
Ci sono eventi difficili, a volte tragici, nella vita di una persona che possono mettere a dura prova la capacità di credere in sé stessi e di attingere alla forza interiore per poterli superare. Eventi che ci danneggiano nel profondo, sia fisicamente che emotivamente dai quali rischiamo di rimanere schiacciati per sempre. Questa è la storia di un atleta professionista: Giordano Bruno Capparella che ha scelto di usare un dramma come motore propulsivo per una carriera di successo, invece di soccombere a un destino di pessimismo e schiavitù fisica.
Il successo è qualcosa che molti di noi rincorrono e che vorrebbero ottenere a tutti i costi, senza rendersi conto che spesso e volentieri la parola successo esprime nel linguaggio comune una connotazione da podio, da eccellenza, da numero 1. La superiorità indiscriminata a cui la semantica ci rimanda quando si parla di successo non lascia spazio ad equivoci; mentre invece l’accezione che a me piace dare alla parola successo è ben diversa ed è il frutto di una diversa consapevolezza di sé. Il successo esistenziale, a prescindere dal campo nel quale ci ritroviamo ad operare, è senz’altro alla base della soddisfazione e della felicità che si manifesta nella nostra vita e deve rispondere a dei requisiti ben precisi, deve rispondere ad una domanda fondamentale: “Se tu avessi tutto il tempo del mondo e tutti i soldi del mondo, cosa faresti?“. Se la risposta è: esattamente quello che faccio adesso… Complimenti! Forse voi non lo sapete ma siete delle persone di successo. Se la risposta implica solo una serie di doveri in completa contraddizione con quello che fate nel vostro quotidiano, per voi il concetto di successo è qualcosa che è ancora molto lontano, un miraggio… per il semplice fatto che vi siete lasciati distorcere dalla pressione della socializzazione che vi ha detto che la vita è dura e che non ci sono compromessi, ti devi adeguare, devi abbassare la testa e pensare solo a tirare avanti per arrivare a fine mese. Se invece la tua risposta è una via di mezzo perché stai facendo dei passi per assicurarti un futuro sempre più in linea con le tue esigenze interiori e che si sposi con le tue passioni, allora sei sulla buona strada per diventare una persona di successo.
Per quanto riguarda la mia esperienza personale posso asserire al mille per mille che tutte le persone che hanno raggiunto il successo nella loro professione, qualunque essa sia dallo sportivo professionista all’artista, dallo scienziato al medico o al businessman hanno in comune dei fattori fondamentali: sono tutte persone appassionate che amano la loro professione e benché lavorino molte più ore degli altri non sentono la stanchezza. Sono determinate a raggiungere i loro obiettivi nonostante tutto e tutti e non si lasciano scoraggiare dagli imprevisti o dagli ostacoli perché sono coscienti che essi fanno parte del gioco, tutt’al più si ritirano momentaneamente per creare una strategia adatta al caso e poi ripartono più forti e determinati di prima. Benché sentano l’urgenza del tempo riescono a comprimerlo e a non lasciarsi sopraffare dall’ansia perché sanno che ogni step successivo necessita che il precedente si sia sedimentato a dovere. Sono aperte alle necessità dell’ambiente e con questo intendo dire che sono flessibili alle esigenze del momento, di se stessi e degli altri, senza dare un peso eccessivo a nessuna delle tre istanze ma trattandole in maniera equanime. Questo li rende più adatti a fare la scelta giusta al momento giusto. Usano i parziali insuccessi per guardarsi dentro e scoprire come migliorare interiormente e come correggere atteggiamenti, pensieri o tendenze inconsce che possono ostacolarli, in modo da non commettere due volte lo stesso errore. In ultima analisi posso considerare persone di successo, quelle persone che naturalmente e senza sforzo divengono degli esempi per gli altri, guidandoli a compiere scelte che altrimenti da soli non avrebbero mai fatto. Passi che da soli, non si sarebbero concessi di realizzare, solo perché davano più energia e attenzione ai loro limiti interiori piuttosto che alle possibilità che la vita gli riserva quando decidono di realizzare l’essenza più profonda di loro stessi.
