fitoterapia

Fin dalla notte dei tempi l’uomo ha cercato di curarsi al meglio e lo ha fatto utilizzando le piante che aveva a disposizione nel suo ambiente. Vale la pena spendere qualche minuto per chiarire dei concetti fondamentali che spesso ignoriamo semplicemente perché non ci siamo fermati a riflettere o puramente perché nessuno ce lo ha fatto notare. Ogni volta che ingeriamo del cibo, nello specifico della frutta o della verdura, stiamo facendo un atto benefico, nonché un vero e proprio atto di cura fitoterapica e di farmacognosia.

La farmacognosia, che letteralmente significa conoscenza dei farmaci, è quel settore della farmacologia che studia sotto i suoi molteplici aspetti le droghe di origine vegetale. In essa viene preso in oggetto la Droga (cioè quella parte della pianta: corteccia, radice, foglia, fiore ecc.) che possiede una determinata azione farmacologica e che contiene la maggior parte di principi attivi responsabili di tale azione.

La fitoterapia usa e sfrutta l’azione biologicamente attiva delle piante officinali e quindi dei suoi principi attivi naturali, per curare gli squilibri di mente, corpo ed amozioni.

Le piante popolano il nostro pianeta da sempre, ed è grazie alla loro esistenza che ci è permessa la respirazione e la vita stessa. Senza il loro prezioso contributo la razza umana si sarebbe già estinta ma ancor prima, non sarebbe mai potuta nascere.

Quello che è importante sapere è che le piante hanno un proprio metabolismo cellulare, esattamente come l’uomo. Il prodotto di questo metabolismo vegetale è costituito da ormoni, vitamine, metaboliti, alcaloidi, glucosidi, tannini, oli essenziali ecc… che viene definito principio attivo, ed è proprio quello che introdotto nel corpo umano ha la capacità di interferire col suo metabolismo, producendo un’azione farmacologica.

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Ecco spiegata la prima vera azione farmaco-dinamica insita nell’alimentazione. Gli antichi conoscitori dell’arte e del sapere medico di un tempo, erano capaci di padroneggiare con eccelsa maestria il rimedio più consono da somministrare a seconda della patologia e come prevenire l’insorgenza di altre malattie che affliggevano sia il popolino che i ricchi. Oltre alle piante, gli ortaggi e la frutta da utilizzare come cura proveniente dalla tavola, i grandi del passato preparavano decotti, infusi, tisane, oleiti, tinture, acetoliti ed estratti sfruttando i principi attivi delle piante medicinali. Molti dei più usati farmaci al giorno d’oggi sono ricavati da piante, basti pensare alla tanto famosa aspirina il cui principio: attivo acido acetile salicilico, è ricavato dalla corteccia del Salice oppure spingendoci molto in avanti, fino ad arrivare ad un prodotto antitumorale recente, come il taxolo, estratto dall’albero del Taxus brevifolia.

La moderna fitoterapia può considerarsi a tutti gli effetti una disciplina scientifica, per i lavori di ricerca sempre più rigorosi che tra l’altro si sono via via intensificati arrivando a centuplicarsi, dalla metà del secolo scorso fino ad oggi. Conquista fondamentale è stata l’individuazione del fitocomplesso, formato da tutte le sostanze con proprietà farmacodinamiche e dalle altre presenti nella pianta, indispensabili perché queste possano modulare l’azione dei principi attivi regolandone l’assorbimento. È proprio questa complessità, che caratterizza il prodotto fitoterapico, a non poter essere riprodotta nel farmaco di sintesi. Per determinare la sostanza attiva più importante presente nel fitocomplesso e la sua concentrazione, si ricorre alla titolazione dell’estratto secco che permette di stabilire l’esatta quantità di principio attivo e di standardizzare il prodotto fitoterapico.

I costituenti chimici presenti nelle diverse parti della pianta, variano in relazione a fattori genetici, climatici, tecniche di coltivazione e conservazione e da un altro fattore fondamentale, ma non ultimo, che è il periodo di raccolta, tecnicamente conosciuto come tempo balsamico. A queste variabili si aggiungono poi le metodiche estrattive, diverse a seconda se si parte dalla pianta fresca o secca: ebollizione in acqua, distillazione in corrente di vapore, che consentono di rendere disponibili parti diverse delle sostanze presenti nella pianta (fibre, oli essenziali, ecc.). I preparati fitoterapici da pianta fresca sono gli oli essenziali, i succhi, i macerati glicerici (gemmoterapici, i quali sfruttano i giovani getti della pianta e le parti delle cellule staminali vegetali contenute in essa) e le tinture madri (ottenute dalla macerazione in alcool di piante fresche), quelli da pianta secca sono gli estratti, le tisane, le polveri.

A seconda del metodo di lavorazione della pianta diversi saranno gli effetti del rimedio per cui, ad esempio, non sarà la stessa cosa assumere una pianta, in tintura madre o in gemmoderivato. Quasi tutte le piante poi hanno più indicazioni contemporaneamente, ovvero sono multifunzionali, con un unico rimedio si curano più patologie, questo significa che hanno un’azione principale ed un organotropismo su un tessuto specifico, ma allo stesso tempo riequilibrano anche altri organi o funzioni; ad esempio l’Ortica è ottima per eliminare i liquidi in eccesso ma è anche un remineralizzante eccellente, così come l’Equiseto. La Lavanda invece è utilissima nelle affezioni delle prime vie respiratorie ma è anche un ottimo sedativo, così come il Biancospino che oltre a rilassare ha un effetto benefico in presenza di palpitazioni o disturbi cardiaci dovuti allo stress.” Namaste

Letizia Boccabella

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