3D Character with head in hands, sitting on the word Stress

Ci sono periodi della vita nei quali la concomitanza di uno o più fattori, dai quali non possiamo sottrarci, ci mettono a dura prova e spesso queste situazioni si protraggono per un tempo assai lungo; cosicché questo insieme di eventi che ci appaiono o che di fatto giocano a nostro sfavore, tendono a logorare la nostra energia vitale. La parola stress oltretutto al giorno d’oggi è divenuta di uso comune nel nostro vocabolario e per essere precisi siamo arrivati ad abusarne. Questo dovrebbe spingerci ad una considerazione assai più profonda ed importante, l’uso del linguaggio riveste un punto cruciale nella gestione delle emozioni e soprattutto il modo nel quale parliamo a noi stessi. A parte quindi i grandi eventi che potremmo annoverare come drammatici o parecchio impegnativi dal punto di vista delle nostre risorse energetiche quali: un lutto, una separazione da una persona cara, un divorzio, la perdita del lavoro, il traslogo o il matrimonio (che nella lista degli eventi stressogeni, da statistiche, a livello globale sono annoverati tra i fattori di rischio più alti per la salute), tutto il resto dipende dall’interpretazione e dal coinvolgimento emotivo che noi affibiamo ad un determinato evento. E’ quindi l’ansia quella che dovremo considerare il peggiore tra tutti i mali del nostro secolo, è lei la responsabile del sovraccarico di energia con il quale tendiamo a colorire con tinte forti un evento o un atteggiamento di chicchesia per poi interpretarlo come un qualcosa fatto a nostro danno. La verità invece è un’altra: per quanto possa sembrare difficile da accettare, nessuno compie nulla ai nostri danni, perchè tutto quello che gli è permesso fare o non fare dipende esclusivamente dal suo livello di Coscienza e da null’altro. Noi per primi possiamo fare solo quello che il nostro livello di Coscienza ci permette di fare. Da questo assunto fondamentale nasce una luce diversa la quale da il via ad una interpretazione assai diversa  delle cose e delle situazioni, inquadrandole in un’ottica espansa e più matura. Come è ovvio che sia, giungere ad una situazione simile necessita di un lavoro su stessi il quale non solo è fondamentale per ognuno di noi, ma dal quale nessuno può prescindere. Detto questo, aiutarsi con le nostre amiche piante, alle quali dobbiamo la vita e che ci sostengono, ci amano e ci proteggono, molto più di quanto noi possiamo anche solo immaginare, mi sembra un ottimo compromesso sulla strada dell’integrazione di noi stessi. Ecco quindi alcune di esse, le quali possono essere dei validi supporti per contrastare gli stati d’ansia, l’iperemotività, il nervosismo, l’insonnia, l’ipereccitabilità, l’irritabilità, l’agitazione, l’isterismo e i tremori. La loro azione sedativa agisce molto bene anche su tutto il sistema neurovegetativo regolandone le distonie e contrastando l’eretismo cardiaco e le palpitazioni. Sono ottime anche nel trattamento delle emicranie e delle cefalee muscolo tensive come anche nei casi di nevralgia e di fame nervosa.

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Griffonia Simplicifolia: I semi di questa pianta contengono alte concentrazioni di 5-idrossi-triptofano derivato aminoacidico che all’interno dell’organismo umano è il precursore della serotonina (5-idrossi-triptamina), uno dei più importanti neuropeptidi assieme alla dopamina e all’ossitocina, il quale è coinvolto in svariate funzioni fisiologiche tra cui quelle del sonno, dell’umore e dell’appetito. Un apporto esogeno di questo neurotrasmettitore, che sia capace di rendersi immediatamente biodisponibile  per il corpo, aiuta la regolazione dei livelli di serotonina nelle cellule nervose contrastando la sindrome ansioso depressiva, l’insonnia, la bulimia, gli attacchi di panico e la distonia neurovegetativa, la quale può comparire in seguito appunto a periodi di stress dove il surmenage emotivo ha preso il sopravvento.

