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Terzo ed ultimo articolo della serie che include le sei piante principali prese in esame per confermare la validità dei loro principi attivi nella depurazione dai metalli pesanti. Le ultime due sono il Vaccinium Myrtillus di cui potete osservare l’immagine in alto e la Scutellaria Baicalensis. Il primo è abbastanza famoso anche nel grande pubblico per l’azione protettiva sulla mucosa intestinale, per la sua capacità di contrastare la cardiotossicità da doxorubicina (La doxorubicina, conosciuta anche con il nome di adriamicina) è un antibiotico antineoplasico della famiglia delle antracicline, dotato di un ampio spettro antitumorale. Il farmaco si lega al DNA cellulare inibendo la sintesi degli acidi nucleici e la mitosi e provocando aberrazioni cromosomiche. La doxorubicina non è fase-specifica, ma è attiva soprattutto nella fase S del ciclo cellulare. Le cellule in vitro più sensibili alla doxorubicina sono quelle cardiache, quelle dei sarcomi  e dei melanomi, i fibroblasti muscolari e cutanei normali. Altrettanto sensibili, anche se in modo variabile, sono il midollo osseo la mucosa orale e gastrointestinale e i bulbi piliferi, cioè le cellule in rapida proliferazione. La doxorubicina presenta anche attività antibatterica e immunosoppressiva), per le sue grandi capacità di migliorare le funzionalità endoteliali grazie alle antocianine le quali riducono la produzione di ros a livello del SNC indotte dallo stress, per l’azione che contrasta lo stress ossidativo indotto da raggi UV e l’angiogenesi, l’azione antinfiammatoria e quella antibatterica. La Scutellaria Baicalensis invece ha una grande azione epatoprotettiva, inibisce anch’essa lo stress ossidativo e la Xantina ossidasi (cofattore responsabile della gotta), stimola la produzione di interleuchina 12 aiutando gli individui immunocompromessi, induce l’apoptosi (morte cellulare programmata) selettiva delle sole cellule danneggiate ed infine promuove il differenziamento dei Linfociti T.  Passiamo ora nello specifico ad osservare i resoconti dei protocolli delle varie università del mondo che provano gli effetti sopra elencati:

Vaccinium Myrtillus: “Il mirtillo nero e le sue antocianine migliorano la colite sperimentale” condotta dal Department of International Medicine, University of Regensburg, Germany. Le antocianine contenute nel mirtillo nero sono un gruppo di pigmenti solubli in acqua, presenti nelle piante le quali conferiscono il tipico colore ai loro frutti. Più sono scuri e maggiore è il quantitativo di antocianine. Esse sono efficaci nel trattamento delle diarree acute e croniche. Di conseguenza l’obiettivo di questo studio è stato quello di capire se la colite sperimentale possa essere migliorata dalla somministrazione di mirtillo nero o di antocianine (ACs) con effetto detossificante. Come modello animale sono stati usati topi femmine Balb/c. Due settimane prima dell’induzione della colite, alla normale alimentazione è stato aggiunto il 20% di mirtillo nero essiccato (contenente 11,2% di ACs), o l’1-10% di ACs. I gruppi di controllo sono stati nutriti con una dieta normale. La colite acuta è stata indotta dal destrano sodio solfato (DSS) al 2,5% nell’acqua somministrata ai topi per sette giorni. La colite cronica è stata indotta somministrando ai topi 4 cicli di DSS al 2,5% per sette giorni, interrotti da sette giorni con acqua normale. La somministrazione orale del mirtillo nero durante la colite acuta ha migliorato la gravità della malattia e ha ridotto la secrezione di IFN e di TNF delle cellule dei linfonodi mesenterici.  Il mirtillo ha inoltre migliorato la colite cronica. L’ingestione di ACs ha ridotto l’infiammazione intestinale nella colite acuta e cronica, con una diminuzione della secrezione di citochine. Sia il mirtillo che le ACs prevengono l’apoptosi indotta dall’infiammazione nelle cellule dell’epitelio del colon. Questi dati giustificano un uso clinico del mirtillo nero per ridurre la colite, l’infiammazione intestinale e favorire l’eliminazione di tossici.

Effetti protettivi del mirtillo nero contro la cardiotossicità ossidativa indotta da doxorubicina nei ratti“. Studio effettuato dal Department of Pharmacology and Toxicology, Faculty of Pharmacy, King Abdulaziz University, Saudi Arabia. I ratti sono stati trattati con estratto di mirtillo nero per via orale per 10 giorni. La Dox (doxorubicina) è stata somministrata per via intraperitonale al settimo giorno e dopo 24 ore dall’ultima somministrazione di mirtillo nero, i ratti sono stati sottoposti all’ ECG. E’ stato poi prelevato il sangue ed è stato asportato il tessuto cardiaco per la valutazione dello stress ossidativo e del danno tissutale. L’estratto di mirtillo nero ha inibito la diminuzione del glutatione ridotto provocata dalla Dox e l’accumulo di glutatione ossidato e proteine carboliniche nei tessuti cardiaci. Questo è stato accompagnato da un significativo miglioramento della ridotta attività cardiaca di catalasi, superossido dismutasi e glutatione perossidasi, e un aumento dell’attività della mielo-perossidasi cardiaca. Il pretrattamento con mirtillo nero ha attenuato i cambiamenti patologici indotti nei ratti dalla Dox. Questo può essere attribuito almeno in parte, alla sua attività antiossidante.

