
Nell’articolo di ieri abbiamo affrontato la tematica del drenaggio spiegandone il concetto in maniera approfondita e vedendo più da vicino gli effetti del gemmoderivato di Betula Pubescens. Oggi parleremo di un’altra pianta che ha delle grosse affinità con lei, ma che viene generalmente consigliata in altre situazioni patologiche e in altre fasi della vita di una persona: la Betula Verrucosa. In realtà sono molto simili dal punto di vista dei componenti e del principio attivo ed anche come effetti terapeutici, sono però diverse nel modo in cui ripristinano l’omeostasi, esattamente come la prima delle due riesce ad arricchire un terreno povero e acido, (ecco quindi l’analogia col terreno inaridito dell’anziano) la seconda si usa per drenare un terreno giovane o addirittura quello di un bambino, che però ha subito un ingorgo tossinico e si è acidificato, divenendo difficile da trattare e poco reattivo ad altre forme di cura organo specifiche. Come per altri rimedi anche per la Betula Verrucosa si usano svariate parti della pianta a seconda dell’effetto che vogliamo ottenere: linfa, germogli, gemme, foglie, semi e radice. Il suo organotropismo ha un’azione elettiva diretta all’apparato osteoarticolare, endocrino, urinario e cutaneo. Agisce anche sul Sistema Nervoso centrale e sul sistema reticolo endoteliale; quest’ultima proprietà la rende particolarmente adatta nel trattamento della cellulite, essa agirebbe favorendo lo scioglimento dei famosi noduli fibroconnettivali responsabili della comparsa della pelle a buccia d’arancia che è il primo stadio di quella che in termini tecnici si chiama pannicolopatia edemofibrosclerotica, lavorando in maniera così profonda da contrastare la patologia anche nei casi più gravi dove la cellulite sia dichiaratamente arrivata al secondo o terzo stadio, superando di netto il primo step della flogosi.

In merito alle spiccate proprietà terapeutiche della Betula Verrucosa, il Piterà riporta le seguenti annotazioni: “ Nel XII° Secolo Santa Ildegarda ne raccomanda i fiori dalle proprietà cicatrizzanti. Conrad de Megenber nel 1300 cita per primo l’uso della linfa che Mattioli 200 anni dopo menzionerà per la virtù di rompere e dissolvere i calcoli renali e vescicali. La linfa, i germogli e le foglie di Betula non hanno diuretici rivali nel dissolvere concrezioni calcolose delle vie urinarie, aumentando la diuresi e favorendo l’eliminazione degli acidi urici, dei cloruri e dell’urea. Per questo motivo l’albero di Betula fu chiamato l’ albero Nefritico d’Europa”. Il grandissimo potere che questa pianta esplica come diuretico è eccezionale se si considera che la sua azione è diretta al parenchima nobile dei reni senza intaccarne minimamente né la funzionalità né l’epitelio renale né creando a lungo andare effetti collaterali. Essendo quindi un potente drenante ad azione polivalente, la Betula agisce anche sulla pelle aiutando la cura della foruncolosi che tende a sparire o comunque ad alleviarsi di molto, considerando l’effetto detossinante che la pianta ha su tutti i cataboliti metabolici e l’organotropismo specifico sulle logge Acqua e Terra della Medicina Tradizionale Cinese. Considerato lo spettro d’azione che questo gemmoderivato possiede sul sistema nervoso centrale è da annoverarsi anche come grande coadiuvante degli stati di nevrastenia classici dei soggetti a costituzione Ectoblastica oltre che Endoblastica e dei soggetti Silicea della Materia Medica Omeopatica. Nella fitoterapia viene considerata una pianta dalla spiccata azione sul metabolismo lipidico perchè abbassa i valori del colesterolo oltre che quelli degli acidi urici e della uremia. Le gemme della Betula Verrucosa vengono impiegate come remineralizzanti, tanto è vero che esplicano la loro sinergia su patologie come i reumatismi e il rachitismo giovanile e sulle carie dentarie infantili, date appunto dalla carenza di minerali. Si evince subito, per chi la conosce, l’ovvio parallelismo che questa pianta possiede con la Silicea e con un altro rimedio principe degli stati di demineralizzazione che è il Natrum Muriaticum. Per questa similitudine e per quella riportata in precedenza in merito all’organotropismo che la linfa della pianta possiede sulla pelle e sul sistema nervoso, possiamo considerarla un rimedio valido anche per la loggia Metallo. Un’altra azione farmacodinamica profonda che la Beltula esercita attraverso l’impiego delle gemme è quella di essere un valido aiuto terapeutico nei casi di mastopatia fibrocistica o di iperplasia fibroadenomatosa del seno a substrato benigno. Un altro problema per il quale viene impiegata la linfa della pianta, che ha un carattere di natura estetico ma che pone le sue radici in uno stato di intossicazione profonda del mesenchima e del tessuto interstiziale è la calvizie, sia femminile che maschile, a patto che non sia di tipo androgenetico. In questo caso infatti la natura ormonale del problema non trova una grossa risoluzione, contrariamente a quella alopecia che inizia come una diradazione e un assottigliamento del capello causato da un forte stato di tossicità che vede da parte del corpo un risparmio del nutimento nelle zone periferiche. L’indicazione è sia per uso topico che per uso interno.

Per concludere possiamo riepilogare sottolineando il validissimo contributo che la Betula Verrucosa come la Betula Pubescens hanno come rimedi eccezionali nel drenaggio tossinico, favorendo l’eliminazione degli eccessi dei prodotti di scarto del metabolismo lipidico, azotato e dei cloruri, limitando anche la produzione di istamina da parte del fegato. Sottolineo in ultima analisi che la scelta di uno dei due rimedi a favore dell’altro è sempre da considerarsi sulla base dell’età del soggetto e sull’intuizione da parte del terapeuta che saprà comprendere a seconda della costituzione e dello stato generale del paziente, quale delle due sia più adatta.
Letizia Boccabella




Lascia un commento