Crataegus Oxyacantha: Del Biancospino ho largamente parlato, in tutte le sue forme e per i suoi usi più disparati. Pianta eccezzionale, una di quelle che a mio parere andrebbe sempre tenuta in casa e di cui tutti dovrebbero far uso, fosse anche solo per il suo carattere estremamente meditativo. Il mio Maestro dice sempre che a suo parere l’Ignatia omeopatica andrebbe messa in tutto il sistema idrico del paese, io assieme a questo rimedio omeopatico, aggiungerei anche il Biancospino! Ho decantato innumerevoli volte le sue proprietà specialmente quelle che hanno la capacità di regolare l’attività cardiaca e quelle che si comportano come sedativo. Il suo uso è totalmente privo di controindicazioni sia per il dosaggio che per il quantitativo di volte nel quale lo si assume. Chi ne fa uso, ha potuto sperimentare quello che poc’anzi ho definito effetto meditativo, cioè quella particolare sensazione che tutti i meditatori esperti provano nel sentire la loro mente azzerarsi, distendersi, acquietarsi. Quella mente che entra in quel particolare stato è la mente reattiva, la quale è direttamente connessa al nostro sistema ortosimpatico. Azzerare il suo lavorio incessante significa favorire il sistema parasimpatico a sfavore di quello simpatico, vuol dire rallentare la nostra percezione del mondo e della realtà. Una volta entrati in questo meccanismo di autoguarigione tutti i sistemi biologici all’interno del corpo rallentano, aumentando la nostra capacità di respirare con un ritmo molto più lento lungo e profondo e questo garantisce a tutti i livelli anche un rallentamento della percezione del tempo. La diretta conseguenza di ciò implica un aumento della risposta biologica a favore dell’omeostasi endogena a scapito dell’eccitamento di tutti i sistemi psico-neuro-endocrino-immunologici. Tale stato prolungato ci porta verso un altro stato: quello di benessere, il quale è direttamente responsabile del rallentamento dell’invecchiamento cellulare e del prolungamento della vita dei telomeri.

Escholtzia Californica: Il papavero giallo della California viene usato tradizionalmente come sedativo nelle distonie neurovegetative, negli stati ansiosi, nelle nevrosi, nelle nevrastenie e per facilitare la fisiologica entrata nel riposo notturno. In associazione con altre piante di cui sopra è utile nel curare quelli che Ippocrate definiva umori malinconici e  per quelle che oggi definiamo depressioni reattive.

Passiflora Incarnata: Anche l’azione della Passiflora, largamente conosciuta tra l’altro, è quella di indurre uno stato di sedazione, è ansiolitica, riequilibrante e tranquillizzante oltre che antispasmodica. Le sue proprietà ipnotiche la rendono molto utile alle persone dalle spiccate caratteristiche di ipersensibilità e dalla tendenza alla ruminazione prima di addormentarsi, alle quali ovviamente diviene difficile scendere nel sonno, perchè invece di concentrarsi sulle cose belle e rimandare i problemi al mondo della veglia, si concentrano la notte sul come affrontare le difficoltà del giorno dopo o addirittura dei mesi successivi. Questo atteggiamento controproducente dettato dalla mente reattiva non fa altro che aumentare lo stress, l’ansia e le palpitazioni. La passiflora induce un sonno fisiologico con un risveglio completo e rapido, eliminando gli effetti di obnubilamento classici degli psicofarmaci, del Tavor o degli altri calmanti.

Papaver Rhoeas: I fiori di Rosolaccio (nome volgare) sono anch’essi usati nella tradizione per il loro effetto calmante, antispasmodico e analgesico. L’azione blandamente sedativa del Papavero rosso è utile per conciliare anche il sonno dei bambini, oltre che degli adulti e degli anziani. Il suo tropismo si esplica anche nelle condizioni di eretismo cardiaco dell’adulto con cuore sano.

Vitamina B6: Anche di questa Vitamina ho parlato spesso per i suoi innumerevoli effetti all’interno dell’organismo e di come sia importante la sua integrazione per il corpo umano, svolgendo un ruolo fondamentale nel metabolismo aminoacidico su tutti i tessuti umani. In questo caso è decisamente utile perchè la sua presenza favorisce l’assorbimento del Triptofano e la sua conversione in Niacina. Quando vi è una carenza della Vitamina B6 il sistema nervoso centrale ne risente manifestando sintomi di depressione, nausea, vomito, lesioni delle mucose e dei nervi periferici, fino ad arrivare alle neuropatie e alle convulsioni.

Letizia Boccabella

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