beta rubra (barbabietola rossa)2

Oggi prenderemo in esame sei piante molto conosciute la cui azione sinergica è in grado di fornire al nostro organismo tutta una serie di principi attivi i quali sono in grado di proteggerci non solo dall’inquinamento ambientale, ma ci aiutano anche a depurarci quando si è costretti ad assumere farmaci per lungo tempo, a causa della presenza di patologie croniche o cronico degenerative, oppure per coadiuvare le nostre prestazioni fisiche così da renderci più tonici in periodi di forte stress ossidativo combattendo l’eccessiva formazione di radicali liberi. Sono dei validi aiutanti i quali favoriscono i nostri processi di disintossicazione dall’eccesso di inquinanti ambientali di cui oramai le nostre città sono piene, per non parlare degli inquinanti alimentari come additivi, conservanti, smog, fumo, amalgame dentali, tinture per capelli, vernici ecc… Assunte in sinergia queste splendide piante accellerano persino la depurazione organica dagli effetti iatrogeni conseguenti all’assunzione di antibiotici, antiinfiammatori, terapie ormonali, radiologiche ecc… ed in oltre drenano l’intossicazione da metalli pesanti di cui sono piene molte falde acquifere purtroppo, aiutando l’organismo a liberarsi prima e con maggiore facilità dall’accumulo di mercurio, arsenico, cadmio, antimonio, piombo. Possiamo quindi asserire che l’azione combinata delle sei piante che andremo ad analizzare manifesta azione detossinante, antiossidante, bioregolatrice, antidegenerativa ed immunomodulante. L’azione detossinante viene resa possibile dal fatto che le tossine che ristagnano nel sistema reticolo endoteliale, nella matrice, negli organi, nei tessuti e nelle cellule intestinali, epatiche  e renali, vengono rimosse e ne viene facilitata l’eliminazione. L’azione antiossidante si verifica in conseguenza alla protezione dall’eccessiva formazione di radicali liberi i quali causano l’accellerazione dei processi degenerativi. L’acquisizione di una maggiore capacità di bioregolazione è dovuta al fatto che vengono ripristinati i fisiologici meccanismi difensivi dell’organismo i quali ottimizzano le svariate funzioni metaboliche a livello cellulare contribuendo alla normalizzazione delle strutture proteiche e delle azioni direttamente riconducibili ad esse. Si assiste anche ad una potente riduzione dello stress ossidativo. L’azione antidegenerativa è direttamente collegata alla specifica funzione selettiva che queste piante hanno nel favorire l’apoptosi cellulare in cellule anomale o deteriorate; inibendo la perossidazione lipidica, contrastando processi fibrotici e aumentando l’azione neuroprotettiva, antinfiammatoria e antiallergica. L’azione immunomodulante è il risultato dell’innalzamento della risposta immunitaria globale, coinvolgendo l’azione dei Natural Killer e dei CD3 e dei CD4 del sistema immunitario.

Le piante in questione sono: Aloe Arborescens, Annona Muricata (Graviola), Beta Rubra (Barbabietola Rossa) ottima anche da usare in cucina, Morinda Citrifoglia (Noni), Vaccinum Myrtillus (Mirtillo Nero), Scutellaria Baicalensis. Prendiamole adesso in esame una ad una, riportando anche alcuni dei risultati degli studi pubblicati sugli effetti di ognuna di esse; iniziando dall’Aloe.

