Ritmo-musicale

Quasi tutti nell’esperienza quotidiana sappiamo cos’è il ritmo, oppure ne abbiamo avuto contatto diretto attraverso la musica, il ballo e propriamente attraverso molte forme d’arte! Ma forse i più, resteranno sbalorditi sapendo che il funzionamento del corpo umano in ogni suo singolo aspetto deriva dal ritmo! Il sistema nervoso soggiace ad uno specifico ritmo, il cuore batte ad un ritmo peculiare che è diverso per ognuno e facendolo emette un suono, e quando si ausculta lo si percepisce con una tale precisione da sembrare incredibile… e lo potete trasformare in una sorta di aggettivo per descriverlo, sentirete che il cuore di qualcuno esprime dolcezza, un altro forza, un altro caos e ribellione ecc… Ogni organo, come diceva l’antica Medicina Tradizionale Cinese emette un suono, e delle specifiche emozioni che sono il risultato di uno stato di eustress o di distress; ed a loro volta lo fanno per dialogare con gli altri organi o tessuti, creando quella che viene chiamata dai fisici: risonanza di fase. Ad esempio, Girolamo Moretti, grandissimo genio psicologico il quale creò appunto la Grafologia Morettiana, capì che il ritmo era alla base del funzionamento dell’essere umano e riuscì ad esprimerlo attraverso un particolare segno che chiamò: disuguale metodico. “Nel suo aspetto essenziale il ritmo va visto come la successione regolare ed ininterrotta degli impulsi antagonisti dell’energia che anima la vita in tutte le sue espressioni, attraverso le fasi antagoniste della vita. Ogni fase si articola in un movimento forte e in un movimento debole (stenia-astenia), yang e yin, con una caratteristica scientificamente certa: un ritmo compreso quello grafico non è mai puro, cioè non è mai esente da rumore!” (L’indagine grafologica e il metodo morettiano. Nazzareno Palaferri Edizioni Messaggero di Padova, Cap. 10 pag 197)

 

Quando c’è ritmo c’è anche ordine, quell’ordine di cui parlava già Platone, di una melodia cinetica; frutto del coordinamento delle aree celebrali che in stato di interconnessione l’una con l’altra creano una fluidità di aree e funzioni che si svolgono in maniera sistemica (come scoprì Lurija); e di un’armonia, quell’armonia pulsante del Disuguale Metodico di Moretti. Citando un grande esperto di ritmo: klages, egli ci fa notare come uno degli elementi fondamentali per descrivere cosa sia realmente il ritmo è l’eccitamento-impulso il quale attiva il flusso dell’agonismo-antagonismo dell’energia. Questa costante dualità deve presentare forme le quali sono costantemente simili ma mai uguali; per questo motivo egli scrive: “Il ritmo riproduce, in tempi costantemente simili, delle forme solamente somiglianti“. Diviene così abbastanza chiaro dedurre che le due componenti fondamentali  sono la regolarità e la variabilità le quali assieme modulano il ritmo. Moretti aggiunse poi a questo concetto il metodo, la metodicità con la quale questi impulsi si ripetono nel variare della forma. Prima di scendere nella grafologia, vale la pena di spiegare il fenomeno anche dal punto di vista della fisica e poi da quello della fisica quantistica. Nel primo caso un corpo può essere isolato dal resto dei corpi nel momento in cui viene messo in una Gabbia di Farady, benché nel secondo caso, ad un corpo non è mai data la possibilità di essere isolato perchè essendo in costante relazione di fase con il Vuoto (oggetto fisico che per sua stessa natura non può non oscillare e che permea tutto l’universo ed il corpo umano come la materia che ci è possibile osservare) crea un rapporto reciproco imprescindibile! Dobbiamo quindi riflettere anche sul fatto che, il sistema uomo non può essere considerato come un sistema chiuso in se stesso, bensì il risultato di un sistema aperto il quale è in continuo scambio con l’ambiente interno e con quello esterno. Secondo uno dei tre Principi di Indeterminazione, noi sappiamo che per avere un ritmo il più puro possibile, ovvero un’oscillazione di fase pura, non possiamo avere informazioni certe sul numero di oscillatori che compongono il sistema, anzi! Più il ritmo è puro e più il numero dei partecipanti deve tendere all’infinito… questo a cosa ci fa pensare? A due situazioni fondamentali per la nostra omeostasi e cioè che; per rimanere il più a lungo possibile in salute dobbiamo rimanere aperti ed avere una vita sociale soddisfacente e stimolante, la chiusura in se stessi e la recriminazione verso il mondo esterno sono il primo sintomo di depressione; in secondo luogo dobbiamo ricordarci che il nostro comportamento verso noi stessi e verso il prossimo dovrebbe sempre seguire quello della nostra biologia e quindi simulare lo stesso atteggiamento delle cellule che compongono il nostro organismo le quali dialogano a ritmo sincronico le une con le altre, sapendo istantaneamente tutto di tutte le altre, a prescindere dall’organo o dal tessuto di cui fanno parte! Quest’ultimo punto è di fondamentale importanza se pensiamo che quando il corpo manifesta un sintomo non è mai la sola espressione di una parte limitata bensì di un coinvolgimento a livello profondo di tutto il sistema. Questo implica che l’atteggiamento che l’allopatia ha nei confronti della salute umana è un approccio intrinsecamente erroneo in se stessso, perchè estrapolare una parte dal tutto e considerarla a se stante, equivale a dire che un musicista all’interno di una orchestra sia libero di seguire il proprio ritmo a prescindere da quello della melodia complessiva degli altri musicisti pretendendo di continuare a creare un suono armonioso! Ciò non può essere mai vero! Una sinfonia ben eseguita necessita che tutti gli artisti seguano il ritmo comune, se anche uno solo decidesse di andare per conto suo, rovinerebbe la sinfonia intera! Nell’organismo umano, le cose funzionano in egual misura; il ritmo, cioè l’oscillazione in fase dei vari domini di coerenza dell’acqua con il Vuoto Quantico, creano l’ordine, la subitaneità, la sincronicità, la dimensione degli organi (la taglia) e spiegano il basso consumo energetico con il quale il corpo funziona splendidamente; parimenti a ciò nessuna cellula o molecola che dir si voglia crede di essere superiore alle altre o inferiore, tutte collaborano pensando in maniera collettiva, creando un corpo di ballo che dà come risultato lo splendido funzionamento di un organismo sano!

