
Con questo articolo vorrei trattare alcune delle piante più comuni, che crescono nel nostro paese in maniera spontanea ed in grande quantità ovunque, a volte anche in maniera infestante, ecco perchè ironicamente nel titolo le ho chiamate erbacce, solo perchè le conosciamo tutti malgrado molti di noi siano all’oscuro delle loro importanti proprietà terapeutiche! Essendo poi nel mese di Maggio dove Madre Natura esplode in tutto il suo vigore, possiamo raccoglierle ed usarle nel migliore dei modi, ci basterà seguire piccoli accorgimenti! La prima di cui vado a parlare è quella dell’immagine in alto: l’Ortica; per l’esattezza è l’Ortica Dioica, la quale ha fiori maschili e femminili ed è perenne. Credo che tutti abbiano avuto un impatto con i suoi peli urticanti almeno una volta nella vita! Questi peli di cui la pianta è completamente ricoperta sono ricchi di un liquido contenente acido formico, in più il resto del vegetale è ricco di istamina, silice, potassio, clorofilla, tannini, glucochinene, vitamina A e C. Grazie alla sua composizione l’effetto terapeutico che se ne ricava è quello di avere un’alta azione eroica sul sistema linfatico drenando l’apparato uro-genitale ed i reni, da qui si evincono le sue straordinarie proprietà di diuretico con tropismo specifico su urea e acidi urici, di depurativo, come antianemico, antidiabetico, anti colesterolo, come emostatico e antilisiaco. Questa pianta così comune e allo stesso tempo così splendida riveste un ruolo particolarmente attivo nello stimolare il metabolismo e la secrezione delle ghiandole dello stomaco, dell’intestino, del fegato, del pancreas e della cistifellea. Ha una natura astringente e tonica, quindi è molto indicata nei casi di diarrea, nell’enterite, nel diabete come ipoglicemizzante, per il colesterolo, per i calcoli epato-biliari e renali, eccezionale per il reumatismo, l’artrite e la gotta. E’ addirittura usata per combattere la Cocciniglia, il parassita infestante e difficile da sradicare che infesta le piante di agrumi facendole ammalare di fumaggine, rendendo le foglie di questi alberi nere e piano piano portando l’albero a morire. Il suo uso è raccomandato anche nei soggetti sani, dove i suoi principi attivi possono essere usati some drenante e depurativo del sistema linfatico e quindi come protettivo, specialmente nella stagione invernale, da malattie influenzali e da raffreddamento, tipiche della stagione. Si può usare in cucina, essiccando le foglie della pianta e riducendole in polvere, per poi mischiarle alla farina ed ottenere un composto base per la preparazione di gnocchi e fettuccine. Le lozioni che si ricavano dal succo della pianta fresca, vengono usate per combattere la forfora e la caduta dei capelli, applicandole direttamente sulla parte interessata. In tempi antichi, si usava frustigare l’ammalato sulle parti dolenti, affette da reumatismi quindi spesso sulle giunture, in modo che l’effetto urticante penetrasse in profondità attraverso la pelle, per curare e dare sollievo alla persona. Applicata per uso topico essa cura le ferite, le emorragie e guarisce dalle stesse punture della pianta.

Piantaggine: Anche questa pianta è conosciutissima dai più a causa della sua natura infestante. Cresce spontanea nei prati, nelle aiuole, attorno alle case e lungo le strade. Si trova in tutta Italia ed Europa. La Piantaggine della foto è quella è quella detta: Orecchie d’asino a causa delle sue foglie ovali-allungate, acute all’apice e strette alla base, mentre la Piantaggine maggiore ha le foglie ovali e fiori a corolla grigiastra, a volte rosata, ma in questo caso ci troviamo di fronte alla Plantago media. Il suo uso in fitoterapia è quello ricavato dai semi e dalle foglie. Madre Natura la mette a disposizione dell’uomo tutto l’anno, si possono infatti raccogliere le foglie in tutti i 365 giorni che abbiamo, anche se il principio attivo in esse contenuto è più forte da maggio ad agosto, mentre per quanto concerne i semi la raccolta è preferibile da agosto ad ottobre. Comunque sia le foglie che i semi sono ricchi di mucillagini e quindi hanno carattere astringente, vengono impiegati come depurativi e calmanti e per sciogliere i catarri bronchiali e contro le enteriti, la dissenteria, nei casi di nefrite cronica. Come l’Ortica la Piantaggine per uso esterno viene usata sulle ferite per cicatrizzare le piaghe, le ulcere e per fermare l’epistassi. Ha grandi qualità di antinfiammatorio ed astringente sugli arrossamenti della bocca e della gola, sugli occhi, sulle scottature e per le punture d’insetti. Come per l’Ortica, le sue foglie possono essere impiegate in cucina per preparare pasta e gnocchi, se ne può fare un decotto utilizzando una manciata della pianta essiccata che verrà fatta bollire per 10 minuti circa in 1/2 litro d’acqua, lasciato poi il tutto riposare per altri 10 minuti, filtrata e bevuta nella dose di 3 bicchieri al giorno preferibilmente a digiuno. Lo stesso decotto è utilizzabile per gargarismi, ingerendo poi il liquido, nelle affezzioni della bocca e della gola, per lavare gli occhi arrossati, mentre le foglie fresche hanno un effetto potentissimo, se pestate o triturate, nel medicare ferite, piaghe e scottature, oltre che per dolori di tipo reumatico assieme all’Ortica.

Spirea Ulmaria: o Regina dei Prati cresce nei luoghi umidi ai margini dei fossi e dei canali dalla pianura ai monti di tutta la nostra penisola. I fiori sono piccoli e bianco crema, sono profumati e raccolti in una forma ad ombrello, fiorisce da luglio ad agosto e la sua raccolta si effettua quando i fiori sono sbocciati. In fitoterapia si usa tutta la pianta anche se è preferibile prendere la sommità fiorita. L’olmaria è considerata uno dei più potenti salicati vegetali; essa infatti contiene in forma glucosidica un aldeide salicilico, la spireina, un salicato metile e un glucoside flavonico, oltre che i tannini. Quindi è ovvio dedurre che per i suoi componenti essa sia da annoverare tra i piu potenti diuretici che eliminano gli acidi urici ed i cloruri; viene quindi impiegata per curare i reumatismi articolari, l’artrite, la gotta, l’edema degli arti inferiori, l’idropsia addominale ed è considerato anche un ottimo sudorifero e febbrifugo, oltre ovviamente a risultare utilissimo per la cura e il ripristino dell’omeostasi a carico delle vie urinarie. Essendo quindi anch’esso un forte drenante del sistema linfatico, trova largo impiego nel contrastare la diatesi sicotica e la ritenzione idrica che nelle donne crea cellulite. Ne raccomando l’uso in tintura madre e come infuso, prendendo una manciata di fiori da mettere in 1/2 litro d’acqua bollente e lasciare in macerazione per 20 minuti. Filtrare e berne 3 bicchieri al giorno.
Letizia Boccabella




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