Oggi ho deciso di intervistare un grande atleta nonché amico, per scoprire il segreto del suo successo e la sua personale visione di quest’ultimo. Giordano Bruno Capparella; due volte campione Italiano di SUP (stand up paddle) e di Canoa polinesiana, che vive e lavora ad Anguillara Sabazia nel suo centro lo Sporting Club Sabazia. Quando non è in giro per il mondo a gareggiare e cavalcare le onde di mari e laghi stupendi che alleggeriscono l’animo al solo sguardo, ha trovato un po’ di tempo da dedicarmi per rispondere alle mie domande. Ci tengo a precisare che l’intervista è stata il frutto del momento e della sua onestà nel mettersi a nudo, rispondendo a domande alle quali non era preparato. Quello che ne è uscito, a mio parere, rispecchia esattamente quello che succede quando si ha la capacità di essere nel flusso. Vi resta solo una cosa da fare: leggerla e lasciare un commento se gradite farlo.

Che cos’è per te il successo Giordano? – Allora, innanzitutto tu dai per scontato che io abbia successo… Credo che ci sia tanta umiltà da considerare nel fattore successo, perché ognuno di noi sia a livello professionale che a livello personale non credo possa mai definirsi arrivato. C’è sempre un’ evoluzione, c’è sempre una crescita… quindi in base alla propria umiltà c’è anche la capacità di crescere ancora e di migliorarsi; quindi credo che il successo sia riuscire sempre a mettersi in discussione?
Per te che cosa vuol dire vittoria? Qual è la tua personale interpretazione di vittoria? Bella domanda! Ultimamente ho affrontato alcune esperienze, alcune sfide dure, difficili, con un risultato discreto, però a differenza di altri anni e di altre stagioni, in questa me la sono vissuta molto meglio perché ero più sereno psicologicamente. Quindi il mio successo, la mia vittoria è stata soprattutto psicologica; mi sono divertito nel fare quello che dovevo fare.
Quanto hanno contribuito volontà e determinazione a renderti un campione? Ho una capacità innata probabilmente di portare me stesso oltre il limite. Sicuramente però, dopo tanti anni mi rendo conto che ho dei limiti anche io come tutti e i miei sono magari quelli che potrebbero farmi essere più militante e militare in alcune cose. Invece mi piace essere comunque me stesso e nello sport purtroppo, ovviamente, ci vuole disciplina! Quindi la disciplina è una delle cose da imparare, invece la passione e le capacità innate, quelle sono cose diverse. Credo che riuscire a vincere, sia il risultato dell’ avere la giusta proporzione tra metodo, dedizione, costanza e impegno. Alla fine tutto torna se ti diverti, se riesci anche a passartela bene… Sennò tutto se ne va e non lascia il segno. Credo quindi che il segreto sia riuscire a divertirsi, trovare una valvola per rendere le cose divertenti…

Nella tua carriera senti di più il peso di dover difendere la tua posizione, quindi i risultati che hai acquisito e quindi diciamo la competizione? Oppure quello che conta davvero per te è la passione che ci metti in quello che fai? Sicuramente entrambe! Chi raggiunge un certo livello ha sempre qualcosa da perdere a differenza di chi invece lo deve ancora raggiungere ed è ad una sola vittoria. Quindi la sconfitta, finché non hai niente da perdere non esiste… C’è ovviamente anche una certa componente di ansia, l’apprensione di dover mantenere il proprio livello adeguatamente alto. Però a questo si unisce anche la coscienza di invecchiare, di crescere e di lasciare spazio a personaggi più giovani magari più forti. Lo sport va avanti.. e quindi bisogna fare i conti anche con questo. Il risultato è che oggi sicuramente posso fare più affidamento sulla personalità che ho costruito con lo sport più che col portare a casa il semplice risultato.
Nella tua giornata tipo Giordano, trovi mai il tempo per meditare? Sinceramente poco. Credo che sia più per volontà che per tempo. E’ vero che trascorriamo molte ore delle nostre giornate, purtroppo, o collegati al telefono oppure immersi in altri milioni di impegni quando potremmo ritagliarci una bella pausa quotidianamente per stare con noi stessi. Non lo faccio purtroppo perché mi manca la volontà; però c’è un momento che è obbligatorio e che è rigenerante, è quando sono in allenamento in acqua e fortunatamente passo quell’ora, due ore tre ore al giorno, e non sono poche, completamente da solo con i miei pensieri e basta. Lì, è quello che io considero il mio momento di meditazione.
