morinda citrifoglia

In questo articolo continuerò a prendere in esame due delle sei piante viste nell’articolo precedente, riportando gli studi provenienti da varie università di tutto il mondo, le quali confermano le straordinarie proprietà di questi vegetali nell’aiutare la fisiologica depurazione dell’organismo umano dai metalli pesanti e sostanze inquinanti presenti nell’aria, nell’acqua e nei cibi. Nello specifico oggi vedremo la Beta Rubra (barbabietola rossa) e la Morinda citrifolia (Noni). Cliccando sul link sottostante potrete accedere direttamente all’articolo precedente:

Depurarsi dai metalli pesanti: è possibile attraverso le piante! A conferma gli studi di diverse università di tutto il mondo.

Beta Rubra: il titolo dello studio effettuato dal Department of Medicine, Semmelweis University, Budapest Hungary, è il seguente: “Effetti protettivi sul fegato della Barbabietola (Beta vulgaris var. rubra) durante il danno da ischemia-riperfusione” e prende in considerazione gli effetti detossinanti della pianta sul fegato anche dopo uno elevato stress chirurgico. La riperfusione dopo un intervento chirurgico al fegato, o un trapianto è associata allo stress ossidativo, che altera le più importanti funzioni cellulari e causa danno agli epatociti. Inoltre, le cellule del Kupffer e le cellule stellate sono attivate dallo stress ossidativo e sono responsabili del risultante danno al fegato, generando una grande quantità di radicali liberi, citochine e prostaglandine. Gli effetti detossinanti di beta rubra sono dovuti ai componenti attivi come betaina, betanina, betaxantine, flavonoidi, polifenoli, vitamine (tiamina, riboflavina, piridossina, acido ascorbico) acido folico,, biotina, fibre solubili e pectine. Di questi hanno ottime proprietà antiossidanti soprattutto la betanina, i flavonoidi e altri polifenoli. Obiettivo di questo studio è stato valutare se il danno epatico potesse essere prevenuto dal pre-trattamento con una dieta ricca di beta rubra. Il contenuto di elementi metallici della barbabietola può prevenire la diminuzione dell’attività della superossido dismutasi rame/zinco nel fegato. Gli studi sono stati effettuati su ratti Wistar divisi in due gruppi: non trattati e trattati con barbabietola. L’ischemia epatica è stata mantenuta per 45 minuti, seguiti da 15 minuti di riperfusione. Poi sono state misurate le capacità antiossidanti, il potere riducente, la concentrazione di gruppi- SH liberi, le attività di glutatione perossidasi e superossido dismutasi, e le concentrazioni di acidi grassi e ioni metallici nel fegato. Grazie al consumo di barbabietola, si è visto che i parametri degli enzimi antiossidanti nel fegato erano aumentati notevolmente rispetto agli animali non trattati. L’aumento del contenuto di rame e zinco può proteggere gli epatociti dallo stress ossidativo perchè questi elementi sono richiesti per la funzione della superossido dismutasi. Il cambiamento delle concentrazioni di ioni mettallici e di acidi grassi conferma che questi elementi svolgono una funzione essenziale nei pathway cellulari. In conclusione è stato dimostrato come beta rubra ha effetti detossificanti sul fegato, anche dopo uno stress chirurgico. Un altro studio dai risultati molto importanti è stato condotto dal Research Institute of Nutrition di Bratislava nella Repubblica Slovacca, dal titolo: “Effetti delle fibre di Beta rubra nell’ipercolesterolemia alimentare e nella carcinogenesi colorettale indotta chimicamente in ratti”. In questo studio sono stati presi in esame gli effetti protettivi di una dieta arricchita con il 5% o il 15% di cellulosa, o con il 15% di fibre di Beta rubra sullo sviluppo della ipercolesterolemia alimentare e di carcinoma colorettale chimicamente indotto nei ratti maschi del ceppo Wistar. L’ipercolesterolemia è stata indotta attraverso la somministrazione di una dieta, particolarmente grassa, contenente lo 0.3% di colesterolo. Il carcinoma colorettale è stato indotto sperimentalmente, attraverso somministrazioni di dimetilidrazina. Le valutazioni al termine del trattamento mostrano che la dieta arricchita con fibre di Beta rubra, al contrario di quella arricchita con cellulosa, determina una riduzione dei valori sierici di colesterolo e di triacilglicerolo (rispettivamente del 30% e del 40%) ed un aumento significativo delle HDL.  Questa dieta determina anche una riduzione di circa il 30% del colesterolo contenuto nell’aorta, suggerendo un effetto anti-aterosclerotico e vaso protettivo. L’assunzione di fibre di beta rubra riduce in oltre l’incidenza  di lesioni precancerose (evidenziate come cripte aberranti) nel colon, indicando un effetto antidegenerativo.