disuguale metodico

Tornando al concetto del pulsare del ritmo in grafologia morettiana e delle sue connotazioni ai fini di una più vasta comprensione di come la materia vivente si autoorganizzi, procediamo a scandagliare nei dettagli la differenza tra un ritmo puro, cioè armonico ed un ritmo disarmonico cioè l’abisso che intercorre tra una scrittura ordinata ed una disordinata (disuguale metodico e non metodico). Di per se il ritmo grafico ha delle istanze che ne diventano anche i tratti qualificanti per i quali la loro presenza determina quella che viene chiamata euritmia, l’assenza provoca di contro l’anarchia o la disritmia, chiamata anche disgrafia. Nel primo caso quindi, cioè quello in cui si evince la presenza del disuguale metodico, abbiamo una scrittura con tratti nei quali sono presenti: una regolarità modulata, una continuità grafica, una fluidità e una rapidità con la quale il pulsare del ritmo fluisce da una fase all’altra dell’antagonismo del movimento scrittorio. Più propriamente possiamo dire che sul ritmo esercitano la loro influenza molti fattori, proprio perchè come specificato prima, l’essere umano è un sistema aperto; quindi in primis esso dipende dalla costituzione di base (biotipolgia) e quindi dalla specifica crasi endocrina del soggetto, dal vissuto emotivo-affettivo di cui il soggetto risente ancora nell’età adulta sotto forma di stato-dipendenza, e dal tipo di organizzazione delle strutture centro-periferiche compresa la buona organizzazione della funzione sistemica di Lurija. Dobbiamo quindi ricordarci che senza un buon livello di frequenze biotipologiche, quindi costituzionali, viene a mancare una ricchezza del pulsare del ritmo, benché quest’ultimo possa sempre subire profonde variazioni in conseguenza ad esperienze negative avvenute in fase di sviluppo a causa ad esempio, di un ipotetico passato castrante o di coercizione proveniente dall’ambiente.  Per capirci meglio, ogni volta che ci troviamo di fronte agli opposti che possono andare da scritture troppo studiate e pesantemente ordinate (inibizione della coscienza sull’inconscio) per arrivare a scritture dove l’eccitamento-impulso manca totalmente dei freni inibitori da parte della coscienza; dove l’occhio percepisce una fastidiosa mancanza di ordine assieme ad una ipereccitabilità e ad un agglomerato di gesti lanciati nello spazio grafico (il foglio) come a caso, abbiamo come risultato un soggetto in cui gli istinti sono liberi di agire senza sottostare ai dettami di ordine superiore (inconscio che prevale sulla coscienza). Abbiamo quindi nel primo esempio il disuguale metodico, nel secondo caso il disuguale non metodico. La genialità di Moretti fu quella di scendere ancora più in profondità nella classificazione del ritmo; dove nei casi di euritmia e di ordine e metodo egli distingue tre segni principali:

  • La disugualianza metodica di ogni segno e in particolare in quella del Calibro, dell’inclinazione e di Scattante disuguale metodicamente; dove guarda caso quest’ultimo è considerato il segno principe della musica e dei musicisti.

Nel secondo caso invece, quello in cui viene a mancare l’ordine, e sopraggiunge l’anarchia delle tendenze abbiamo gli stessi segni di cui sopra ma privi di metodo, divengono così classificati come:

  • Disuguale non metodico di tutti i segni, del calibro, dell’inclinazione, e di Scattante. Anche la disugualianza della forma grafica rientra in questo campo, così come ogni eccessiva disugualianza di variazioni sproporzionate e disarmoniche nel modo di sistemare gli elementi grafici nello spazio (foglio). Quindi differenze nelle proporzioni delle righe, delle parole, delle forme e di tutti i tratti.

L’ultimo elemento considerato da Moretti, anch’esso da non sottovalutare è l’appiattimento del ritmo, il quale si verifica in soggetti spesso poco vitali già di costituzione, lenti e statici, per i quali egli coniò i segni: uguale, parallela e pedante.

In conclusione mi soffermo sui tre fattori base che costituiscono il ritmo cioè sulla continuità del ritmo, la fluidità e la rapidità. Nel primo caso cioè quello della continuità Moretti vede molto altro che solo il susseguirsi degli impulsi bensì l’armonia con la quale questi sono in rapporto con gli altri valori del tracciato grafico. Questo senso di reciprocità tra gli elementi del sistema è di fondamentale importanza per comprendere come il soggetto si senta armoniosamente legato al tu, o separato da esso. Ci si deve quindi sempre ricordare che l’analisi deve essere squisitamente generale ed assieme particolare, la penalizzazione di una visione a scapito dell’altra priva di fatto il grafologo della capacità di entrare nelle piaghe dell’animo umano per comprenderlo e soccorrerlo. Passando al concetto di Fluidità del ritmo grafico espresso appunto dal segno Fluida, bisogna considerare che in musica la melodia e l’armonia sono elementi imprescindibili gli uni dagli altri, e che se la fluidità del ritmo incide notevolmente sulla melodia cinetica, il disuguale metodico ne qualifica l’armonia. Di fatto la fluidità registra la spontaneità e l’aspetto melodico di ogni vera euritmia psichica, mentale ed organica. Ogni lesione di tale fluidità sia per eccesso di inibizione o spasmodica contrazione incide sull’intera personalità. Moretti considera quindi all’interno della categoria della fluidità del ritmo i segni Flessuosa, Fluida e Calma, benché quest’ultima ponga un freno alla vivacità del ritmo scrittorio e della personalità. Quando invece viene a mancare gravemente la fluidità, a causa di indebite forzature, tetanizzazioni e o spasmi il ritmo subisce delle grosse anomalie e lo si osserva in scritture dove sono presenti i segni Titubante, Tentennante, Stentata, Aggrovigliata e Artritica; ricopre comunque notevole importanza anche un eccesso di Intozzata di secondo modo; dove la scarica emotiva e la deflagrazione del mondo emotivo per intensità e tempistica nella durata dello spasmo, possono creare gravi anomalie nella gestione dell’emotività e nella regolarità del ritmo. L’ultima categoria dell’analisi è quella che tocca la rapidità del ritmo, cioè dei tempi con i quali si succedono gli impulsi. Essi possono essere rapidi, moderati o lenti. Da qui Moretti ha proposto i segni Veloce, Lenta e Calma, dove quest’ultima può accostarsi più a veloce o più a lenta. Quando invece la rapidità del ritmo scevra dalla giusta moderazione del’intervento della coscienza si hanno segni come Gettata Via (che può essere alla meglio o alla peggio), Impulsiva, Impaziente e Slanciata. Il segno Disuguale Metodicamente è talmente complesso e geniale, da meritare un articolo a sé stante.

Letizia Boccabella