Aloe Arborescences: le caratteristiche principali dell’estratto di Aloe sono quelle di favorire l’eliminazione delle tossine ristagnanti, di agire come protettivo dalle radiazioni UV, come cicatrizzante ad effetto pro-differenziazione, come induttore di apoptosi cellulare nelle cellule tumorali e come immunomodulante. Un studio  sull’assorbimento dei raggi UV in una formulazione oftalmologica a base di estratti di Aloe Arborescens condotta dalla RunHua Chemical Research Institution in China ha confermato come l’Aloina ed un polisaccaride presente nell’estratto di Aloe A. utilizzati in combinazione binaria, allo scopo di proteggere l’occhio da infezioni batteriche e radiazioni ultraviolette, le quali creano stress ossidativo ai danni del DNA, abbiano dato grandi risultati a livello di protezione e rigenerazione sui tessuti interessati. E’ stato utilizzato uno spettrofotometro per valutare l’assorbimento di UV nelle lunghezze d’onda comprese tra 190 e 440 nm e sono state inoltre valutate le caratteristiche del prodotto in termini di aspetto, odore, ph, viscosità, densità, indice di rifrazione e stabilità. La soluzione ha mostrato picchi di assorbimento di UV, segnatamente alle lunghezze d’onda corrispondenti ad UVA, UVB ed UVC. Queste caratteristiche di assorbimento sono attribuibili al cromoforo fenolico dell’aloina. Un altro studio condotto dal dipartimento di Biologia Strutturale e Funzionale dell’Università di Napoli Federico II, dal titolo: “Un approccio biochimico e cellulare per valutare l’attività antiproliferativa e prodifferenziativa dell’estratto di foglie di Aloe Arborescens” ha dato i seguenti risultati. Le analisi di questo studio, sono state condotte in cellule A431 (carcinoma cutaneo), MDAMB231 (cancro al seno metastatico), CaCo-2 (adenocarcinoma rettale epiteliale) e HaCaT (cheratinociti immortalizzati spontaneamente). L’estratto di Aloe riduce la proliferazione cellulare in tutte le linee cellulari analizzate. Dopo 54 ore dall’esposizione all’Aloe, vi è stata una riduzione del numero di cellule dal 30 al 40% nelle cellule MDA-MB231, CaCo-2 e HaCaT, mentre nelle cellule A431 ha bloccato la proliferazione e ha portato alla morte cellulare per apoptosi. Per anni, estratti di Aloe sono stati utilizzati per aiutare il processo di guarigione della pelle, pertanto l’effetto dell’Aloe è stato valutato sulla differenziazione di cheratinociti umani. Dopo 6 giorni le cellule trattate con Aloe si sono organizzate e pluristratificate. Per avere la prova molecolare che il differenziamento era stato indotto dal trattamento con Aloe, sono state condotte delle analisi sulle cellule trattate e non trattate. E’ stato osservato che la transglutaminasi e l’involucrina, due markers tipici della differenziazione, erano espressi a livelli maggiori nelle cellule trattate con Aloe. Nei cheratinotonici umani primari (NHEK), il trattamento con Aloe ha causato un drastico aumento dell’espressione del gene dell’involucrina. I risultati di questo studio dimostrano l’effetto antiproliferativo dell’estratto di Aloe su diverse cellule tumorali ed un effetto pro-differenziativo su cheratinociti umani primari ed immortalizzati. I nostri studi supportano l’uso di Aloe per il trattamento topico delle malattie di iperproliferazione della pelle. La sperimentazione animale, in vivo, sarà necessaria per confermare il beneficio di questo estratto. Un ulteriore studio condotto dalla School of Chinese Pharmaceutical Sciences and Chinese Medicine Resources, China Medical University di Taiwan ha confermato come i vari studi i quali hanno dimostrato che l’emodina fotoattiva induce una morte cellulare programmata e cambiamenti nella morfologia cellulare,  sono in parte mediati dai suoi effetti sul citoscheletro in cellule H460 del carcinoma del polmone. Questo specifico studio ha dimostrato che l’espressione della protein chinasi Cd (PKCd) è stata indotta dall’emodina e dalla successiva irradiazione in cellule H460. In oltre la morte cellulare indotta dall’emodina fotoattiva e la traslocazione di PKCd dal cytosol al nucleo è stata fortemente inibita dalla rottlerina, un inibitore selettivo di PKCd. Le analisi di western blot hanno dimostrato che la rottlerina abolisce inoltre l’espressione proteica delle proteine connesse al citoscheletro, come RAS,RHO,p38,HSP27,FAK, alfa-actina e tubulina, indotte dall’emodina fotoattiva. Questi dati suggeriscono che la regolazione delle proteine connesse al citoscheletro, mediata da PKCd, potrebbe essere il meccanismo tramite il quale si estrinsecano gli effetti sulla morte cellulare indotti dall’emodina fotoattivata. Il titolo dello studio qui riportato è: “Il rimodellamento del citoscheletro mediato da protein chinasi Cd, è coinvolto nella soppressione di cellule umane di cancro al polmone, indotta dall’emodina contenuta nell’estratto di Aloe”.

