Calligraphy

Sono molti i fattori che concorrono in una scrittura per indicarci se la personalità dello scrivente è equilibrata o meno, uno di questi è la tensione; fattore di cui sono indici rivelatori alcuni segni tra i quali il modo nel quale il soggetto traccia le aste letterali. Come era ovvio, ad un genio come Moretti non poteva sfuggire un elemento così saliente come quello della tensione; che nell’essere umano come nella natura esprime il modo nel quale un organismo umano è in grado di gestire il proprio livello di omeostasi ed il rapporto tra se stesso e l’ambiente. Ho spiegato già molte volte il concetto di omeostasi in altri articoli, di conseguenza qui lo riprenderò in forma molto stringata, ricordando al lettore che esso rappresenta: “La capacità da parte di un corpo, dopo essere stato perturbato da una noxa patogena di natura endogena o esogena, di ritornare allo stato orginario“. La chiave dell’omeostasi è la fluidità; ogni indebito irrigidimento su un fattore interno od esterno, porta il corpo così come la mente a perdere l’elasticità necessaria ad affrontare le forze che tendono a distruggere l’equilibrio; anche perché la vita è costituita da un insieme di forze contrastanti. Generalmente, la massima capacità di conservazione dell’ omeostasi, la si può osservare in un bambino, anche molto piccolo, come ad esempio un neonato, il massimo della disomeostasi invece e quindi della rigidità, la si riscontra in un corpo morto, un cadavere, il quale con l’avanzare del rigor mortis diviene sempre più freddo e duro. L’esempio potrà forse sembrare un pò troppo estremo, ma in buona sostanza è solo un espediente per rendere chiaro il concetto.

La tensione è un segno generale che include altre modalità o segni particolari, ed è una categoria orientativa dell’analisi, cioè una chiave di lettura della personalità. Essa ci conferma che Moretti ha derivato la sua grafologia direttamente dall’uomo vivo; infatti la tensione dal piano psichico dell’uomo si traduce all’esterno della sua morfologia”. Nazzareno Palaferri (L’indagine grafologica e il metodo morettiano. Cap 9 pag. 181)

Negli anni in cui ho avuto l’estremo onore di studiare come allieva diretta di Padre Nazzareno Palaferri, una delle cose che maggiormente si proponeva di farmi comprendere nella scritture riguardava proprio il grado di tensione che queste esprimevano. Come Moretti stesso aveva visto e come del resto vedeva lui con grande maestria; esiste una certa peculiarità, un modo specifico di reagire agli ostacoli esistenziali secondo il quale, l’essere umano deve essere in grado di mettere in atto per opporsi agli assalti della vita stessa, e di saper cedere immediatamente dopo, quando il pericolo è ormai passato. In poche parole la tensione esprime la risposta che il soggetto assume nel vivere la sindrome generale di adattamento allo stress (SGA) del Selye. Di conseguenza l’equilibrio o squilibrio della personalità in merito al fattore tensione, si evince nel come il soggetto gestisce le tre fasi della SGA; dove nella prima fase di allarme vi è una risposta che può essere positiva o negativa (cioè proporzionata al fattore scatenante); nella seconda fase deve esserci una capacità di resistere che se positiva è integrata, se negativa diviene disintegrata; nella terza fase subentra la capacità di lasciar andare la tensione derivante dai primi due stati perchè il pericolo è passato, oppure se non si è in grado di fare questo si entra automaticamente nella fase di esaurimento, come conseguenza diretta di un eccesso di resistenza. Moretti ha intuito una ricca semiologia in merito alla coppia tensione-resistenza; da qui ha iniziato partendo dal generale per arrivare al particolare cioè; da Curva-Angolosa, ad angoli B, mantiene il rigo, fino a giungere a quella di cui parleremo oggi e che forse è proprio una delle più significative e che riguarda le Aste letterali.

