
L’argomento che sto per trattare in questo articolo è molto vasto e tentare di farne una corretta sintesi è un’operazione quasi titanica benché ritengo che sia fondamentale chiarire le idee dello studente realmente interessato alla grafologia morettiana. Come ho avuto modo di spiegare più volte, una corretta analisi di uno scritto prevede che il grafologo sia in grado di vedere le famose tre righe. In assenza di questo specifico modo di vedere, si rischia nove volte su dieci di incappare in gravi errori di valutazione che sono il frutto della mera osservazione dei segni. Le famose tre righe ci aiutano ad individuare la costituzione di base del soggetto e ciò implica che, per conseguenza diretta, sappiamo vedere la sua biotipologia e quindi la crasi endocrina. Solo dopo, osservando se la scrittura trascina o meno l’occhio del grafologo attento, saremo in grado di determinare il livello di attività del soggetto scrivente e poi, ancor di più attraverso l’interpretazione dei segni nella loro interdipendenza; sapremo distinguere la primarietà o la secondarietà del carattere. Moretti con la sua finezza di analisi, addirittura arriva ad usare in maniera equanime due aspetti fondamentali della natura umana che sono: il temperamento ed il carattere, dove egli stesso definisce il primo come immutabile ed il secondo come mutabile e con possibilità evolutive. Il temperamento è l’espressione della crasi endocrina del soggetto derivante dallo sviluppo dei foglietti embriogenetici, il quale avviene tra la quarta e l’ottava settimana di gestazione; ed è per questo motivo che viene definito immutabile per il resto della vita. Il carattere invece può e dovrebbe essere modulato in base agli stimoli esistenziali ed al lavoro su se stessi, mantenendo pur sempre la base di quel preciso temperamento; questo implica che il soggetto reagirà agli stimoli ambientali a seconda della sua natura neuroendocrina. Ecco spiegato l’uso che Moretti faceva nel descrivere la persona dominata dal temperamento dell’attesa oppure indistintamente dal carattere dell’attesa. Le Senne invece basa la sua caratterologia su perni che non affondano nella biotipologia ed è per questo che inizialmente e da molti psicologi di fine ‘800 venne messa in seria discussione fino a quando la valenza dell’interpretazione attraverso la quale Le Senne ci propone otto grandi divisioni che divengono appunto otto grandi categorie del carattere; con le sfumature dell’attività e della non-attività, dell’emotività e della non-emotività, della primarietà e della secondarietà, e dell’ampiezza o strettezza del campo di coscienza, verranno successivamente avallate da studiosi del calibro di J. Rivère e A. Vels ed usate sia in campo pedagogico sia in campo analitico e clinico. Gli otto caratteri di Le Senne hanno una corrispondenza effettiva con la crasi endocrina e qundi con la biotipologia del soggetto scrivente, tanto da produrre la seguente divisione:
- L’apatico: biotipo entoblastico dal temperamento linfatico: non-emotivo, non-attivo secondario;
- L’amorfo: biotipo entoblastico dal temperamento linfatico: non-emotivo, non-attivo primario;
- Il sanguigno: biotipo mesoblastico-entoblastico dal temperamento sanguigno: non-emotivo, attivo, primario;
- Il Flemmatico: è l’unico che può avere due basi biotipologiche diverse: biotipo entoblastico-ectoblastico con il temperamento bilioso come primo fattore, oppure il biotipo mesoblastico-entoblastico con il fattore bilioso sempre in prima battuta, da entrambe le basi biotipologiche si ricava il temperamento flemmatico: non-emotivo, attivo, secondario;
- Il Collerico: biotipo mesobastico-ectoblastico dal temperamento collerico: emotivo, attivo, primario;
- Il Passionato: biotipo mesoblastico-ectoblastico dal temperamento passionato: emotivo, attivo, secondario:
- Il Nervoso: biotipo ectoblastico-mesoblastico dal temperamento nervoso: emotivo, non-attivo, primario;
- IL Sentimentale: biotipo ectoblastico-entoblastico dal temperamento sentimentale: emotivo, non-attivo, secondario;
