scrittura con ricci

I ricci che compaiono all’interno di uno scritto, sia che siano ad inizio, alla fine o al centro della parola, rientrano in tutti quei gesti accessori di cui lo scheletro della lettera non ha bisogno per esistere e che Moretti ha chiamato “Gesto fuggitivo“, in quanto sfugge alla coscienza del soggetto il quale, benché voglia imporsi di non farli attraverso un forte autocontrollo, gli basterà un attimo di sola distrazione perchè essi riemergano tradendo la paternità dello scritto! E’ l’equivalente del dire che tutti compiamo gli stessi gesti benché ognuno di noi abbia il suo specifico modo di farli, è l’espressione della propria modalità la quale è acquisita col tempo o con l’instaurarsi di nevrosi. Il gesto fuggitivo rivela quindi i modi di essere, di muovere le mani e la bocca, il tipo di sguardo, l’incedere, il parlare, il gesticolare e lo stare fermi, il tono della voce, il modo di imporsi sull’ambiente e quello con il quale l’ambiente ci influenza. Possiamo quindi evincere da uno scritto questi svariati tipi di modalità espressive le quali possono essere indice di: nervosismo, insicurezza, timidezza, spavalderia, esuberanza, arroganza, preoccupazione del modo di presentarsi e quindi di quello che gli altri pensano di noi, leziosità, civetteria, eleganza ecc… Moretti ha dato il nome di Ricci a questi accessori aggiunti alla lettera, perchè nel farlo li ha paragonati all’acconciatura che si fa dei propri capelli, i quali sono un di più rispetto alla sagoma essenziale della testa. Sarebbe un errore quanto mai grossolano basare una analisi grafologica solamente su questi contenuti inconsci, ma la loro straordinaria importanza non va assolutamente sottovalutata per due motivi fondamentali; il primo è dato dal fatto che il gesto fuggitivo, come spiega Moretti, è anche espressione dell’impronta morfologica del soggetto: cioè della sua biotipologia di base e della sua morfologia per la quale tali gesti saranno diversi a seconda della crasi endocrina della persona che li produce. Un linfatico li farà deboli e privi di tono e di trama grafica, quelli prodotti da un nervoso saranno irrequieti ed instabili, quelli di un sanguigno saranno forti e ampi, quelli del bilioso saranno rigidi e duri. Altresì il gesto fuggitivo rivela il complesso che è attivo nell’individuo a livello inconscio tanto da far sì che lo spavaldo lo produrrà in maniera spavalda ed amplificata, il maniaco della propria grandezza lo farà in modo tale che risulti mirabolante, il timido creerà un gesto debole ed insicuro come per paura di espandersi nell’ambiente, mentre il preoccupato produrrà gesti aggrazziati che riveleranno il suo profondo bisogno di farsi accettare e così via… Il secondo motivo per il quale il grafologo non deve assolutamente sottovalutare l’importanza del riccio è perchè esso è rivelatore dei lati più sensibili di chi scrive; delle sue ferite intime e di tutti quei segni che il vissuto ha lasciato come traccia nell’animo del soggetto il quale benché tenti di far finta che si siano rimarginate, esse sono sempre pronte a riaffiorare sotto forma di forzature, di carenze, di problemi di identità e di ostacoli al raggiungimento dell’essere pienamente sé stessi al di là del giudizio o dell’imposizione data dall’educazione o dalla carica emotiva deflagrante che provenendo dall’inconscio domina ogni forma di comportamento esterno.

Il genio di Moretti sottolinea poi come l’importanza del gesto fuggitivo ed il suo valore diagnostico sia da attribuire non solo al fatto che esso riveli l’inconscio e le sue modalità, bensì come espressione della corrispondenza morfologica la quale egli dice essere emblema dell’atteggiamento con il quale tutta la persona fa ogni gesto che fa. Nel suo trattato “Il corpo umano dalla scrittura” egli ci spiega che: “la formazione morfologica dell’occhio appartiene all’impronta morfologica, l’atteggiamento dell’occhio appartiene al gesto fuggitivo… l’occhio ponderato ha come segno grafologico del suo gesto fuggitivo il riccio della sobrietà; lo stesso occhio ponderato ha come segno della sua impronta morfologica la triplice larghezza equilibrata… la bocca larga ha per indice del suo gesto fuggitivo il segno riccio sciatto, e per indice della sua impronta morfologica il segno “dilatata-sciatta“… il segno dell’occhio birichino è ricci della vezzosità e civetteria…”.

In aggiunta il Palaferri ci sottolinea come in reltà ogni tratto aggiunto allo scheletro della lettera ed ogni tratto più semplicemente identificabile come gesto grafico, facciano entrambi parte del gesto fuggitivo; quindi lo stesso modo di eseguire le aste letterali diviene indice del modo di essere e di fare del soggetto, ad esempio la modalità con la quale si scrive la g, la q, la f, i tagli delle t, le elle ecc..

Senza voler dar luogo ad una analisi grafologica in questa sede, impossibile per complesità e per senso dell’etica, trovando l’immagine di questa grafia in internet e non conoscendo minimamente il soggetto che l’ha posta in atto, vi lascio solo qualche dettaglio esplicativo tanto per chiarirvi le idee su cosa si intenda in pratica per gesto fuggitivo e le sue conseguenze sulla personalità.

Il soggetto è vitale e volitivo, con una buona presenza della triplice larghezza che di per sé sarebbe indice di un equilibrio tra la funzione sistemica dei tre cervelli e l’organizzazione della risposta agli stimoli sia ambientali sia interiori; se non fosse che il vissuto emotivo l’ha messa a dura prova! La presenza concomitante di alcuni segni rivelatori quali lettere addossate, rovesciata, ricci della flemma, tagli sopraelevati delle T, presenza di intozzata di I° modo superiore ai 5/10 assieme ad intozzata di II° modo anch’essa troppo presente e ben poco modulata per mancanza di scioltezza grafica, rivelano un soggetto che oltre ad avere cali energetici abbastanza imponenti nonostante la buona energia costituzionale, è preda dell’ansia e di una cattiva gestione dell’ambiente per un senso di profonda insicurezza e di mancanza di fiducia nel Tu; nell’altro. La gestione della vita sentimentale è per lei fonte di sofferenza causato dal rapporto con le figure parentali per le quali: il padre era assente e la madre una donna assai ansiosa dalla quale scappare senza mai riuscire però, veramente, a distaccarsi interiormente. Questo profondo segno nel vissuto del soggetto in questione lascia tracce che si evidenziano e si trasducono in quelle che Palaferri e Moretti chiamavano stranezze sentimentali, le quali causano la ricerca dell’oggetto del desiderio e allo stesso tempo lo allontanano e lo rifiutano!

E’ ovvio come questo sia solo un piccolissimo cenno di quello che una vera e propria analisi grafologica può fare, di come a volte ci si possa far trarre in inganno da grafie che per alcuni tratti di impositività e di energia possano fuorviare lasciandoci credere di assistere a persone vitali e sicure di sé, mentre invece il gesto grafico ci rimanda ad una analisi diversa e decisamente più totalizzante dove l’inconscio ed il vissuto del soggetto vengono a galla prepotentemente, impedendo di confonderci ed abbandonarci ad una analisi squisitamente superficiale. Ricordo che è sempre necessario entrare in punta di piedi nell’intimo di un’altra persona per rispetto alle sue sofferenze e alla sua sensibilità, perchè ogni cosa che ogni individuo mette in atto, lo fa per sopravvivere e per difesa della sua più intima natura! Namaste.

Letizia Boccabella

 

 

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