore comprensione del testo), coinvolgendo principalmente i lobi inferiori destro 225 pazienti su 849 dei segmenti interessati. La leucocitosi è stata rilevata in 26 pazienti (32%) e la linfocitosi in 54 (67%). Nella maggior parte dei pazienti la concentrazione di proteina C reattiva e siero amiloide A erano elevate.
Il trattamento omeopatico si basa sul principio secondo il quale un rimedio si dimostrerà curativo in una determinata condizione, se può produrre segni e sintomi simili in un essere umano sano durante la sperimentazione farmacologica. In caso di epidemie viene selezionato un rimedio generale sulla base dei sintomi esistenti sui pazienti e quel rimedio, noto come genere epidemicus, può essere somministrato al gruppo di popolazione interessato in quella particolare epidemia. Il genere epidemicus, cambierà di anno in anno se cambieranno i sintomi con i quali si presenta l’epidemia. Non solo i sintomi ma anche la sequenza e l’intensità dei sintomi specifici che possono modificare il rimedio omeopatico indicato. Sulla base degli studi epidemiologici e clinici, condotti finora, conosciamo i seguenti sintomi, che il nostro rimedio omeopatico dovrebbe coprire: febbre, freddo, tosse secca, polmonite, mancanza di respiro, senso di oppressione al petto. In base a questi sintomi vengono scelti una serie di rimedi che sono i seguenti: Phosphorus, Bryonia alba, Lycopodium, Arsenicum album, Sulphur, Iodium, Belladonna, Kali carbonicum, Mercurius solubilis, China, Lachesis, Antimonium tartaricum, Chelidonium, Gelsemium, ecc… Ora bisogna applicare la conoscenza della Materia Medica e filtrare i rimedi che corrispondono alla sequenza e al ritmo dei sintomi. I rimedi che hanno la tosse secca con la febbre sono i nostri candidati principali. Questi includono: Aconitum, Bryonia, Ipeca, Kali carbonicum, Phosphorus, Arsenicum album, Nux vomica, Sabadilla, Lycopodium, Sulphur, Carbo vegetabilis, Lachesis, Pulsatilla. In questa epidemia però, i sintomi si evolvono con un tempo discreto, quindi bisogna eliminare dalla lista i rimedi che hanno una rapida evoluzione come: Aconitum, Belladonna, Nux vomica, Arsenicum album. Dopo di ciò vanno eliminati anche i rimedi che tendono a produrre raffreddore con espettorato colante dal naso. Aggiunti questi ulteriori filtri ci restano i seguenti rimedi che sono il risultato dei nostri report: Phosphorus, Bryonia alba, Lycopodium, Kali carbonicum e Mercurius solubilis; i quali sembrano coprire ragionevolmente bene la lateralità, la sequenza e il ritmo dei sintomi. Il Phosphorus può essere subito escluso in quanto è indicato nelle emorragie e nella polmonite con presenza di lesioni nella cavità polmonare. Dei rimedi rimasti, quello che copre meglio i sintomi iniziali è la Bryonia alba, e credo che questo rimedio funzionerà bene anche nella profilassi. La stagione nella quale siamo adesso favorisce anche l’uso della Bryonia perché come è noto essa funziona bene quando i giorni sono caldi e le notti sono fredde, il tipo di transizione metereologica dopo l’inverno in cui ci troviamo attualmente. Il rimedio che copre meglio lo spettro dei sintomi successivi è invece il Lycopodium, e ci si potrebbe aspettare che esso aiuti una grande maggioranza delle persone le quali sviluppano la polmonite.
Quindi quale rimedio omeopatico dovrei prendere per il Coronavirus?
Se vivi in una zona non ancora colpita dal Coronavirus, per il momento non dovresti prendere alcun rimedio. Sulla base dell’analisi di cui sopra credo che Bryonia alba alla 6 CH o alla 30 CH possa servire come profilassi. Può essere somministrata solo alla popolazione colpita una volta al giorno, fino a quando le giornate diventeranno più calde e l’epidemia si sarà attenuata ( si spera). Se un paziente ha sintomi simil-influenzali, può assumere lo stesso rimedio alla 6 o alla 30 CH ogni 6 ore. Se un paziente sviluppa senso di oppressione al petto e mancanza di respiro, è probabile che il Lycopodium sia di aiuto. I suggerimenti per i rimedi si basano sui dati disponibili. L’omeopatia richiede un’individualizzazione molto più profonda e l’esperienza clinica nel trattamento dei pazienti con l’omeopatia per il Coronavirus, può far emergere un diverso gruppo di rimedi. Sconsiglio l’automedicazione, puoi mostrare questo articolo al tuo omeopata di fiducia. Se sospetti di aver contratto l’infezione da Coronavirus, contatta immediatamente le autorità sanitarie interessate nel tuo paese. Se hai una patologia simil-influenzale e desideri prendere un trattamento omeopatico, consulta di persona un omeopata qualificato”.
Le spiegazioni fornite in questo articolo sono molto dettagliate e danno spunti ragguardevoli in merito alla situazione e alla sperimentazione omeopatica sull’infezione da Covid-19. Ricordo a tutti che ogni infezione che abbia una natura virale o più semplicemente che sia causata dall’innalzamento di una carica batterica, attecchisce più facilmente su persone già immuno-depresse o che fanno largo uso di antibiotici o di FANS (farmaci ad azione non steroidea), per combattere malesseri dovuti ad infiammazione cronica che spesso sono il risultato di una cattiva alimentazione; la quale a sua volta crea un brusco innalzamento del picco glicemico e con esso del picco di cortisolo endogeno.
Nel mio ultimo libro, edito da Amazon in versione e-book e cartacea; “Logge cinesi, vuoto quantico e funghi. Per un approccio olistico all’individuo. Un ponte tra scienza e metafisica” ho ampliamente spiegato cosa mangiare per restare in salute e non dover ricorrere all’utilizzo di FANS o antibiotici e soprattutto, la potenza dei funghi medicinali usati quotidianamente anche a tavola nelle pietanze dove sono già presenti altre verdure o cereali integrali o pesce. Nella nostra cultura purtroppo, i funghi medicinali, non solo sono poco conosciuti ma sono stati demonizzati e per questo motivo sono stati per secoli rilegati ad un ruolo marginale e privo di potere. Quando poi, attorno agli anni ’60 dello scorso secolo, casualmente, sono stati riscoperti e messi in connessione con i tumori e la loro straordinaria capacità di sostenere le difese immunitarie dei pazienti oncologici, aiutandone la guarigione, hanno riacquistato una parte della gloria che gli spetta. Usarli tutti i giorni in cucina, non solo è molto più semplice di quanto sembri, ma anche reperirli nelle frutterie e nei supermercati è facilissimo! C’è solo tanta ignoranza in merito al fatto che i funghi che la grande distribuzione ci fa trovare a portata di mano, letteralmente curano e riequilibrano la flora batterica intestinale e quindi il macrobiota. Non solo agiscono sull’intestino, ma tutti hanno un’azione prepotente nel ridurre il picco glicemico e quindi automaticamente riducono il picco del cortisolo endogeno e curano il nostro gastroenterico che è la sede del sistema immunitario. In conclusione a questo articolo voglio solo ricordarvi che: tutto quello che abbiamo a nostra disposizione è l’energia e se non facciamo del nostro meglio per conservarla, è inutile aumentare i nostri anni di vita se facendolo diventiamo dei pluri-impasticcati!
Letizia Boccabella




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