In questa sede non sarà mia premura descrivere i caratteri bensì come accennato inizialmente, in questo articolo mi propongo di spiegare come J. Rivère attraverso il suo simbolismo estremo, cioè le famose tre righe, sia arrivato a proporci un metodo esatto per comprendere dalla grafia, la struttura caratterologica del soggetto e quindi ricavarne la biotipologia di base da cui deriva la crasi endocrina e quindi il temperamento. Nel testo dal titolo: “Graphologie du caractère” di J. Rivère con traduzione italiana a cura di Padre Nazzareno Palaferri e di cui egli stesso mi fece dono di una copia durante il mio praticantato come sua allieva diretta nell’Aprile del 2005, nel capitolo sul Simbolismo estremo, a pag. 133 l’autore ci tiene a sottolineare come le contestazioni che ricevette per questo tipo di metodo sono di banale fattezza e provengono evidentemente da persone non proprio all’altezza del compito che si propongono. Così scrive con stile ironico ma grandemente incisivo: “Tutti i mezzi sono buoni. Sembra saggio non imitare quei medici che preferiscono non guarire i loro malati, perchè il metodo che li guarirebbe non è conforme alla dottrina che professano e che a loro ha valso la reputazione. (..) In verità tutto ciò che è formale o formulato, dovrà essere dimenticato, poichè la vista, primo strumento della presa di coscienza, non è l’organo che deve deferire all’intelligenza razionale per ottenere un giudizio. (..) Ma perchè tanta preoccupazione, tutti quelli che hanno paura, tutti quelli che non sono molto maturi, tutti quelli che non sembrano disposti a fare i necessari sforzi, non dovranno fare altro che astenersene. E’ infine necessario in vista di una improbabile giustificazione, richiamare tutte queste sensazioni di “colore” e di “peso” che Ludwig Klages non manca di invocare per farsi capire, e che nessuno si permetterebbe di annoverare tra i segni formali. Ecco allora che anche noi cominciamo col domandare di valutare il peso di una scrittura, però in maniera molto precisa e dando sistema alle informazioni che ci fornirà la nostra bilancia interiore”.
Ed eccoci arrivati alle famose tre righe: la scrittura ha il suo peso esattamente come la persona la quale ha vergato il foglio. Gli emotivi non-attivi hanno una scrittura leggera, gli attivi non-emotivi hanno una scrittura più pesante, gli emotivi attivi hanno una trama grafica intensa ma mai pesante, i non-emotivi e non-attivi rivelano una grafia pesante ed immobile. Il metodo con il quale si procede di fronte ad una scrittura è il seguente: si entri in uno stato di rilassamento e di tranquillità prendendosi tutto il tempo di cui si ha bisogno perchè inizialmente si dovrà allenare l’occhio e addestrare la mente a tacere per vedere ciò che si cela oltre l’apparenza immediata. Si isolino tre righe all’interno dello scritto, dopodichè si chiudano gli occhi e con calma dopo un tempo adeguato che è direttamente proporzionale al soggetto che sta eseguendo l’atto, si riaprano e si osservi quale delle tre righe scelte, esce fuori dal blocco come ponendosi davanti alle altre due che restano a fare da sfondo. Se uscirà fuori la riga in alto ci troveremo di fronte ad una costituzione ectoblastica quindi di fronte ad un temperamento Nervoso o Sentimentale; se esce fuori la riga di centro rimanendo stabile avremo una costituzione iper-mesoblastica cioè meso-ecto e quindi un temperamento Collerico o Passionato; se esce fuori la riga di centro ma immediatamente dopo l’occhio viene come trascinato verso il basso avremo una costituzione mesoblastica-entoblastica e quindi un temperamento Sanguigno o Flemmatico; infine se sarà la riga in basso delle tre ad uscire fuori non potremo sbagliare affermando di trovarci di fronte ad un soggetto a costituzione entoblastica e quindi ad un temperamento Amorfo o Apatico. Come tutti i processi di apprendimento anche questo metodo necessita del giusto tempo per essere messo in atto e della pazienza per farlo proprio; e ripeto che chi obietta dicendo che non è un metodo valido perchè non alla portata di tutti, è solo perchè non ha le giuste capacità per farlo suo e questo implica che la sua struttura nervosa è carente della funzione Intuito la quale invece è fondamentale per un bravo grafologo. Di contro come obiettava Padre Nazzareno Palaferri e come adesso faccio io, l’errore non è nel metodo bensì in chi non ha la giusta disposizione per metterlo in atto.