Annona Muricata: In uno studio dal titolo: “Effetti protettivi dell’estratto di Annona muricata sugli epatociti di ratti diabetici, e sul relativo profilo lipidico nel siero” condotto dalla Faculty of Health Sciences, University of KwaZulu-Natal, Private Bag X54001, Durban 4000, South Africa, ha studiato gli effetti della Annona muricata già largamente impiegata in diverse aree del mondo, per il managment di differenti patologie, incluso il diabete mellito. Lo studio in questione è stato condotto con l’obiettivo di verificare i possibili effetti protettivi di un estratto di Annona m.(AME) in un modello animale di diabete mellito indotto da streptozotocina. Gli animali sono stati randomizzati in quattro gruppi e somministrati rispettivamente con placebo, streptozotocina (STZ), STZ+AME ed AME per 4 settimane. Al termine del trattamento si è proceduto con la valutazione di parametri epatici relativi ad enzimi con attività antiossidanti e profilo lipidico, come calatasi, specie reattive dell’ossigeno, glutatione, superossido dismutasi, glutatione per ossidasi, trigliceridi, colesterolo totale, HDL e LDL. I risultati indicano che il trattamento con l’estratto di A. m. è stato capace di migliorare i livelli di glucosio ematico, ridurre i livelli di ROS, trigliceridi, colesterolo plasmatico ed LDL. In oltre il trattamento con AME ha significativamente aumentato l’attività del pool di enzimi antiossidanti, così come dei livelli ematici di insulina. Alla luce di questi risultati lo staff che ha condotto la ricerca ha affermato che l’estratto di A.m. possiede effetti benefici e protettivi nei confronti del tessuto epatico, sia abbattendo i livelli di perossidazione lipidica promuovendo la sintesi di antiossidanti endogeni ed insulina. In un altro studio dal titolo: “Valutazione quantitativa del potenziale antineoplasico di un estratto n-butanolico di foglie di Annona muricata in linee cellulari umane normali ed immortalizzate” condotto dalla School of Biosciences and Technology, Vit University, Vellore,India ha dichiarato:” i prodotti naturali sono stati per molti anni il bersaglio nella ricerca di una terapia anticancro, ma ancora oggi c’è una scarsità relativa di informazioni circa composti che possono proteggere le cellule normali e distruggere in maniera selettiva quelle tumorali”. L’obiettivo dello studio è stato quello di valutare il potenziale citotossico di un estratto n-butanolico di foglie di Annona muricata su cellule epatiche umane normali (WRL-68), cellule di carcinoma mammario (MDA-MB-435S) e cheratinociti umani immortalizzati (HaCat) per mezzo del saggio MTT che valuta la vitalità cellulare. Prima del test di citotossicità è stato condotto uno screening fitochimico dell’estratto, in modo da valutare la presenza di composti con un potenziale terapeutico. Le sue relative proprietà antiossidanti sono state valutate attraverso il potenziale riducente e il DPPH radical scavenging assay, per valutare l’effetto antiossidante. Dal momento che la maggior parte delle potenzialità chemopreventive osservate, si correlano con l’ammontare totale dei composti fenolici presenti nell’estratto, ne sono stati quantificati i livelli mediante analisi HPLC. I risultati mostrano come la citotossicità dell’estratto sia moderata nei confronti delle cellule umane normali (IC50 52.4 microngrammi) se coonfrontata con la dose relativa a cellule cancerose (IC50 di 29.2 microngrammi per le MDA-MB-435S e 30.1 microngrammi per le HaCaT). Lo studio conferma quindi la presenza di composti terapeuticamente attivi come antineoplasici nell’estratto di Annona muricata.

Nei successivi articoli riporterò altri studi in merito alle successive quattro piante prese in esame all’inizio dell’articolo: Beta Rubra, Morinda Citrifoglia, Vaccinum Myrtillus, Scutellaria Baicalensis.

Letizia Boccabella