Il Fomes fomentarius fungo medicinale noto con il nome di Agarikon, viene anche soprannominato il fungo esca del fuoco perché anticamente si usava mischiarlo col sal nitro per accelerare la propulsione al combustibile e facilitare l’accensione del fuoco. La sua consistenza è assai legnosa per questo motivo non è commestibile ma un pezzo di questo fungo fu addirittura ritrovato nella bisaccia dell’uomo di Otzi; l’uomo dell’età del rame, la cui mummia è stata rinvenuta nel ghiacciaio del Similaun sulle Alpi Venoste. L’Agarikon cresce su tronchi di latifoglie in tarda estate ed autunno ed è un fungo molto longevo che può raggiungere anche i cinquanta anni di vita. Il carpoforo ha forma di zoccolo di cavallo con caratteristiche zone di fasce concentriche sovrapposte e la crescita avviene dall’alto verso il basso. Come per gli anelli concentrici della sezione del tronco dell’albero, anche le zone del fungo danno indicazioni sull’età del micete e sulle condizioni climatiche in cui è avvenuta la sua crescita; le sezioni più sviluppate indicano stagioni piovose, le sezioni più sottili stagioni più aride. La superficie superiore del carpoforo ha una crosta dura e liscia con un colore che varia dal grigio al marrone con tonalità differenti le quali evidenziano gli anelli di accrescimento. La superficie inferiore di colore più chiaro, corrisponde alla parte fertile dove si trovano i tubuli sporiferi.

Fomes fomentarius e Fomes officinalis sono due specie lignicole dalle proprietà simili il cui uso risale all’antica medicina greco-latina e per questo, sono i funghi medicinali della nostra antica tradizione. Il medico botanico Dioscoride (I – II d.C.) fu il primo a citare le due specie nella sua opera enciclopedica De materia medica e le associò con il nome Agarikon perché utilizzate anticamente dagli Agarici, un popolo dell’Est europeo. Dioscoride nel suo trattato elogia l’Agarikon per le sue proprietà medicinali e per il suo ampio utilizzo definendolo la panacea di tutti i mali. La sua opera è formata da cinque volumi e contiene la descrizione di 600 piante e circa 1000 rimedi derivati da esse; fu alla base della farmacopea latina, greca e araba, fu ampiamente utilizzata per oltre 1500 anni fino al tardo Medioevo e venne tradotta e pubblicata anche in lingua italiana, tedesca, spagnola e francese. Nella tradizione antica è stato utilizzato come emostatico e cauterizzante delle ferite per la consistenza spugnosa del corpo fruttifero e per le sue spiccate proprietà antimicrobiche.