Il secondo passaggio che va eseguito immediatamente dopo è quello che occorre al grafologo per stabilire il livello di attività del soggetto. Si prenda in mano nuovamente lo scritto, ci si abbandoni con la stessa disposizione d’animo di cui sopra e poi si osservi con fare tranquillo se l’occhio viene come trascinato alla deriva dallo scritto stesso. Per trascinato alla deriva si intende che l’occhio deve essere portato come fuori dallo scritto cioè come se quest’ultimo abbia la forza intrinseca per fare in modo che colui che lo osserva venga rapito dal movimento. Se ciò accade il soggetto è attivo, se ciò non accade il soggetto è non-attivo. Saper distinguere ciò è fondamentale in quanto il grado di attività caratterologica ci rivela anche ed in un certo qual modo, il grado di salute mentale della persona. In merito al concetto di attività possiamo dire che: “...è la tendenza congenita ed assidua ad agire o a creare occasioni per agire, muoversi, fare, intraprendere, non per fini secondari quali certi risultati e il guadagno, o per stimolazioni esterne, ma per impulso endogeno. Il soggetto attivo presenta perciò delle caratteristiche:
- ha il gusto di agire,
- di fronte agli ostacoli non si scoraggia, anzi prova piacere a confrontarsi con essi e a superarli. Per tale motivo non desiste di fronte agli insuccessi, ma riprova ed affronta ancora le stesse iniziative perchè sostenuto da nuove esperienze. Si può dire che sia questa la nota dominante dell’attivo: più l’azione è ardua e più è stimolato ad affrontarla,
- se il soggetto non ha un’attività è spinto a crearsela (spirito di iniziativa),
- mostra franchezza e sicurezza sia nell’atto di decidersi che nella conduzione dell’attività,
- l’attività si nutre di se stessa e non fa il fiatone, scrive J. Rivère, si stanca poco ed eventualmente si ricarica presto di energie.
Per questo continua J. Rivère dicendo che la pigrizia è la madre di tutti i vizi… razionalmente diremo: l’inattività è la madre di tutti gli insuccessi e di quasi tutti i disordini, si potrebbe aggiungere di numerose malattie. (Nazzareno Palaferri – Tipologia umana caratterologia e grafologia – Cap. 4 Paragrafo 6 pag. 90-91)
Aggiungo solo una piccola nota in merito all’emotività: essa è il sale della vita ed esserne privi entro limiti accettabili appiattisce l’esistenza. Essere troppo emotivi invece, crea un riverbero a livello fisico (come diceva giustamente Moretti) una traccia sugli organi bersaglio, creando un substrato che diviene ansia esistenziale. I caratteri meglio dotati alla vita, come diceva Le Senne sono quelli che hanno un giusto equilibrio di attività ed emotività; nel nostro caso quindi i Collerici e i Passionati. Addirittura Le Senne metteva al primo posto i Collerici perché con la loro primarietà, benché portati verso alcuni eccessi in base alla loro natura specifica, erano pur sempre quelli che sopra ogni altro carattere, mantenevano un certo grado di positività nel futuro e di amabilità. Doti che li rendevano ricercati in società. I Passionati, essendo dei secondari, possono andare incontro a depressione se non vedono realizzati i loro scopi benché, quando riscoprono lo Spirito, divengono inarrestabili e lasciano tracce di sé nella storia. Sia Moretti che Palaferri erano dei Passionati.
Concludo l’articolo volendo sottolineare che ci sarebbe ancora molto da dire ma come si potrà facilmente comprendere in tempi e spazi ristretti come quelli di un blog, sono forse stata anche troppo prolissa. Mi premeva semplicemente far capire che esiste il metodo delle tre righe e come tale ho tentato di descriverlo nel miglior modo possibile perchè gli studenti ne facciano uso, così da rendere completa la grafologia morettiana esattamente come usava fare il Maestro Padre Nazzareno Palaferri e alla cui memoria dedico i miei sforzi per continuare, spero sempre nel migliore dei modi, il suo lavoro.
Letizia Boccabella









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