Morinda Citrifolia (Noni): Il seguente studio: “L’estratto di foglie di Morinda citrifolia Linn possiede attività antiossidante e riduce la stimolazione nocicettiva e la migrazione dei leucociti”, portato avanti dal Department of Physiology della Federal University of Sergipe (UFS) di Sao Cristovao del Brazil; ha evidenziato come l’estratto di Morinda citrifolia Linn possieda un ampio range di effetti terapeutici, inclusi quelli contro il mal di testa, la febbre, l’artrite, le gengiviti, i disordini respiratori, le infezioni, la tubercolosi e il diabete. L’obiettivo principale del suddetto studio è stato quello di valutare le proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, antinocicettive e antibatteriche dell’estratto acquoso di foglie di Morinda c. (AEMC). L’attività antiossidante è stata osservata nel constatare la perossidazione lipidica, la produzione di ossido nitrico e di radicali idrossilici, altamente nocivi. Gli effetti antinocicettivi di AEMC sono stati riscontrati tramite il test acetic acid induced writhing, (con questo test vengono somministrati i composti da saggiare su animali; in seguito viene indotto il dolore addominale, tramite iniezione intraperitoneale di acido acetico in acqua distillata) usando la dose più elevata (400 mg/kg). Inoltre AEMC ha ridotto significativamente la migrazione leucocitaria in dosi da 200 a 400 mg/kg  e ha mostrato una scarsa attività antibatterica. I risultati mostrano che le proprietà dell’estratto di Morinda C. potrebbe essere ulteriormente analizzato per realizzare nuovi trattamenti per la cura del dolore e per le cure infiammatorie. Il secondo degli studi presi in esame dal titolo: “Attività immunostimolante di noni (Morinda Citrifolia) su Linfociti B e T”, è stata eseguita dal Department of Pharmacology, C.U. Shah College of Pharmacy , S.N.D.T. della Women’s University di Mumbay India. Il noni è una pianta tradizionale medicinale che si è dimostrata efficace nel trattamento delle infezioni, grazie alle sue proprietà immunostimolanti. Tuttavia mancano ancora studi dettagliati che dimostrino gli effetti dei differenti composti isolati della pianta sul sistema immunitario. In questo studio sono stati valutati gli effetti stimolatori degli estratti dei frutti e degli estratti di Morinda citrifolia su importanti componenti dell’immuunità adattativa, ed in particolare sui linfociti B e T. Gli effetti degli estratti di M.C. sono stati valutati sui linfociti in vitro attraverso un saggio MTT (una prova per valutare la vitalità cellulare) ed in vivo attraverso tecniche che valutano la risposta immunitaria mediata da cellule. I risultati del saggio MTT indicano che gli estratti acquosi e idroalcolici aumentano significativamente la proliferazione delle cellule della milza, in vitro, con conseguente aumento della risposta immunitaria di tipo cellulo-mediata. Gli effetti degli estratti dei frutti di M.C.  sui linfociti B sono stati valutati attraverso il metodo dell’ipersensibilità ritardata. Il risultato dello studio ha confermato sia le proprietà immunostimolanti cellulari e umorali dei frutti di Morinda citrifolia sia il loro utilizzo nella medicina tradizionale.

Letizia Boccabella