Guardando indietro nella tua vita, puoi individuare delle sincronicità che ti hanno fatto arrivare esattamente dove sei adesso? Assolutamente sì! E c’è un evento specifico ed un’occasione specifica, magari ce ne sono anche altre, diverse, però questa negli anni l’ho metabolizzata e posso assicurarti che è oggettiva… si tratta di un evento spiacevole, un evento accaduto quando avevo quasi 19 anni e ho subito un brutto incidente con la moto, rischiando la paralisi quasi totale. Grazie invece ad un chirurgo che mi ha davvero graziato e miracolato rimettendomi in piedi, sono riuscito a farcela, e da lì la mia vita è cambiata totalmente. Sotto consiglio dei medici ho iniziato a costruire una muscolatura che potesse sostenere quello che la schiena non sosteneva più dopo l’incidente e con quella scusa e la passione per lo sport sono arrivato al livello nel quale sono oggi.

Possiamo quindi asserire in piena consapevolezza che tu sei riuscito a trasformare un evento negativo in positivo e a trarne grande beneficio? Costruendoti giorno per giorno, hai realizzato il tuo scopo di vita? Hai consolidato non solo una passione ma ne hai ricavato una vera e propria carriera? Assolutamente sì. Dalla mia vita di adolescente scanzonato e un po’ rivoluzionario, sono stato catapultato in una fase in cui invece, dovevo essere molto attento, molto concentrato, molto impegnato; e da lì è diventato tutto molto più schematico, molto più matematico, serio, così di conseguenza sono cresciute le performance e i risultati. Quindi diciamo che è stato proprio il cambiamento di vita totale che mi ha aiutato ad essere il Giordano di oggi. Vorrei trasformare questo in un consiglio: spero che chiunque si ritrovi nella mia stessa situazione oppure in una analoga, possa raccogliere questa mia testimonianza come un buon esempio e capire che c’è sempre una rinascita anche da una cosa o da un avvenimento negativo: la mente fa tanto!
Quando invece ti capita di perdere una gara, come reagisci emotivamente? Beh, lascia sempre l’amaro in bocca la sconfitta… Però bisogna imparare a perdere, anche perché a livello psicologico abbattersi ti porta a peggiorare le cose. Mentre invece uno dei fattori più disarmanti per il nemico, per il competitor è un bel sorriso spensierato. Quindi quando ti vedono in partenza o all’arrivo, anche se non hai fatto una grande gara, ma soprattutto in partenza e quando non sei andato bene, irradiato da un grosso sorriso e un umore giusto, riesci a sbaragliarli tutti! Li mandi proprio al manicomio, li spiazzi completamente… bisogna essere sempre positivi, propositivi e alleggerirsi il più possibile, perché maggiori sono le ansie e le paranoie e meno se ne esce fuori.

E quindi più che sbaragliare il nemico, così facendo tu sbaragli te stesso, cioè il tuo nemico interiore? Sì….. Forse esiste un auto convincimento, un lavoro psicologico personale che ti porta ad essere più sicuro di te, più rilassato e ad affrontare ogni fase della tua vita, ogni aspetto di essa con un umore diverso e quindi poi ti aiuta anche nella vita di tutti i giorni e non solo nello sport.
Che consiglio ti senti di dare a tutti quelli che vorrebbero intraprendere una strada diversa nella loro vita, sia che sia a livello sportivo sia che sia a livello lavorativo ma che comunque più corrispondente a quello che vogliono veramente fare, invece di accontentarsi di portare a casa semplicemente uno stipendio a fine mese? Questa è tosta! Forse è proprio lo stipendio a fine mese che ci porta a non essere soddisfatti di noi stessi. E’ vero che ognuno ha le possibilità che questo mondo gli mette a disposizione quando nasciamo e va bene… Ma il mondo è fatto di scelte, quindi credo che ognuno di noi debba avere la forza e la capacità di poter scegliere per sé e decidere se il percorso che sta intraprendendo o seguendo è quello giusto, quello che gli da soddisfazione o se invece, è solo una condizione che si è trovato ad avere lì bella e pronta. Bisognerebbe ogni giorno pensare: sto facendo una cosa che mi piace? Lo sto facendo davvero?…oppure sono costretto a farlo? Non finisce qua la vita! Spesso ci arrendiamo già a 20 anni a 30 anni! Mentre invece abbiamo altri 50 anni davanti dove possiamo fare di tutto… quindi non è mai tardi per decidere di cambiare vita e di fare quello che ci piace. Se dobbiamo considerare l’aspetto economico e basta dico: vaffanculo! E’ meglio mettere sulla bilancia la salute psicofisica rispetto a quella economica che viene dopo, piuttosto che pensare solo ad arrivare a fine mese.
