
Questa pianta chiamata dalle popolazioni del Perù Carabato Amarillo, appartiene alla famiglia delle Rubiacee ed è nativa dei boschi tropicali del sud America. E’ un arbusto rampicante che può raggiungere un altezza media di 18-20 metri e necessita di abbondante luce solare. Il termine con il quale viene chiamata, fa riferimento alle spine a forma di uncino (dal latino uncus: unghia, gancio) che servono alla pianta per agganciarsi e sostenersi agli alberi nella sua crescita verso la luce; ecco perchè il suo nome volgare è Unghia di gatto. In Amazzonia, luogo dalla quale proviene, gli Sciamani la conoscono e la usano da millenni per la cura delle più svariate patologie, sia in estratto liquido che in polvere come tonico generico e per contrastare reumatismi, artriti e borsiti, patologie comuni in un luogo così umido come la foresta. In tutto il Perù viene usata, testata e sperimentata scientificamente come terapia integrativa per l’A.I.D.S. dato che uno dei suoi target principali (come vedremo a breve) è quello di avere una forte incidenza sull’innalzamento dei Linfociti T. Più recentemente è entrata a far parte della sperimentazione nella terapia integrata per il cancro da numerose cliniche di prestigio come la Mayo Clinic e il New York Hospital. Di questa splendida pianta che tra le tante cose io amo profondamente e che uso regolarmente per trattare svariate patologie sia acute che croniche, si impiegano a scopo terapeutico sia le foglie, che la linfa che esce dai fusti tagliati, sia la corteccia del fusto e della radice. Sino ad oggi i suoi componenti più studiati sono gli alcaloidi ossindolici pentaciclici, i glicosidi dell’acido chinovico e i triterpeni poliidrossilati e acetilderivati del B-sitosterolo, del Sitosterolo, dello Stigma-setrolo e del Campesterolo. Le sperimentazioni farmacologiche hanno dimostrato che gli alcaloidi contenuti nella pianta dell’ Uncaria sono i diretti responsabili dell’attività immunostimolante e immunomodulante, producendo come effetto diretto un considerevole aumento della fagocitosi dei macrofagi (eliminazione di batteri e corpi nocivi o inutili), elemento centrale della risposta e della regolazione immunologica. L’effetto antinfiammatorio è probabilmente da ascrivere alla presenza dei derivati del B-sitosterolo. In un test antimutageno in vivo si è notato che l’urina dei soggetti fumatori, ha un’attività mutagena prima della sperimentazione, ma mostra una netta diminuzione con l’inizio della somministrazione dell’Uncaria Tomentosa fino ad 8 giorni dopo la sua sospensione. Si ritiene che l’aspetto antimutageno della pianta debba essere attribuito ad un meccanismo antiossidativo che agisce inibendo la trasformazione di sostanze promutagene presenti nel fumo di sigaretta, in sostanze mutagene.

Azione immunomodulante, immuno-stimolante, antivirale, antimutagena: le indagini farmacologiche dimostrano che gli alcaloidi isolati produco un considerevole aumento della fagocitosi, da qui si sviluppa l’azione citostatica, contraccettiva e antinfiammatoria aspecifica. Alcuni ricercatori giapponesi hanno poi confermato che i principi attivi dell’ unghia di gatto sono efficaci nel contrastare l’azione della D.N.A. polimerasi e della trascriptasi inversa, implicati nella replicazione dei virus. Da qui l’importanza di questi preparati nella cura per l’H.I.V., nelle neoplasie di orgine virale e nelle infezioni veneree. Altri importanti risultati si sono ottenuti nel trattamento delle situazioni di immunodeficenza, di eccesso di immunocomplessi, in presenza di autoanticorpi e in tutti i contesti nei quali è utile stimolare o modulare le difese immunitarie dove l’Uncaria ha un target altissimo nel ripristino dell’omeostasi, con la regressione e spesso la completa guarigione da svariate forme di asma allergica. L’attività antimutagena è stata confermata in vivo ed è tutt’ora oggetto di studio; somministrando la pianta come coadiuvante nelle terapie neoplasiche (chemioterapia e radioterapia) ha dato ottimi risultati sulla tollerabilità da parte dei pazienti, con minore abbassamento delle difese immunitarie e una fase di recupero più breve. In alcuni casi addiritura, i pazienti dimessi con prognosi grave poterono nuovamente essere sottoposti a terapia. I Curanderos del Perù da millenni impiegano l’ Uncaria per i suoi effetti cicatrizzanti, antinfiammatori e antidolorifici nella terapia da ferite profonde a diatesi ulcerativa, per i dolori ossei, per alcune infermità renali, per patologie degenerative e per ristabilire le donne dopo il parto. Come sempre le ricerche cliniche hanno confermato la validità di tale impiego. In tutti i casi di flogosi si può osservare un netto miglioramento della zona interessata. Ritengo utile sottolineare come ogni patologia sia acuta e ancor peggio cronica o cronico degenerativa sia da considerare come una conseguenza dello stato di acidosi tissutale. Uno stile di vita sano ed equilibrato ed una mente meditativa, come ho sempre sottolineato, sono alla base di un buon grado di omeostasi, oltre che l’integrazione fondamentale di una dieta più alcalina nel consumo di cibi freschi di stagione, di verdure, in presenza di pochissima carne (1 o 2 volte al mese e solo rossa e di qualità, visto che oramai il pollame è troppo carico di antibiotici) e di pochissimo frumento e farine e zuccheri bianchi. Assunzione di piante che contrastano l’ossidazione cellulare, i radicali liberi, (dette piante adattogene) ed una sana attività sportiva regolare unita ad un corretto modo di respirare. In fine ricordo che un elemento essenziale da non sottovalutare è quello di riconciliare il nostro Sè più intimo e profondo, con lo Spirito della Madre Terra, divenendo più sensibili ed aperti al mondo degli esseri inorganici, i quali abitano il nostro pianeta da miliardi di anni e senza i quali la vita di noi esseri umani e di tutti gli animali, non sarebbe assolutamente possibile. Comprendere in maniera approfondita questo legame che ci rende dipendenti da esse, vuol dire ripristinare un senso di profonda connessione con le piante, le quali ci aiutano e ci sostengono molto più di quanto noi possiamo anche solo lontanamente immaginare. In ultima analisi suggerisco di usare l’Uncaria a scopo preventivo come antiinfluenzale prima dell’arrivo della stagione fredda e anche durante quest’ultima a cicli di tre settimane alternati a tre settimane di sospensione, con la ripetizione del processo per tre volte di fila nel modo seguente: assumere 60 gc di uncaria in tintura madre in acqua 1 volta al giorno per 3 settimane di fila, poi sospendere per 3 settimane e poi riassumerla come sopra per altre 3 settimane, poi sospendere per altre 3 settimane e ripetere l’ultimo ciclo di assunzione per 3 settimane. Nei casi acuti invece suggerisco di assumerla a 60 gc in acqua 3 volte al giorno assieme agli altri rimedi del caso in base alla patologia che si vuole contrastare; questo aiuterà notevolmente il vostro sistema immunitario a ristabilirsi nel più breve tempo possibile, a rinforzare il sistema e ad evitare ricadute.
Letizia Boccabella




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