Franz Eugen Köhler, Köhler’s Medizinal-Pflanzen – List of Koehler Images

Ricerche scientifiche recenti hanno isolato sia dal carpoforo sia dal micelio composti bioattivi come le cumarine; le quali hanno capacità antivirali, antibatteriche, antimicotiche, antiparassitarie e antielmintiche. Altri studi hanno mostrato particolare efficacia nel trattamento di batteri Gram-positivi (Bacillus thuringiensis e Staphylococcus aereus) e Gram-negativi (Klebsiella pneumoniae e Enterobacter aerogenes). Storicamente come antibatterico è stato usato per combattere la tubercolosi e le infezioni polmonari. E’ conosciuto anche per le sue proprietà antivirali e ulteriori studi hanno verificato l’attività contro le infezioni da Herpes simplex, influenza umana e da quella aviaria nonché dal vaiolo. Un’altra famiglia di composti bioattivi che è stata isolata dal fungo è quella dei triterpenoidi che ha evidenziato proprietà citotossiche nei confronti di linee cellulari tumorali. La ricerca in laboratorio con preparati a base di Agarikon ha dimostrato risultati particolarmente efficaci nel trattamento del tumore al polmone ed al colon. E’ utile nei disturbi gastrici per ridurre la stasi ed il gonfiore addominale e ricerche scientifiche hanno evidenziato proprietà benefiche nel trattamento del tumore gastrico ed esofageo. Due triterpenoidi contenuti nel fungo hanno mostrato significative attività inibitorie nei confronti delle citochine infiammatorie; ciò potrebbe spiegare l’uso tradizionale nel trattamento dei dolori osteoarticolari e nell’artrite reumatoide. Un altro studio ha mostrato l’efficacia del fungo per ridurre l’infiammazione in caso di asma. La cultura sciamanica dei Nativi d’America sostiene l’esistenza di un legame tra l’Agarikon e lo spirito femminile ritenendolo il protettore della sessualità femminile. Studi recenti hanno verificato che è un rimedio utile nel trattamento dei disturbi mestruali, in caso di tumore uterino e anche come galattofugo per arrestare l’afflusso di latte nelle puerpere. Per quest’ultimo tipo di disturbi specificatamente femminili, l’Agarikon, andrebbe assunto assieme ad un altro fungo dalle qualità eccezionali che è il Poria cocos. Quest’ultimo possiede la straordinaria capacità di placare la mente e quindi il dialogo interno. Si è potuto verificare attraverso l’esperienza clinica che il Poria cocos è ottimo per curare i disturbi della menopausa, le vampate e la classica irritazione e ciclotimia associata a questo periodo di transizione della vita di una donna. E’ quindi in grado di agire sulla linea ormonale femminile e associato al Fomes fomentarius crea un’accoppiata vincente per la salute delle donne, non solo in menopausa ma anche durante la durata della vita fertile. Mentre l’Agarikon ha uno spiccato organotropismo su polmone e grosso intestino e quindi secondo la Medicina Tradizionale Cinese stimola l’equilibrio della loggia Metallo, il Poria cocos lavora sulla loggia terra, più precisamente sulla pare yin della loggia, equilibrando la milza pancreas e di conseguenza l’increzione insulinemica e quella del cortisolo endogeno. Vi consiglio di leggere l’articolo specifico sul Poria cocos che vi lascio qui di seguito:

Ricordo che in un organismo sano, ogni funzione metabolica segue una curva sinusoidale, tutto ciò che si comporta in maniera contraria e cioè attraverso dei picchi, genera la patologia. Ricordo in oltre che ogni indebito picco glicemico porta automaticamente con sé un picco di cortisolo endogeno; tutto questo tradotto in soldoni si chiama infiammazione. A lungo andare il continuo rilascio di picchi di insulina e cortisolo, crea l’infiammazione cronica che genera qualunque tipo di patologia; dal diabete agli squilibri cardiocircolatori, ai tumori. Tre delle principali patologie che affliggono tutto l’occidente. All’ interno del mio ultimo libro “Logge cinesi, vuoto quantico e funghi. Per un approccio olistico all’individuo. Un ponte tra scienza e metafisica” trovate tutte le informazioni sui funghi e le correlazioni con la medicina tradizionale cinese oltre che specifiche argomentazioni sulla salute alimentare e molto altro.

In ultima analisi vorrei riportarvi l’estratto di uno dei tanti articoli apparsi su PubMed, di cui vi lascio il link in modo che possiate approfondirne al consultazione, dove si evince dal titolo stesso come l’Agarikon, sia un ottimo modulatore e coadiuvante del trattamento anti-cancro, la dove le cellule neoplasiche più ostinate non reagiscono ai trattamenti chemioterapici:

