
Rosmarino – il suo nome botanico è Rosmarinus Officinalis ed è un arbusto cespuglioso alto al massimo 3 metri dal caratteristico e forte odore aromatico. Il rosmarino è diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo sino alle zone aride e semidesertiche dell’Asia Minore. Cresce sub spontaneo in tutta la nostra penisola nei terreni pietrosi e rocciosi, asciutti, dal litorale alla collina sino agli 800 metri. Soffre il gelo e per questo ama ripararsi crescendo sulle pareti rocciose che lo proteggono dai venti del nord, ma ama la luce.
Il suo simbolismo è particolare e duplice esattamente come il suo organotropismo. Nella tradizione il rosmarino era simbolo dell’amore e del matrimonio. Infatti la sua morfologia è caratterizzata dal numero due (bilabiata) e la sua azione anch’essa bivalente: agisce infatti su fegato e reni.
La storia narra che gli egiziani, i romani e gli arabi la consideravano la panacea universale. Carlo Magno grande conoscitore delle sue virtù terapeutiche e culinarie, ordinò che tutti i sudditi e contadini lo coltivassero obbligatoriamente. Il Piterà ci narra altre parti della sua bellissima storia: “Sempre grazie al rosmarino la settantaduenne regina Elisabetta d’Ungheria (XVII° Sec.) per quanto gottosa, reumatica e piena di acciacchi senili, pare avesse ritrovato il vigore e lo splendore di una seconda giovinezza a tal punto da sedurre il re di Polonia, che la chiese in moglie. Ella era solita preparare un distillato ottenuto dalla macerazione di fiori di rosmarino in alcool, ricetta che invase l’Europa col nome di “Acqua della Regina d’Ungheria”. Altra famosa ricetta fu “l’acqua della giovinezza” costituita dalle tinture di lavanda, menta e rosmarino. Nel XVII° secolo e precisamente nel 1630 a Tolosa, mentre infuriava la peste, un quartetto di ladri, incuranti del contagio, saccheggiava le case e derubava i cadaveri degli appestati. I quattro furono in fine catturati e processati con relativa condanna a morte. All’atto della sentenza il giudice barattò la loro vita in cambio della formula del misterioso liquido con cui i manigoldi strofinavano il corpo prima di compiere le loro scorribande. I furfanti ovviamente accettarono e la deposizione, che fu messa a verbale, pare sia ancora conservata negli archivi di Tolosa. La ricetta era molto semplice: Rosmarino, salvia, timo e lavanda macerati in aceto. “L’aceto dei quattro ladroni” fece grande fortuna e fu riesumata, con aggiunta di aglio, un secolo più tardi durante l’epidemia di Marsiglia”. Pag. 527
Prima di passare ad elencarvi le notevoli proprietà terapeutiche di questa splendida e conosciutissima pianta, voglio raccontarvi un aneddoto preso dalla mia esperienza. Un po’ di anni fa, nella mia cerchia di amicizie, c’era una ragazza che si vantava sempre della sua conoscenza della chimica, essendovi naturalmente laureata. La soggetta in questione aveva un temperamento parecchio nervoso con tutte le problematiche che ne derivano: inappetenza, squilibri del sonno e del ritmo circadiano, tensione nervosa e addominale e problematiche anoressiche (Letteralmente doveva mettere la sveglia per ricordarsi di mangiare). Un bel giorno decide, avendo letto delle proprietà terapeutiche del rosmarino sul fegato e come anti-anoressizzante, di farsi un decotto di rosmarino, tenendolo in infusione per 20 minuti. Peccato però che aveva sbagliato e di grosso in merito all’assunzione circadiana del rimedio e quindi, noncurante degli effetti ipertonici della pianta, lo ingerisce alle sei di pomeriggio. Risultato: passa la notte più insonne di sempre!!!! Io l’avevo messa in guardia ma come recita un vecchio adagio… non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire!! Questo per dirvi che ogni pianta contiene un principio attivo che può far bene a determinate persone e male ad altre, a seconda della loro costituzione e del loro temperamento; sostanze troppo eccitanti o toniche come il rosmarino sono sconsigliate a soggetti che soffrono di eccesso di yang (anche questa terminologia appartenente alla medicina di cui parlerò ampiamente in altri aricoli), che quindi mostrano squilibri a carico del sistema simpatico.
Tornando a noi, il Rosmarino può essere definito un rimedio ad azione polivalente, capace di rallentare i processi di senescenza e di regolare l’attività delle ghiandole a secrezione interna. La sua azione è di natura epatica, intestinale, sull’apparato respiratorio e su quello surrenalico-gonadico. Ha un’attività, come sopra, di carattere euforizzante in quanto stimola la memoria e migliora il microcircolo, acuisce anche la vista. Riduce il tasso di colesterolo permettendo alla bile di fluire meglio attraverso il duodeno e rallenta gli spasmi a carico della colecisti e delle vie biliari. Altra fantastica azione del rosmarino è quella sull’asse surrenalico-gonadico, stimolandolo aiuta a rallentare la senescenza ed aumenta l’increzione gonadica. Trova quindi indicazione in caso di frigidità femminile e dismenorrea. Negli uomini ha un’attività simile in andropausa combattendo l’impotenza, migliora la congestione prostatica e ristabilisce il tono della libido riducendo l’irritabilità.
Quindi le sue indicazioni cliniche sono le seguenti:
- Insufficienza epatica ed epato-biliare,
- Atonia digestiva per atonia della colecisti,
- Coliche epatiche e difficoltà digestive,
- Steatosi epatica (fegato grasso),
- Cirrosi epatiche,
- Eccesso di colesterolo cattivo,
- Ipo-surrenalismo,
- Iper-uricemia,
- Impotenza,
- Diabete mellito,
- Senescenza precoce femminile,
- Andropausa maschile,
- Impotenza,
- Allergie da profonda intossicazione dell’organismo,
- Dismenorrea, amenorrea.
Letizia Boccabella




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