Per Aste letterali Moretti intende gli assi discendenti delle lettere lunghe le quali sporgono al di sopra o al di sotto della zona media e ne considera tre tipi.

aste letterali

Le aste letterali manifestano la capacità con la quale l’Io è in grado di essere assertivo nei confronti di sé stesso e dell’ambiente e delle energie di cui dispone sia sul piano concreto della realtà (le aste superiori che scendono dall’alto verso il rigo di base), sia su quello degli istinti (cioè quando le aste inferiori scendono al di sotto del rigo di base). Esse si dividono in tre tipi:

  • aste con il concavo a destra;
  • aste rette;
  • aste con il concavo a sinistra;

Nel primo caso cioè quello delle aste con il concavo a destra; ci ritroviamo di fronte ad un comportamento che sottende al rilasciamento, all’ipotensione e che allo stesso tempo manifesta la capacità del soggetto di entrare in relazione con l’ambiente attraverso delle istanze di adattamento; nel secondo caso cioè quello delle aste rette, il soggetto entra in uno stato di moderato iper-tono il quale mostra come egli rifiuti l’adattamento all’ambiente per una sorta di inflessibilità. Nel terzo caso cioè quello delle aste con il concavo a sinista, si entra nel campo dell’ipertono, iperreattivo dove il soggetto non solo non si adatta all’ambiente ma reagisce ad esso con repulsione per poi attaccarlo.

Nel quadro delle quattro funzioni morettiane, le aste con il concavo a destra rientrano nella cessione, le aste rette nella resistenza e le aste con il concavo a sinistra nell’assalto; ma spesso in una scrittura questi tre elementi si trovano in combinazione oppure se ne trovano due su tre ed è compito del grafologo munito di un alto livello di intuito psicologico comprenderne le dinamiche ed il contesto generale nel quale si armonizzano o si disintegrano. Nello specifico questo vuol dire che; di fronte ad uno scritto bisogna essere in grado di capire se le aste con il concavo a destra la cui volontà è portata ad accondiscendere le istanze dell’ambiente, si manifesti nel soggetto come incapacità di opporre una ragionevole ed adeguata resistenza alle forze esterne ed interne per un eccesso di cessione, oppure sia il frutto di un atteggiamento cosciente il quale manifesta senso umano e capacità di comprensione. Lo stesso dicasi per le aste rette che sono il sinonimo di sentimenti inflessibili; i quali attraverso la resistenza non si adattano all’ambiente; anche in questo caso bisognerà valutare con attenzione l’intero contesto per capire se la resistenza è di natura integrata o disintegrata. Nell’ultimo caso cioè quello delle aste col concavo a sinistra, il soggetto è preda di un ipertono ipertensivo che lo riveste di sentimenti di ostilità verso l’ambiente e che lo porta a vivere sempre di assalto. Quest’ultima è una condizione nella quale la persona è inconsciamente prevenuta nei confronti dell’ambiente e quindi prima ancora di sentire le ragioni altrui cede alla propria ostilità interiore e assale. Essendo poi tutto in stretta relazione con tutto (nel senso che ogni segno va visto nella sua interezza e valutato sui tre piani dell’essere intellettuale, emotivo e fisico e in stato di reciprocità con gli altri segni), viene da se l’equiparazione tra i primi due grandi gruppi di Curva-Angolosa e le aste letterali. Il primo parla dell’atteggiamento emotivo-affettivo che il soggetto vive con il tu, mentre il secondo riguarda il rapporto attitudinale che lo scrivente attua verso il piano della realtà. Di conseguenza le aste con il concavo a destra rientrano in Curva, mentre aste rette e aste con il concavo a sinistra rientrano in Angolosa.