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Scutellaria Baicalensis: “Flavonoidi idrofobici della Scutelaria Baicalensis inducono apoptosi delle cellule di carcinoma colorettale attraverso il pathway mitocondriale“, studio effettuato dal Tang Center for Herbal Medicine  Research, University of Chicago, USA. L’estratto di Scutellaria baicalensis (SbE) ha mostrato di possedere effetti chemopreventivi nei confronti di diverse tipologie di cancro. La baicalina, un flavonoide idrofobico presente nell’ SbE, potrebbe avere effetti contrastanti la capacità antitumorale dell’ SbE nei confronti del carcinoma colorettale. Questo studio ha valutato l’azione antiproliferativa della frazione ricca di agliconi (ARF) di un preparato di SbE dopo la rimozione della baicalina, per determinarne il meccanismo d’azione. Attraverso la cromotografia liquida ad alte prestazioni (HPLC) è stato possibile individuare i flavonoidi contenuti rispettivamente  in ARF, nella frazione baicalinica (BF) e nell’SbE; successivamente si è proceduto col testare, attraverso un saggio di vitalità, gli effetti di ARF, BF ed SbE e dei flavonoidi più rappresentativi sulla proliferazione cellulare di cellule di carcinoma colorettale delle linee HCT-116 e HCT-29. Fasi del ciclo cellulare, espressione di cicline A e B1 e apoptosi sono state esaminate attraverso la citometria a flusso. L’espressione di geni correlati con l’apoptosi è stata valutata attraverso una real-time PCR. Dall’analisi in HPLC è stato possibile riscontrare la presenza di ARF di due flavonoidi idrofobici, baicalina e wogonina, mentre in BF risulta presente solo la baicalina. L’SbE ha dimostrato limitate capacità antiproliferative nei confronti di cellule di carcinoma colo rettale; infatti a determinate concentrazioni è stato comunque possibile osservare un’attività proliferativa residua delle suddette cellule. Al contrario cellule trattate con BF hanno mostrato un incremento della loro attività proliferativa. ARF attraverso un aumento delle cicline A e B1 è capace di arrestare il ciclo cellulare nelle fasi  S e G2/M ed indurre apoptosi. I risultati di questo lavoro suggeriscono che la rimozione dela baicalina da SbE rende possibile la produzione di un ARF capace di inibire in maniera significativa la crescita di cellule tumorali colo rettali e che l’apoptosi indotta da flavonoidi idrofobici deriva dal coinvolgimento del mitocondrio.

La Wagonina induce apoptosi in RPMI 8226, una linea cellulare di mieloma umano, attaverso la downregulation di AKT e l’over expressione di Bax“; studio condotto dal Department of Phatology , Sun Yat-Sen University of China. La wagonina è uno dei principali composti derivanti dalla Scutellaria baicalensis, della quale è stata riportata un’attività inibitoria sulla proliferazione cellulare e pro-apoptotica in diverse linee cellulari tumorali. Il mieloma multiplo (MM) è una delle più comuni patologie ematooncologiche dell’età avanzata. I pazienti vengono solitamente trattati con chemioterapici ad elevato dosaggio. Nonostante i progressi nella ricerca, la patologia resta perlopiù incurabile, con un tempo di sopravvivenza che si aggira tra i 4-7 anni. In vitro la wogonina è risultata efficace come agente citotossico in linee cellulari tumorali umane; in vivo risulta essere un efficace inibitore della crescita in differenti modelli tumorali murini (mammari). Essendo completamente priva di citotossicità nei confronti di cellule normali umane, la wogonina suscita interesse in quanto potenziale risorsa nello sviluppo di nuove terapie antitumorali o nello svolgere un ruolo adiuvante durante chemioterapie convenzionali, in modo da amplificare l’efficacia del trattamento e al contempo ridurre la portata degli effetti collaterali correlati alla chemio stessa. Gli effetti antinfiammatori della wagonina sono attribuibili all’attività di contrasto nei confronti dell’induzione di iNOS (ossido nitrico sintetasi inducibile), dell’espressione di COX-2 (ciclossigenasi 2) e della sua attività proinfiammatoria. La wagonina induce inoltre l’apoptosi nella linea cellulare SK-HEP-1 di carcinoma epatocellulare e nelle cellule di carcinoma nasofaringeo umano e di carcinoma mammario. Questo studio ha valutato gli effetti antitumorali ed i relativi meccanismi di azione della wagonina su cellule umane di mieloma multiplo e nei processi di proliferazione cellulare, progressione del ciclo cellulare e apoptosi. Complessivamente i risultati di questo studio ci mostrano come la wagonina esplichi la sua azione in senso antiproliferativo e pro-apoptotico in cellule di mieloma multiplo; pertanto questo composto sembra essere ideale come adiuvante alla terapia classica a base di chemioterapici nel managment di pazienti affetti da mieloma multiplo.

La seconda parte e la prima della serie dei tre articoli è direttamente accessibile attraverso i seguenti link:

Depurarsi dai metalli pesanti: è possibile attraverso le piante! A conferma gli studi di diverse università di tutto il mondo.(parte II^)

Depurarsi dai metalli pesanti: è possibile attraverso le piante! A conferma gli studi di diverse università di tutto il mondo.

 

Letizia Boccabella

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