So che hai letto il mio libro “Il Tao dei miracoli, come rendere possibile l’impossibile”. Qual è stata la parte che ti ha aiutato di più o che ti ha risuonato maggiormente? Sicuramente più verso la fine, dove sono riuscito a trovare dei capitoli che sentivo più miei, più in linea con la mia situazione; che corrispondevano in un certo qual modo al mio percorso di vita. Lì ho trovato uno spunto per lavorare un pochino meglio sull’affrontare le mie performance con una coscienza diversa.
Proprio in uno di questi capitoli, che anche non volendo hai menzionato rispondendo alle precedenti domande ed in particolare quando hai parlato della tua svolta esistenziale in seguito all’incidente che hai avuto a 19 anni, dal titolo: “Le esperienze non fanno la realtà”, ho cercato di trasmettere ai lettori il concetto fondamentale che noi non siamo le esperienze che ci capitano nella vita, bensì siamo il risultato di come interpretiamo queste esperienze e di come reagiamo ad esse o agiamo in base ad esse. Ho infatti posto l’accento sul fatto che sei riuscito a trasportare un evento negativo in una molla propulsiva verso il successo ed a trovare il tuo Scopo di vita, e di come spesso quest’ultimo possa prendere vita da sincronicità che apparentemente possono sembrare sfortunate. Cosa ne pensi? Qual è il tuo punto di vista in merito a questo concetto?
Credo innanzitutto che il nostro umore come tante altre cose della vita siano cicliche e vadano in up and down e quindi dobbiamo imparare intanto a convivere con i nostri momenti di up, che sono facili e i nostri momenti di down senza evitarli, quindi per lo stesso motivo consiglio a chiunque e soprattutto a me stesso, di prendere le esperienze positive della nostra vita come quelle negative, allo stesso modo e di conseguenza come esperienze di crescita. Non pensare quindi che quello che ci arriva dalla vita sia sempre negativo, perché tanto il mondo è fatto di su e di giù, quindi tante esperienze negative e tante coincidenze negative sono effettivamente equivalenti a quelle positive, bisogna solo imparare a vederle e leggerle nel modo giusto. Essere abbastanza pronti a percepirle nel modo più sano che c’è e così vivere con un po’ di leggerezza in più e non pensare che tutto sia sulle nostre spalle, lasciare un po’ correre… il mondo è fatto per andare avanti a prescindere dalle nostre scelte o dal nostro umore.
Alla domanda: “Se avessi tutti i soldi del mondo e tutto il tempo del mondo, cosa faresti nella tua vita”? Bello! Passerei le intere giornate ad imparare qualsiasi cosa io possa imparare trasmettendolo gratuitamente; cosa che purtroppo non mi è sempre permesso ad oggi, dato che la nostra società e le nostre condizioni ci impongono e mi impongono, di trasmettere le mie passioni questo sì è vero; però essendo queste ultime anche le basi del mio lavoro, necessitano di dover chiedere qualcosa in cambio e il dover pretendere comunque un riconoscimento. Ma il mio vero sogno sarebbe quello di poter manifestare e promuovere e insegnare e dare agli altri gratuitamente. Senza avere l’impegno obbligatorio di avere qualcosa indietro, farlo semplicemente per il bello e per l’emozione fine a se stessa di trasmettere quello che ho imparato e che sento mio agli altri.
Con queste ultime parole che lasciano una grande apertura per il futuro di Giordano Bruno Capparella, chiedo a voi lettori un parere: quanto ritenete che il nostro campione sia un uomo di successo?
Nel mentre vi invito a visitare, se ancora non l’avete fatto, le varie pagine dei social, dove potete trovare le attività dello Sporting Club Sabazia e tutte le news sulle gare ed i risultati della stagione in corso.
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Venite a provare il SUP e le altre attività allo Sporting Club Sabazia, troverete un bellissimo ambiente e tanto sano divertimento.
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Se siete interessati a scoprire le potenzialità di uno sport ancora poco conosciuto come il SUP, vi consiglio di leggere il seguente articolo. Vi renderete conto dei benefici che potrete trarre da questa meravigliosa e rigenerante attività acquatica. Buona lettura a tutti e se vi va, vi aspetto per i vostri feedback.
La fisica del SUP. Tutti i benefici di cui si può godere praticando uno sport adatto ad ogni età. Il SUP dal punto di vista olistico
Letizia Boccabella




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