Come ribadito più volte è fondamentale essere in grado di fare una valutazione obiettiva la quale prenda in esame non solo la quantità dei segni che si ripetono; ma i segni in rapporto con altri segni che hanno la stessa valenza o valenza opposta per i quali ci si trova di fronte ad un rafforzativo o ad uno o più elementi moderatori. Per fare un esempio diremo che: siccome le aste con il concavo a destra sono sinonimo di cessione della volontà di fronte alle istanze dell’ambiente, se sono unite ad un altro segno che indica forte cessione per mancanza di energia e resistenza del tono vitale e volitivo come lo è Discendente, il tutto diviene rischioso per l’intera personalità la quale minaccia di soccombere divenendo vittima degli altri per incapacità di contrastare e opporsi alla volontà altrui. Il contesto parlerà quindi in grandi linee di una personalità con gravi forme depressive che divengono patologiche. Di contro invece se in uno scritto troviamo le aste con il concavo a destra ben modulate da altri segni che indicano equilibrio, con alta personalità grafica, mantiene il rigo e buon disuguale metodico associato magari a sinuosa e anche al giusto grado di aste rette, lo scrivente manifesta una personalità equilibrata in grado di cedere nel giusto grado per divenire sociale e ben disposto verso il prossimo tanto quanto basta per conservare però le sue caratteristiche individuali senza perdersi nell’altro. E’ in grado di evitare gli urti inutili e prima ancora sa trovare il giusto escamotage per rapportarsi al tu, ma sa anche affrontare gli ostacoli faccia a faccia nel qual caso vi si trovi costretto senza scappare né mostrare vigliaccheria.

Concludo ponendo l’accento su una importante riflessione fatta da Moretti, quanto mai attuale e che molti grafologi sembrano aver dimenticato nell’atto stesso di pensare di poter fare un’analisi della scrittura badando solo ai segni senza saperli leggere nel loro insieme e peggio ancora senza vedere le tre righe, appannaggio del grande grafologo G. Rivere e punto sul quale Padre Nazzareno Palaferri si scontrò nei sui 35 anni di onorata carriera con chi asseriva con superbia e superficialità che il metodo delle tre righe non poteva essere universalmente accettato perchè non era possibile a tutti vederlo. Chi non riesce a vedere le tre righe è difatto carente della funzione Intuito, e chi è carente di questa capacità non sarà mai un grafologo completo e capace di insinuarsi nelle pieghe dell’animo di chi ha di fronte per carpirne i segreti più reconditi. La grafologia, quella vera, semplicemente non è per tutti come non lo è la vera medicina, la vera arte, la vera scienza o qualunque altra disciplina appartenente allo scibile umano.

La vera psicologia deve non contentarsi di classificare, ma deve arrivare a mettere a nudo le particolarità personali dell’individuo, deve trovare conclusivamente quelle qualità che sono individualizzanti in modo che, dal suo lavoro, ne esca l’individuo”.  (Girolamo Moretti – La passione predominante. Capitolo 1 pag. 37)

scrittura Anna liberati

Ho deciso di mettere questo esempio di scrittura perché vorrei che i grafologi professionisti esprimano il loro parere in merito al contenuto dell’articolo trasportato in questo scritto. Non tanto che si avvalgano del computo dei decimi, bensì della comprensione profonda del soggetto che hanno davanti; del suo carattere, della sua resistenza, della gestione del mondo emotivo e via dicendo. Il soggetto è una donna di circa quarant’anni, all’epoca in cui scrisse queste righe. Oggi non c’è più, è morta di tumore al fegato all’età di cinquant’uno anni. Cercate di essere il più specifici possibile nell’inquadrare la personalità della scrivente, per chi vede le tre righe, chiedo ovviamente che sia identificato il carattere e i relativi para. I para, corrispondono alle oscillazioni del carattere, e come tali sono sempre indicativi di un’emotività mal gestita nel senso che, meno sono presenti in una scrittura e meglio è. Mi spiego; un conto è trovarsi di fronte ad un Passionato para Sentimentale para Flemmatico, un conto è trovarsi di fronte ad un Passionato puro. Tra i due c’è un abisso, al di là della natura intrinseca del soggetto e del senso dell’etica di quest’ultimo, sto parlando di vere e proprie oscillazioni caratterologiche che non favoriscono né la serenità del soggetto in fase decisionale e più squisitamente esistenziale, né la capacità di mantenere l’omeostasi, fattore fondamentale di cui sopra, per avere equilibrio nella risposta agli input di natura interiore o esteriore che la vita ci mette di fronte tutti i giorni. Con questo concludo e vi ringrazio anticipatamente per l’attenzione.

Letizia Boccabella

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