Atropa_belladonna-7

La motivazione che mi spinge a scrivere questo articolo sulla Belladonna è essenzialmente la voglia di dare al lettore delle informazioni reali sul funzionamento di questa pianta e sul meccanismo d’azione che viene sfruttato soprattutto in Omeopatia per la cura di alcune delle più comuni patologie infantili dei primi anni di vita. La mia vuole oltremodo essere una risposta esplicativa all’articolo apparso in rete pochi giorni fa dal titolo: ” Un rimedio omeopatico è sospettato della morte di 8 bambini”. Purtroppo la controinformazione e oserei dire la diffamazione alla quale da anni è sottoposta la medicina alternativa è dilagante e inquietante. Leggendo l’articolo si evince palesemente che oltre a dire come al solito tutto e niente, esattamente come si sente quotidianamente nel gergo politichese, la casa Americana sotto inchiesta da anni produttrice di rimedi omeopatici, avrebbe alterato il composto a base di Belladonna. Nell’articolo compaiono le seguenti righe: “Il 18 gennaio 2016 alcuni genitori dei bambini danneggiati o morti a seguito della somministrazione del rimedio hanno avviato una class action in cui si sosteneva che “A discapito di ciò che [Hyland’s] sostiene, i prodotti non sono ‘naturali’ e contengono vari ingredienti artificiali e sintetici, alcuni dei quali sono associati con lo sviluppo di gravi problemi di salute.”

Ora ci tengo a sottolineare che la contraffazione di tali prodotti è tutta da dimostrare, semplicemente perchè l’omeopatico non contiene più la droga della pianta o il principio attivo ma l’informazione energetica che agisce sull’organismo a seguito di specifici meccanismi di natura quantistica. Questo li rende decisamente più versatili e meno aggressivi di un fitoterapico o gemmoderivato che pur essendo dei rimedi più che eccellenti, sono in realtà delle vere e proprie bombe farmacologiche perchè al loro interno è conservato il principio attivo e quindi agiscono attraverso dei meccanismi chimici. Una cosa però è certa: tutti i signori giornalisti che si dilettano a diffamare il mondo dell’olismo lo fanno senza la minima conoscenza della materia e senza la più pallida idea di cosa voglia dire curare senza nuocere. Se il grande Ippocrate vedesse cosa è diventata oggi giorno quella che lui stesso ha fondato come Arte Medica, probabilmente si rivolterebbe nella tomba!

belladonna

Perdonerete la mia iniziale disquisizione generica, ma era assolutamente necessaria per dare al lettore dei reali termini di paragone tra informazioni generiche, superficiali e prive di reale conoscenza tecnica e quelle approfondite e concrete, fonti di studio e applicazione costante.  L’ Atropa Belladonna è una pianta erbacea perenne che predilige i luoghi ombrosi ed i monti e può raggiungere un’altezza pari a un metro e mezzo. In Italia cresce prevalentemente nei boschi submontani e montani. La droga di questa pianta che appartiene alla famiglia delle Solanacee è presente nelle foglie e nelle radici. Come si vede chiaramente dall’immagine, il frutto è costituito da una bacca di colore nero violaceo che assomiglia molto ad una ciliegia ma che se ingerita ha un effetto altamente tossico tanto da produrre anche effetti mortali. Sottolineo da subito invece, che il rimedio omeopatico della Belladonna agendo per similitudine ed essendo privo del principio attivo neuro-tossico serve per curare gli stati patologici che la pianta induce se ingerita a dosi ponderali.

