
Non credo di essere l’unica che alla domanda Di cosa ti occupi nella vita? … quando la mia risposta è stata Sono una naturopata, abbia visto sul volto del suo interlocutore una smorfia di palese vuoto assieme agli occhi sgranati, un grosso punto interrogativo sulla parte alta della testa e subito dopo un’affermazione quasi di scusa che suonava all’incirca così: perdonami sai… sono ignorante, cosa vuol dire? Questo è uno dei tanti esempi che dimostra come la figura professionale del Naturopata sia ancora sconosciuta o quasi ai più e soprattutto come spesso e volentieri sia mal compresa perfino da chi la professa. Con questo non voglio certo intendere che un naturopata non sappia ciò che fa, ci mancherebbe! Mi piacerebbe solamente condividere con tutti i miei colleghi delle finezze di carattere etico ed energetico su cui tutti quanti noi dovremmo riflettere meglio per offrire un servizio migliore ai nostri pazienti.
Il più grande ostacolo che incontriamo nella nostra professione è quello di apportare un reale e profondo cambiamento di paradigma in merito al concetto di salute personale; il quale richiede uno sforzo a monte nel trasformare le proprie abitudini esistenziale e nel rivedere molte delle convinzioni terapeutiche esposte dal sistema attualmente vigente. Nell’antico mondo orientale più specificatamente in Cina, vigeva una regola base che fungeva da ago della bussola per tutti i rapporti medico-paziente la quale asseriva che: il medico o la figura del terapeuta, veniva pagato solo fin quando i propri pazienti si mantenevano in salute e gli veniva automaticamente levato lo stipendio nel momento in cui essi si ammalavano; per poi tornare a percepire il proprio salario quando essi guarivano. Questo la dice assai lunga sul paradigma osservato al tempo e che in realtà dovrebbe essere lo stesso anche per noi, nella nostra attuale società. Cosa ci impedisce di realizzare una simile inversione di tendenza? In tutta onestà so per certo di diventare altamente impopolare nel momento nel quale affermo che; i primi responsabili di questa distorsione della forma pensiero siamo proprio noi terapeuti! Sì è così e se ci fermiamo a riflettere lasciandoci guidare dall’etica non potremmo trovare giustificazioni di sorta. Attualmente siamo abituati ad un adagio che si lascia tramandare così “Fai quello che il prete dice, ma non quello che fà!“, lo stesso dicasi per il medico! “Me lo ha detto il dottore!“, recita il secondo adagio… ma noi non siamo né medici né preti, senza nulla togliere a queste due categorie. Se quindi siamo davvero intenzionati a prevenire i danni che un cattivo stile di vita procureranno ai nostri pazienti, non solo dobbiamo essere in grado di dargli saggi ed appropriati consigli in merito a cosa si intenda e come si applichi la reale prevenzione, la quale non può essere separata dal cambiare stile di vita, ma dobbiamo essere noi stessi i primi a rappresentare quel cambiamento! Ciò implica un profondo lavoro su se stessi, che inizia e non finisce mai! E’ la stessa forma mentis che si usa quando si vuole educare un bambino: le coercizioni verbali e gli imperativi categorici funzionano poco, quello che funziona veramente è il buon esempio che corrisponde all’atto pragmatico di fare per primi ciò che si va professando. Il segreto è tutto qua. Sembrerebbe la cosa più facile del mondo eppure tutti i giorni si vede esattamente il contrario. L’atto volitivo o meglio l’Intento che precede un simile atteggiamento affonda le sue radici in una vera e propria risonanza energetica che si auto-alimenta di volta in volta nel percorso tra naturopata e paziente; e questa risonanza è necessaria se si vuole che la nostra professione non solo inizi ad avere il peso specifico che merita, ma anche e soprattutto che dia i risultati appropriati che tutti ci auspichiamo. In poche parole non possiamo dire a nessuno di dimagrire se siamo noi i primi ad essere in sovrappeso, non possiamo dire a nessuno come alimentarsi correttamente se siamo noi i primi a mangiare sottoprodotti dell’industria alimentare carichi di zuccheri, conservanti e pieni di pesticidi. Non possiamo dire a nessuno di respirare correttamente se siamo noi i primi a non sapere come farlo o di fare una costante e tonificante attività fisica quotidiana se siamo noi i primi a crogiuolarci in una vita sedentaria. Non possiamo dire a nessuno di osservare i propri processi mentali attraverso la respirazione consapevole e la meditazione se non siamo noi i primi a meditare tutti i giorni. Non possiamo professare i dogmi di uno stile di vita sano ed equilibrato se siamo noi i primi a non essere in salute! E’ di questo che si tratta, solo ed esclusivamente di questo! Bisogna assumersi le proprie responsabilità perchè il vero cambiamento inizia quando si molla l’atteggiamento ipocrita di essere e di sentirsi al di sopra delle parti, per rivedere la propria ombra ed accorgersi che tutti ne possediamo una! Mi piace riportare un aneddoto il quale calza a pennello e che dimostra appieno cosa si intenda con coerenza etica: “Un giorno una madre estremamente preoccupata per il figlioletto che mangiava tantissime caramelle e che stava divenendo diabetico, decide di andare dal Mahatma Gandhi per chiedergli di guarire il bimbo da questa sua dipendenza. Una volta arrivata a cospetto del Maestro e dopo avergli esposto la sua richiesta egli le rispose: Portalo di nuovo da me tra due settimane. Così ella fece. Dopo due settimane esatte tornò ed allora e solo allora, il Mahatma Ghandi disse al bambino: Devi smettere di mangiare caramelle altrimenti ti ammalerai seriamente”. Ovviamente in quelle due settimane fu lui il primo a smettere di mangiare caramelle. E’ questo che intendo, solo e semplicemente questo. Nessuno dice che bisogna diventare Illuminati, certo che no questo è ovvio! Ma coerenti sì! Lo dobbiamo in primis a noi stessi e poi ai nostri pazienti. Il profondo senso dell’etica che dovrebbe guidarci tutti, impone proprio questo e sopratutto ci ricorda che quando il nostro livello di coscienza si espande certi attegiamenti prendono vita da noi in maniera naturale, senza forzature e senza un impiego di energie troppo grande. La fluidità è una conquista dell’essere. Conscia dell’impegno che ci vede tutti riuniti verso i suddetti traguardi, mi auguro semplicemente di riuscire sempre meglio a metterli in pratica io per prima e mi auguro che tutti assieme possiamo dar vita ad una nuova era dell’esistenza cosicché anche le generazioni future possano avvalersi dei benefici che gli abbiamo lasciato in dono con l’augurio che questo mondo diventi un luogo migliore anche grazie a noi. Namaste.
Letizia Boccabella




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