Gli estratti di Fomes fomentarius e Tricholoma anatolicum (Agaricomycetes) mostrano una significativa attività di modulazione multipla nelle cellule di cancro al seno resistenti ai farmaci“. La resistenza multipla ai farmaci è uno dei principali problemi che ostacolano il successo della chemioterapia contro il cancro. Le indagini sullo sviluppo di agenti chemioterapici efficaci e inibitori della resistenza ai farmaci motivano gli studi sugli effetti dei composti naturali sulle cellule tumorali resistenti ai farmaci. A tale scopo sono stati preparati estratti acquosi, di metanolo ed etanolo di Fomes fomentarius e Tricholoma anatolicum. Gli estratti sono stati valutati sulle loro specifiche attività antitumorali e di modulazione della resistenza ai farmaci multipli. Gli effetti citotossici degli estratti di F. fomentarius e T. anatolicum su linee cellulari MCF-7 che sovra esprimono la glicoproteina P resistenti a paclitaxel e vincristina sono stati studiati mediante test di citotossicità (XTT). La capacità di inversione della glicoproteina P e gli effetti di modulazione MDR degli estratti sono stati determinati mediante citometria a flusso, attraverso il test di esclusione della rodamina 123. Inoltre, 11 composti fenolici negli estratti sono stati caratterizzati mediante HPLC. Come risultato del test di citotossicità, i valori di IC50 degli estratti per MCF-7/Vinc erano compresi tra 1,08 e 1,80 mg/mL e i valori di IC50 per MCF-7/Pac erano compresi tra 1,11 e 2,83 mg/mL. Sorprendentemente, l’estratto di metanolo di F. fomentarius e l’estratto di etanolo di T. anatolicum hanno un potenziale valore per diventare agenti di inversione dell’MDR per le cellule di cancro al seno resistenti ai farmaci.

Trovate l’articolo completo al seguente link:

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32478999/

In un altro articolo, sempre pubblicato su PubMed, dal titolo: “L’estratto di etanolo di Fomes fomentarius esercita l’inibizione della crescita cellulare e l’induzione della motilità dell’apoptosi tramite il targeting di AKT nelle cellule MDA-MB-231 del cancro al seno umano” spiega come sia reale l’efficacia antitumorale per il cancro al seno degli estratti principali del Fomes fomentarius. Vi riporto la traduzione dell’introduzione dell’articolo e il link per poterlo leggere in inglese in versione integrale. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30845749/

“Fomes fomentarius, un fungo commestibile, è noto per avere effetti antitumorali, antinfiammatori e antidiabetici. Tuttavia, il meccanismo antitumorale sottostante di F. fomentarius è sconosciuto. Per determinare il meccanismo molecolare degli effetti antitumorali di F. fomentarius, sono stati utilizzati vari metodi tra cui l’ordinamento cellulare attivato dalla fluorescenza, il western blotting, la migrazione e i saggi di cristalvioletto. L’estratto di etanolo di F. fomentarius (FFE) ha ridotto la vitalità cellulare in sei linee cellulari tumorali (MDA-MB-231, MCF-7, A549, H460, DU145 e PC-3). FFE ha ridotto la migrazione delle cellule MDA-MB-231 senza causare tossicità cellulare. Inoltre, la FFE ha attenuato l’espressione della metalloproteinasi-9 della matrice e la fosforilazione di Akt, nonché l’aumento della E-caderina nelle cellule MDA-MB-231. FFE ha arrestato le popolazioni S e G2/M inibendo l’espressione di proteine ​​regolatrici del ciclo cellulare come la chinasi 2 ciclina-dipendente, la ciclina A/E e la proteina 2 associata alla chinasi della fase S. FFE ha aumentato la popolazione e l’espressione sub-G1 di cleaved caspase-9, -3 e cleaved poli adenosina difosfato (ADP-ribosio) polimerasi a 72 h e soppresso linfoma a cellule B 2. È interessante notare che gli inibitori FFE e AKT hanno mostrato effetti simili nelle cellule MDA-MB-231. Inoltre, FFE conteneva betulina che inibiva p-AKT nelle cellule MDA-MB-231. I nostri risultati dimostrano che l’FFE inibisce la motilità e la crescita cellulare e induce l’apoptosi inibendo la via della phsphoinositide 3-chinasi/AKT e l’attivazione della caspasi”.

Letizia Boccabella

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