I principi attivi della Belladonna sono degli alcaloidi che hanno azione parasimpaticolitica anche se la pianta contiene la Josciamina e la atropina che hanno una natura tetanizzante, mentre la scopolamina ha effetto narcotico e sedativo. In realtà dei tre alcaloidi citati, la Josciamina è quello contenuto in quantità maggiore costituendo all’incirca 85% del totale. “La droga fresca contiene solo Josciamina e scopolamina: l’ atropina si forma dalla yosciamina per racemizzazione (catalizzata da racemasi) durante l’essiccamento della droga. Il processo di racemizzazione è favorito dalle alte temperature ed è per questo motivo che le solanacee vanno sempre essiccate a temperature non superiori ai 40°-50°”. ( “L’erborista Moderno” di Marzio Pedretti ). L’azione di questi tre alcaloidi in combinazione danno un risultato di alta azione eroica a carico del Sistema Nervoso Autonomo, creando una risposta di tipo simpaticolitica e vagolitica come conseguenza diretta della paralisi delle terminazioni nervose del sistema parasimpatico. La Josciamina e la Atropina si comportano in maniera simile nei confronti del SNC creando un’azione farmacologica di tipo eccitatorio sulla sfera corticale, la Scopolamina al contrario, manifesta un effetto sedativo e narcotico. Una curiosità su questa ultima sostanza che purtroppo ultimamente ha trovato largo impiego nella chimica delle droge da strada e che viene anche chiamata con il nome di Respiro del Diavolo o Burundanga è l’uso che se ne fa per aggredire e stuprare le vittime, dato che alcuni dei suoi maggiori effetti sono quelli della sonnolenza e dell’amnesia retrograda. Generalmente la si discioglie nel liquido contenuto nei bicchieri dei bar delle discoteche, in altri casi viene letteralmente soffiata negli occhi della potenziale vittima. Tengo a sottolineare che ogni sostanza proveniente dal mondo vegetale e che al giorno d’oggi la moderna chimica farmaceutica usa per la cura delle più svariate patologie, è sempre stata presa dal sapere delle antiche popolazioni di tutte le etnie del mondo, benchè i grandi esponenti del mondo medico allopatico, ne deridano gli usi ed i costumi. Per rimanere in tema di Scopolamina, essa veniva usata dagli Sciamani Messicani ed Aztechi per entrare in stati alterati di Coscienza e predire il futuro. I guerrieri Arabi e gli indigeni delle Isole Canarie, la usavano per depistare i nemici, usando l’escamotage del soffio in viso, in modo tale che questi divenissero innocui e li potessero catturare.

Vediamo adesso di entrare nello specifico ed elencare gli effetti per i quali questa pianta viene usata nella cura di alcune patologie:

  • L’azione parasimpaticolitica di cui è dotata permette l’inibizione di tutte le secrezioni da quella lacrimale, salivare, bronchiale, gastrica, intestinale fino a quella pancreatica e lattea. Trova quindi ottimo impiego nelle malattie a carico del gastroenterico accompagnate da ipersecrezione e ipercloridria, nonché per le ulcere gastriche e nelle ipersudorazioni.
  • Ha una forte azione spasmolitica sulla muscolatura liscia dei bronchi e dell’intestino. Quindi si usa come broncodilatatore e nella cura dell’asma bronchiale e per la paralisi dei movienti peristaltici da cui si scatenano fenomeni di stitichezza spastica, spasmi intestinali, coliche ecc…
  • Ha un’azione cardiotonica per aumento dei battiti cardiaci e un’azione midriatica che dilata la pupilla ( sintomo di ipersimpaticotonia).

Nel complesso i sintomi guida che portano alla scelta di questo rimedio sono: il carattere acuto e violento nonché improvviso della manifestazione patologica, la forte ipertermia e l’iperestesia, la cefalea congestiva, l’insofferenza alle fonti di luce (fotofobia), le convulsioni che possono essere scatenate dalla luce o dal contatto, gli spasmi viscerali improvvisi con reattività al minimo stimolo.

Il peggioramento della sindrome si ha con la luce brillante, il contatto, l’esposizione ad una corrente d’aria fredda e con il completo decupito in posizione orizzontale, oltre che con un ambiente rumoroso. Il miglioramento si ha con una posizione semiseduta con la testa eretta e in assenza di qualunque tipo di suono.

Aggiungo un ultima nota in merito alla grande valenza curativa di questo rimedio a carattere spasmolitico: esso viene usato per il trattamento del Parkinson. Grazie appunto all’azione combinata di Atropina e Scopolamina, che sembrerebbero agire sulla rigidità  che in questa malattia cronica è data da un eccesso di attività colinergica, a sua volta causata da una ridotta attività dopaminergica a livello dei gangli della base, creerebbe un rallentamento del processo aggressivo e degenerativo della patologia”.

Letizia Boccabella

Lascia un commento